Cina: l’EPL continua a testare i missili DF-26

Pubblicato il 12 giugno 2021 alle 7:37 in Asia Cina

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Le Forze missilistiche dell’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) della Cina hanno condotto un’esercitazione impiegano i missili balistici DF-26 che hanno sia capacità convenzionali, sia nucleari, dimostrando una maggiore capacità d’attacco contro bersagli navali.

Secondo quanto riferito l’8 giugno da China National Radio citata da South China Morning Post, l’esercitazione è avvenuta in un luogo non specificato per potenziare le capacità di combattimento della brigata che ha preso parte alle operazioni. Nell’esercitazione, la brigata ha eseguito trasferimenti rapidi di missili da una posizione all’altra per poi lanciare una seconda ondata di missili. Secondo quanto riferito, si è trattato di un’esercitazione per addestrare le capacità di risposta rapida della brigata, il cui vice capo, il colonnello Jiang Feng, ha dichiarato che, di recente, le forze missilistiche dell’EPL hanno condotto di frequente esercitazioni simili nelle ore notturne, per testare se le forze abbiano appreso o meno le capacità richieste.

I missili impiegati nelle operazioni sarebbero i DF-16 che hanno un raggio di 4.000 km e che possono essere impiegati in attacchi convenzionali o nucleari contro obiettivi sia navali, sia di terra. Tale tipologia di armamento era stato vietato dal Trattato sulle forze nucleari a corto e medio raggio (INF), siglato l’8 dicembre 1987 dagli Stati Uniti e dall’allora Unione Sovietica. Durante la presidenza dell’ex capo della Casa Bianca, Donald Trump, Washington si è ritirata dallo INF, il 2 febbraio 2020, citando tra le motivazioni anche il fatto che la Cina avesse tale tipo di armamento.

Come riferito dal quotidiano cinese Huanqiu, invece, il 26 gennaio scorso, diversi media stranieri avevano riportato lo schieramento in diverse regioni della Cina dei missili DF-16 ribadendo le preoccupazioni per la gittata dell’ordigno e per le sue doppie capacità.

Secondo un esperto in questioni militari citato da South China Morning Post, Song Zhongpin, l’esercitazione l’ultima esercitazione dell’EPL avrebbe indicato che le forze missilistiche della Cina si stanno allenando a colpire grandi navi, come le portaerei, che potrebbero porre una minaccia per il Paese. Aumentale le capacità di colpire imbarcazioni potrebbe essere un messaggio della Cina ad altri Paesi e potrebbe aumentare il potere di deterrenza cinese.

Già il 5 agosto 2020, l’EPL aveva testato missili di tipo DF-16 e DF-26 dopo che gli USA avevano inviato due portaerei nel Mar Cinese Meridionale. I DF-26 sarebbero in grado di raggiungere l’isola statunitense di Guam, nell’Oceano Pacifico occidentale, mentre, i DF-16 sarebbero in grado di colpire obiettivi in Giappone, e, in particolare, sull’isola di Okinawa, dove ha sede la base aerea americana Kadena. Quest’ultima è definita dagli USA la “chiave di volta del Pacifico” ed è di strategica importanza per i voli americani sul Mar Cinese Meridionale.

Nell’ultimo periodo, lo scorso 20 maggio, la Cina aveva denunciato l’ingresso del cacciatorpediniere lanciamissili statunitense USS Curtis Wilbur nelle proprie acque territoriali nei pressi delle isole Xisha, note anche come isole Paracelso, nel Mar cinese Meridionale. Prima di attraversare tale area, il 18 maggio precedente, lo USS Curtis Wilbur aveva attraversato anche lo Stretto di Taiwan, provocando altre proteste da parte cinese.  In tale occasione, il transito della USS Curtis Wilbur aveva rappresentato la quinta volta in cui le forze statunitensi avevano condotto operazioni nelle acque tra la Cina continentale e l’isola dall’insediamento del presidente statunitense, Joe Biden, alla Casa Bianca, il 20 gennaio scorso. 

Oltre agli USA, anche il Regno Unito ha inviato il gruppo da battaglia della portaerei Queen Elizabeth in viaggio verso il Pacifico per un mese, a partire da maggio 2021, e nel tragitto è previsto anche il transito nel Mar Cinese Meridionale.

Quest’ultimo copre un’area di circa 1,3 milioni di metri quadrati al centro di dispute di sovranità tra la Cina, Taiwan, le Filippine, il Vietnam, la Malesia e il Brunei che hanno rivendicazioni concorrenti su tali acque. In particolare, per la Cina, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, nello specifico, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque in questione, includendole pressoché per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha, ad esempio, costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti, provocando proteste da parte degli altri Paesi. Anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, ne reclamano solamente alcune parti.

In tale quadro, gli USA sono presenti militarmente nel Mar Cinese Meridionale e rifiutano le rivendicazioni di sovranità cinesi. Le navi da guerra statunitensi conducono spesso esercitazioni di “libertà di navigazione”, per assicurare “la libertà e l’apertura dell’Indo-Pacifico”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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