La proposta della Turchia per l’Afghanistan

Pubblicato il 12 giugno 2021 alle 10:05 in Afghanistan Turchia

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L’11 giugno, i talebani hanno invitato la Turchia a ritirare tutte le proprie truppe dall’Afghanistan insieme alla NATO, a seguito della proposta di Ankara di rimanere sul campo per garantire la sicurezza dell’aeroporto di Kabul. 

Funzionari turchi, citati dall’agenzia di stampa Reuters, affermano che Ankara ha avanzato tale proposta durante un incontro della NATO, tenutosi il 31 maggio. Gli USA avevano già annunciato, il 14 aprile, che avrebbero ritirato le truppe, entro l’11 settembre, e nei colloqui di maggio i Paesi dell’Alleanza avevano discusso dei piani per l’uscita dall’Afghanistan, la cui situazione rimane instabile ed incerta. “La Turchia ha fatto un’offerta per garantire la sicurezza dell’aeroporto di Kabul. In questo quadro, sono in corso colloqui con la NATO e gli Stati Uniti”, ha affermato un funzionario turco, citato da Reuters l’8 giugno. Al momento, funzionari turchi e statunitensi starebbero discutendo delle condizioni per lanciare la missione, alcune delle quali Washington sarebbe pronta ad accettare, secondo la stessa fonte.

Il quotidiano turco Daily Sabah, l’11 giugno, ha commentato la reazione dei rappresentanti dei talebani alla proposta di Ankara, che è stata rifiutata con forza. I militanti afghani hanno quindi chiesti ai turchi di lasciare il Paese, come gli altri alleati. “La Turchia ha fatto parte delle forze NATO negli ultimi 20 anni, quindi, in quanto tale, dovrebbe ritirarsi dall’Afghanistan sulla base dell’accordo che abbiamo firmato con gli Stati Uniti il 29 febbraio 2020”, ha dichiarato il portavoce dei talebani, Suhail Shaheen. “La Turchia è un grande Paese islamico. L’Afghanistan ha avuto relazioni storiche con esso. Speriamo di avere stretti e buoni rapporti con loro quando in futuro verrà stabilito un nuovo governo islamico afghano”, ha aggiunto.

Tuttavia, il quotidiano turco ha sottolineato che la permanenza delle truppe turche in Afghanistan non dipende dai talebani, ma piuttosto dal supporto politico, finanziario e logistico offerto dagli alleati della NATO e sopratutto dagli Stati Uniti. “Abbiamo intenzione di rimanere in Afghanistan, ma ad alcune condizioni. Quali sono le nostre condizioni? Supporto politico, finanziario e logistico. Se questi requisiti saranno soddisfatti, possiamo rimanere all’aeroporto internazionale Hamid Karzai di Kabul”, ha dichiarato il ministro della Difesa di Ankara, Hulusi Akar. Allo stesso modo, il ministro degli Esteri, Mevlut Cavsoglu, ha affermato che la Turchia sta discutendo della sicurezza dell’aeroporto di Kabul con gli alleati, ma ha sottolineato che nessun Paese potrebbe gestire la missione senza supporto.

A seguito delle dichiarazioni di Ankara, il 9 giugno, il Pentagono ha confermato che la Turchia e gli Stati Uniti hanno tenuto colloqui preliminari sulla sicurezza dell’aeroporto internazionale afghano, a seguito del ritiro delle forze statunitensi e delle altre truppe della NATO dall’Afghanistan. In tale contesto, è interessante sottolineare che l’intelligence degli Stati Uniti si sta preparando a fronteggiare nuove difficoltà nelle operazioni e il monitoraggio contro il terrorismo, considerati i “rischi sempre maggiori” di una presa di potere da parte dei talebani. Con una presenza alleata stabile nel Paese questi problemi potrebbero forse essere ridotti. Intanto, Ankara sembra interessata a espandere la propria presenza a Kabul. Già a marzo, la Turchia si era detta pronta a prendere parte agli sforzi di mediazione per la pace afghana, attraverso una conferenza ad Istanbul che è poi stata rimandata, a causa della mancata volontà dei talebani di partecipare a colloqui politici, a seguito dell’annuncio di un ritardo nel ritiro degli USA, inizialmente previsto a maggio del 2021. 

Per quanto riguarda la posizione della Turchia in Afghanistan, Ankara ha inviato le proprie truppe nel Paese a seguito degli attentati di Istanbul del 2003. In tale anno, una serie di attacchi suicidi, attribuiti ad al-Qaeda, erano stati effettuati con camion esplosivi in quattro diverse località della città turca, il 15 e 20 novembre 2003. Una legge entrata in vigore il primo gennaio 2015 ha consentito al Governo turco di inviare truppe in Afghanistan per sostenere la missione a guida NATO, Resolute Support. A dicembre del 2020, il Parlamento di Ankara ha autorizzato il prolungamento della missione turca in Afghanistan per altri 2 anni, a partire dal 6 gennaio. Ad oggi, le truppe turche sono stanziate nella capitale, Kabul, e nella provincia centrale di Wardak, ma non sono solitamente impegnate in operazioni di combattimento, nonostante le pressioni degli Stati Uniti a tale proposito. Inoltre, la Turchia funge anche da mediatore tra Afghanistan e Pakistan su questioni legate al terrorismo. Il vertice trilaterale Afghanistan-Pakistan-Turchia è iniziato nel 2007 con il nome di “Processo di Istanbul”. Questo ha lo scopo di risolvere i problemi derivanti dalle accuse del governo afghano secondo cui i talebani afgani si nascondono indisturbati all’interno del Pakistan, con il beneplacito delle istituzioni locali, al fine di costruire la fiducia reciproca tra Kabul e Islamabad. 

Il rapporto di Ankara con i talebani e con il popolo afghano è un altro tema rilevante per comprendere l’importanza della Turchia nella regione. A tale proposito, è interessante sottolineare il ruolo di guida per i Paesi musulmani del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, citando un’intervista pubblicata dall’agenzia di stampa turca Anadolu, il 3 febbraio 2020, con Gulbuddin Hekmatyar, un mujahideen afghano, capo del partito Hezb-e-Islami. Questo aveva affermato di aver tenuto discussioni private con i talebani che avevano dichiarato il proprio interesse riguardo ad un ruolo maggiore della Turchia nei colloqui di pace afghani e Ankara era stata definita una “sede neutrale” ideale per tali discussioni. “Ho un messaggio per il popolo turco: gli afgani vi amano, amano il vostro brillante passato, e ci aspettiamo che voi facciate rivivere la gloria di quei tempi e il vostro ruolo”, aveva dichiarato Gulbuddin Hekmatyar, in un probabile riferimento al passato ottomano. “Altri Paesi musulmani si sono trasformati in basi militari per gli stranieri. Gli arabi sono divisi e hanno perso la gloria e il prestigio del passato. Preghiamo per il successo del popolo turco e del suo presidente”, aveva aggiunto.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione