Yemen: nuovo massacro a Ma’rib, ancora sanzioni dagli USA

Pubblicato il 11 giugno 2021 alle 9:36 in USA e Canada Yemen

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Almeno 8 civili hanno perso la vita in quello che è stato definito un altro “massacro” a Ma’rib, governatorato yemenita situato a circa 120 chilometri a Est di Sana’a. L’attacco si inserisce nel quadro della violenta offensiva lanciata contro la regione dalle milizie ribelli Houthi, in corso sin dalla prima settimana di febbraio. Nel frattempo, da Washington sono giunte nuove sanzioni contro membri del gruppo sciita.

Nella sera del 10 giugno, i ribelli sono stati accusati di aver lanciato almeno due missili balistici e due velivoli carichi di esplosivo contro Ma’rib, prendendo di mira una moschea situata in un’area residenziale, dove era in corso la consueta preghiera del Maghrib, e un centro di detenzione femminile, posta nei pressi del distretto di polizia locale, dove le ambulanze si erano precipitate per prestare soccorso. Un primo bilancio delle vittime include 8 morti e 27 feriti, tra cui anche membri del personale medico, ma si pensa che il numero delle vittime sia destinato a salire, alla luce delle gravi ferite riportate da alcune vittime. Parallelamente, almeno 4 ambulanze hanno riportato ingenti danni.

L’attacco del 10 giugno fa seguito a quello perpetrato, nel medesimo governatorato, il 5 giugno, quando un missile balistico ha colpito una stazione di servizio nel quartiere di al-Rawda, provocando la morte di almeno 21 civili, di cui due bambini di 5 e 10 anni, mentre altri sono rimasti feriti. Stando a quanto riferito da residenti locali, la stazione di servizio è stata colpita mentre decine di auto, appartenenti al personale militare attivo nella regione, erano in attesa di fare rifornimento, provocando un vasto incendio. Da parte sua, il leader dei ribelli, Mohammed Ali al-Houthi, ha ammesso che è stato il proprio gruppo ad aver lanciato un attacco contro Ma’rib, ma che l’obiettivo era rappresentato da un quartier generale militare situato nei pressi della stazione di servizio colpita.

Entrambi i “massacri” sono stati condannati a livello sia nazionale sia internazionale. Per il governo yemenita, quanto accaduto è da considerarsi un “crimine di guerra” a tutti gli effetti, mentre la comunità internazionale è stata esortata a intervenire per porre fine alle azioni perpetrate dai ribelli Houthi e perseguire i responsabili dei perduranti crimini. Il presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, riconosciuto a livello internazionale, nella sera del 10 giugno, ha evidenziato come il gruppo sciita continui a portare avanti una “escalation”, colpendo vite innocenti, al fine di realizzare i progetti “distruttivi” dell’Iran, suo alleato, mentre la comunità internazionale è impegnata a favorire la pace in Yemen.

A detta del presidente, uccidere famiglie e bambini non favorirà una vera pace, ma, al contrario, acuirà ulteriormente le ferite provocate da quelle milizie che hanno già distrutto le capacità dello Stato, il tessuto sociale, e costretto la popolazione a sfollare. Anche per il Ministero degli Esteri quanto accaduto il 10 giugno rappresenta una sfida a tutti gli sforzi profusi a livello regionale e internazionale, volti a porre fine al conflitto civile in Yemen. Parallelamente, il ministro dell’Informazione yemenita, Moammar al-Eryani, ha definito l’escalation in corso “pericolosa” e ha evidenziato come le milizie ribelli non comprendano il “linguaggio del dialogo” né credano alla pace. Motivo per cui, l’unico modo per portare stabilità e sicurezza in Yemen è sostenere il governo riconosciuto a livello internazionale.

Voci di condanna sono giunte anche dal Dipartimento di Stato degli USA, secondo cui, l’offensiva degli Houthi a Ma’rib rappresenta una minaccia alla situazione umanitaria, e rischia di provocare un’escalation ancora peggiore in tutto lo Yemen. La crisi yemenita, a detta di Washington, può essere risolta solo con un accordo di pace. Motivo per cui, gli Stati Uniti continueranno a esercitare pressioni sui ribelli Houthi, anche attraverso sanzioni, fino al loro ritorno al tavolo dei negoziati. A tal proposito, il Dipartimento del Tesoro degli USA, il 10 giugno, ha imposto nuove sanzioni contro membri di una “rete di contrabbando”, la quale avrebbe generato guadagni pari a milioni di dollari, a beneficio del movimento sciita. A detta degli USA, tali guadagni derivano dalla vendita di diversi beni, tra cui petrolio iraniano, in buona parte destinati ai ribelli Houthi attraverso una “complessa rete di intermediari” e sedi in numerosi Paesi. Tra gli individui sanzionati vi sono due yemeniti e altri di cinque nazionalità diverse, tra cui indiani, somali ed emiratini. Parallelamente, sono stati sanzionati enti con basi nel Golfo, a Istanbul e a Sana’a, capitale yemenita posta sotto il controllo dei ribelli.

Le tensioni a Ma’rib, regione strategica controllata per la maggior parte dalle forze filogovernative, si sono acuite dalla prima settimana di febbraio e da allora non si sono più placate. Più di 1.500 famiglie, pari a circa 12.000 individui, sono state costrette a sfollare, aggiungendosi alle circa 116.000 persone che hanno abbandonato le proprie abitazioni nel corso del 2020. L’offensiva di Ma’rib si colloca nel più ampio quadro del conflitto civile yemenita, che ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014. Al momento, la guerra non può dirsi ancora conclusa, ma sono diversi gli attori internazionali impegnati per favorire la pace. Tra questi, l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, e quello degli Stati Uniti, Timothy Lenderking. Non da ultimo, anche il Sultanato dell’Oman sta provando ad aprire canali di dialogo tra le parti belligeranti.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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