Le elezioni in Algeria e il boicottaggio dell’opposizione

Pubblicato il 12 giugno 2021 alle 11:42 in Africa Algeria

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Sabato 12 giugno, i cittadini algerini sono chiamati a votare alle elezioni parlamentari per la prima volta, da quando Abdelaziz Bouteflika è stato costretto a dimettersi, il 2 aprile del 2019. Intanto, l’opposizione ha lanciato una campagna di boicottaggio. 

I seggi elettorali sono stati aperti alle 8 del mattino, ora locale, e dovrebbero chiudere alle 19. Circa 24 milioni di cittadini algerini possono votare per eleggere 407 membri dell’Assemblea Nazionale, per un mandato di cinque anni. I partiti filo-governativi hanno esortato la popolazione a prendere parte attiva a quello che hanno definito un “voto cruciale per la stabilità del Paese”, mentre gli oppositori denunciano un’elezione “farsa”. Il movimento di opposizione, noto come “Hirak”, ha denunciato l’arresto di 7 dei suoi leader, il 10 giugno. Tra questi c’è anche Karim Tabbou, un leader di spicco dell’organizzazione, che era già stato detenuto la notte del 28 aprile e poi rilasciato il 29 aprile.

Intanto, dall’11 giugno, un’ingente quantità di forze dell’ordine è stata schierata nella capitale, Algeri, per cercare di scongiurare nuove proteste. Il capo della Lega algerina per la difesa dei diritti umani, Said Salhi, ha denunciato la repressione che ha preceduto il voto. “L’atmosfera repressiva e le restrizioni imposte ai diritti umani e alle libertà mostrano che queste elezioni non hanno alcun valore democratico”, ha affermato Salhi. Farida Hamidi, un’attivista del movimento Hirak a Parigi, ha sottolineato che queste elezioni hanno poco significato per i giovani algerini che sognano il cambiamento. “Rifiutiamo tutto: il presidente, il Parlamento, la Costituzione, tutto ciò che è stato fatto da questa giunta militare che governa l’Algeria dal 1962 – vogliamo qualcos’altro”, ha dichiarato.

Il movimento pro-democrazia Hirak, che ha portato alla caduta del regime dell’ex presidente Bouteflika, è nato il 22 febbraio 2019, quando la popolazione algerina ha cominciato a chiedere, con una serie di manifestazioni di piazza pacifiche, l’avvio di riforme politiche strutturali per l’Algeria. La situazione è diventata sempre più tesa nel Paese Nordafricano, dopo che Bouteflika ha annunciato che avrebbe cercato di concorrere per un quinto mandato presidenziale consecutivo, nelle elezioni previste per il 2019. Le manifestazioni hanno poi portato alla deposizione del presidente e alla nomina di un nuovo leader, Abdelmadjid Tebboune, eletto il 12 dicembre 2019. Questo si era da subito impegnato a rispondere alle richieste dei manifestanti e ad introdurre riforme costituzionali, considerando la Costituzione la “pietra miliare” di una nuova Repubblica.

Nonostante le promesse del nuovo capo di Stato per una maggiore libertà e democrazia, molti oppositori e attivisti sono stati arrestati, processati e condannati, in un clima di repressione contro attivisti, giornalisti, media indipendenti e blogger. A tal proposito, il 4 gennaio scorso, un giovane algerino, Walid Kechida, è stato condannato a tre anni di reclusione, dopo aver pubblicato post satirici sul presidente algerino e la religione islamica. Secondo il Comitato Nazionale per la Liberazione del Detenuti (CNLD), gli arresti di “attivisti anti-regime” sono all’ordine del giorno, nonostante l’interruzione delle manifestazioni settimanali dalla metà di marzo 2020, a causa della pandemia di Covid-19. Le organizzazioni per i diritti umani affermano che la sorveglianza statale sui social media è aumentata e le azioni legali contro gli utenti di Internet sono in aumento. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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