Georgia: l’Unione Europea si fa strada a discapito degli USA

Pubblicato il 12 giugno 2021 alle 6:34 in Europa Georgia USA e Canada

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Nell’ultimo periodo, i legami tra Georgia e Stati Uniti, sebbene ancora saldi, si sono lievemente attenuati e hanno lasciato spazio all’Unione Europea, la quale è diventata, secondo un report di Eurasianet, “il partner più vicino” allo Stato del Caucaso.

Il nuovo ruolo “chiave” di Bruxelles nella regione è emerso con la recente crisi politica interna che ha affrontato il Paese quando, il 31 ottobre 2020, le elezioni sono state vinte dal partito Sogno Georgiano. Numerosi cittadini e gruppi politici dell’opposizione hanno accusato il partito di brogli elettorali, rifiutandosi di partecipare all’attività politica del parlamento georgiano.

Nonostante anche gli Stati Uniti si siano impegnati per risolvere tale situazione, gli analisti hanno affermato che il contributo dell’Unione Europea è stato più concreto. Il blocco europeo è intervenuto nella questione, attraverso il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, il quale ha presentato al Paese un piano di compromesso che consentisse ai gruppi politici di raggiungere un accordo. Il suddetto piano è stato illustrato ai partiti georgiani il 18 aprile. Ciò che fino a prima aveva ostacolato i negoziati e aveva impedito alle parti di raggiungere un accordo era la richiesta di rilascio dei prigionieri politici, quali Nika Melia e Giorgi Rurua. Nello specifico, il gruppo politico Movimento Nazionale Unito (UNM), capeggiato da Melia, aveva sottolineato che il partito avrebbe sottoscritto il documento solamente a seguito del rilascio del leader Melia, come è avvenuto il 10 maggio. Tra le soluzioni che l’Europa ha proposto, fondamentale è quella delle elezioni anticipate, che saranno indette nel 2022 se il partito attualmente al governo, Sogno Georgiano, otterrà meno del 43% alle elezioni amministrative che si terranno nell’ottobre 2021. Il nuovo patto, inoltre, prevede l’amnistia di tutti gli individui coinvolti nell’irruzione al Parlamento, avvenuta il 20 giugno 2019 e organizzata da Melia.

A supportare il ruolo di “guida” che Bruxelles sta ricoprendo è il fatto che Michel nell’ultimo periodo, si è recato due volte a Tbilisi, capitale della Georgia, per mediare personalmente la questione. L’Unione, inoltre, ha pagato di tasca propria la cauzione per il rilascio di Melia al fine di permettere al Paese di uscire dalla situazione di stallo politica. Secondo fonti locali, la spesa europea è ammontata intorno a 11.700 dollari.

Nonostante le controversie, la maggior parte dei partiti politici georgiani ha accettato, anche se a fatica, il piano di mediazione dell’UE, noto come Documento Danielsson. Tuttavia, la conquista maggiore raggiunta dal blocco europeo, a detta degli analisti, è giunta l’8 giugno. In tale data il partito UNM, maggior oppositore ai negoziati e al partito al governo, ha preso posto al Parlamento dopo 7 mesi. È interessante menzionare che un partito politico, in onore dell’eurodeputato, ha scelto di denominare il proprio partito “Gruppo per le riforme di Charles Michel“.

Dall’altra parte, l’impegno di Washington nella crisi interna georgiana si è concretizzato recentemente. La Casa Bianca ha inviato i propri mediatori solo nella prima settimana di giugno, quando la crisi politica ha iniziato a stabilizzarsi. Nello specifico, i senatori statunitensi, Jeanne Shaheen e Rob Portman, si sono recati nel Paese, il 3 giugno, insieme al vicesegretario di Stato di Washington, Philip Reeker. La visita dei suddetti rappresentanti, secondo quanto riportato da fonti locali, ha avuto lo scopo di ribadire lo stretto legame tra USA e Georgia. “Gli Stati Uniti, nella regione, non hanno un alleato migliore della Georgia”, ha affermato Portman, nel corso di una conferenza stampa, il 3 giugno. “La Georgia non ha un partner più forte degli Stati Uniti”, ha dichiarato, il 7 giugno, Reeker.

Il legame tra Washington e Tbilisi ha preso forma a seguito dello scioglimento dell’Unione Sovietica, nel 1991. Tuttavia, la stretta cooperazione bilaterale è stata avviata grazie all’allora capo di Stato georgiano, Eduard Shevardnadze. Quest’ultimo ha saputo sfruttare intelligentemente i collegamenti internazionali che aveva instaurato quando ricopriva la carica di ministro degli Esteri dell’Unione Sovietica. Questo ha permesso a Shevardnadze di intrattenere una relazione sempre più strategica con gli Stati Uniti e, al contempo, allontanare la Russia e “liberare” il Paese dalla sua influenza. Le relazioni bilaterali georgiane-statunitense hanno raggiunto l’apice nel corso del mandato presidenziale dell’ex leader, Mikheil Saakashvili, eletto il 4 gennaio 2004. Saakashvili non solo ha assunto numerosi consiglieri americani, ma ha anche contribuito militarmente alle missioni della NATO in Iraq e in Afghanistan, dispiegandovi le proprie truppe. Inoltre, è sotto la presidenza di Saakashvili che, per la prima volta nella storia, l’ex presidente degli Stati Uniti, George Bush, si è recato in visita ufficiale nel Paese, denominandolo un “faro di democrazia”. La decantata “democracy agenda” di cui Bush era il principale sostenitore è fallita in molti dei luoghi in cui è stata tentata – Iraq, Afghanistan, Libano – ma “la Georgia è stata un luogo in cui ha attecchito con successo”, ha affermato Paul Stronski, un membro del Programma Russia ed Eurasia del Carnegie Endowment for International Peace, un think tank di Washington. Tuttavia, gli analisti di Eurasianet hanno affermato che il raffreddamento dell’ardore dell’era di Bush era qualcosa di inevitabile.

Nel frattempo, un nuovo attore ha iniziato a stringere forti legami con il Paese del Caucaso. Si tratta dell’Unione Europea, la quale si è fatta strada nella regione solo a partire dagli ultimi 10 anni, diventando il principale partner commerciale della Georgia. L’alleanza si è concretizzata con l’elaborazione del Documento Danielsson per risollevare la crisi interna.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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