Turchia ed Egitto sempre più vicini, seppur “inciampando”

Pubblicato il 11 giugno 2021 alle 17:03 in Egitto Turchia

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Dalla Turchia sono giunte nuove dichiarazioni in merito al suo progressivo avvicinamento all’Egitto. Dopo un’interruzione delle relazioni dal 2013, un accordo per la nomina dei rispettivi ambasciatori sembra essere “vicino”. Tuttavia, vi sono ancora nodi da sciogliere.

Nel corso di un’intervista del 10 giugno, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha affermato che gli sforzi profusi da Ankara per migliorare le relazioni con Il Cairo continuano, e che presto le due parti potrebbero annunciare un accordo per il ritorno degli ambasciatori di ciascun Paese. I colloqui tra le due parti, è stato precisato, stanno progredendo gradualmente e, fino ad ora, tutto è andato nel verso giusto. A detta del capo della diplomazia turca, nel caso in cui la normalizzazione dei rapporti venga completata, Egitto e Turchia potranno collaborare su diversi dossier, dalla crisi libica alla questione palestinese, su cui le parti non si trovano su “fronti distinti”. Inoltre, sono diverse le aree e i Paesi che necessiterebbero di una cooperazione tra Ankara e Il Cairo.

In tale quadro, il portavoce del partito turco della Giustizia e dello Sviluppo, Omer Celik, ha affermato, il 7 giugno, che il suo Paese e l’Egitto hanno diversi file su cui poter lavorare insieme, come il futuro della Libia e il Mediterraneo Orientale. Ankara, ha dichiarato il portavoce, ha adottato un “approccio positivo” in tal senso. È stato Celik a specificare, poi, che dai contatti a livello di intelligence e sicurezza, si è passati a contatti a livello diplomatico e, d’ora in poi, Egitto e Turchia attueranno misure per consentire colloqui e consultazioni. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha precedentemente dichiarato che il suo Paese desidera sfruttare al meglio le opportunità di cooperazione con l’Egitto e migliorare le relazioni sulla base del “profitto reciproco”. “Le nostre relazioni culturali sono molto forti e abbiamo forti legami storici con l’Egitto. Vi sono grandi potenzialità per cooperare in una vasta gamma di settori”, ha riferito il capo di Stato turco.

Tuttavia, non è stata ancora annunciata la data dell’incontro ufficiale tra Cavusoglu e la controparte egiziana, Sameh Shoukry, né tantomeno sono state rilasciate dichiarazioni dall’Egitto in merito alla questione. Le ultime risalgono al 18 maggio, quando il ministro degli Esteri egiziano ha riferito di aver notato segnali di cambiamento positivi da parte della Turchia, volti ad avvicinarsi al Cairo soprattutto nell’ambito della sicurezza. Tali affermazioni hanno fatto seguito ai colloqui “esplorativi” del 5 e 6 maggio, svoltisi a livello di viceministri degli Esteri.

Una fonte diplomatica del Cairo, la cui opinione è stata riportata dal quotidiano al-Arabiya, ha affermato che dopo i colloqui di maggio, durante i quali Ankara e Il Cairo hanno presentato le proprie idee in merito al futuro delle loro relazioni, non vi è stato nulla di nuovo. Inoltre, ha evidenziato la fonte, la Turchia non ha ancora soddisfatto alcune richieste avanzate dalla parte egiziana, prima fra tutte il ritiro delle proprie forze e mercenari dalla Libia.

Anche fonti di al-Araby al-Jadeed hanno parlato di “inciampi” nel cammino di normalizzazione delle relazioni tra Egitto e Turchia. A tal proposito, è stato riferito che funzionari egiziani hanno bloccato l’ingresso di aiuti turchi nella Striscia di Gaza, al valico di Rafah, inviati da Ankara a seguito della recente escalation tra Israele e Hamas, scoppiata il 10 maggio. Il comportamento sarebbe conseguenza del ritardo della Turchia nel rispondere alle richieste dell’Egitto. Ad ogni modo, per le fonti si tratta di un semplice rallentamento nel percorso di riavvicinamento, considerato che, in generale, nelle rimanenti questioni si sta procedendo “a buon ritmo”. Sembra, inoltre, che Ankara e Il Cairo siano riuscite a coordinarsi anche per l’unificazione delle istituzioni militari in Libia, in quanto entrambe determinate a portare stabilità nel Paese Nord-africano. Secondo un’intesa preliminare, non confermata da fonti ufficiali, la carica di capo di Stato maggiore dell’esercito libico dovrebbe essere assunta da una personalità dell’Ovest, mentre il Ministero della Difesa potrebbe essere guidato da un individuo proveniente dalla Libia orientale.

Anche a livello economico, le fonti di al-Araby al-Jadeed hanno affermato che le consultazioni proseguono regolarmente. Ad ogni modo, è stato evidenziato, è anche la questione del Mediterraneo orientale a rallentare la ripresa dei rapporti. Questo perché “la politica egiziana, per sua natura, è lenta, come il movimento degli elefanti, e non cambierà bruscamente o rapidamente”. Pertanto, Il Cairo tenderà ad adottare misure che non danneggino i propri rapporti con la Grecia e con Cipro, seppur provando a riavvicinarsi quanto più possibile alla Turchia.

Come evidenziato nel corso degli ultimi mesi, vi sono anche altri due dossier che fanno dubitare l’Egitto di un possibile riavvicinamento con la Turchia. Il primo è la Libia, dove Ankara non ha ancora del tutto ritirato i mercenari da essa inviati, a sostegno dell’esercito di Tripoli, nel corso del conflitto, nonostante il Comitato militare congiunto 5+5 avesse stabilito il 23 gennaio 2021 come termine ultimo per il ritiro di forze e mercenari stranieri. Ankara, da parte sua, oltre ad aver esteso il mandato delle sue forze in Libia, a detta delle fonti, ha chiesto ulteriore tempo per ritirare i propri soldati e consiglieri. Il Cairo, dall’altro lato, ha richiesto il ritiro immediato e incondizionato, in segno di rispetto della sovranità libica. Una richiesta simile sarebbe stata avanzata anche per i “Paesi arabi” dove la Turchia è presente militarmente.

Un’altra questione riguarda il sostegno alla Fratellanza Musulmana. Sebbene la Turchia abbia sospeso alcune attività legate al movimento islamista, l’Egitto ha chiesto misure permanenti contro di esso, oltre alla consegna di Yahya Musa e Alaa al-Samahi, membri di Harakat Sawa’d Misr, un’organizzazione designata come terroristica dal Dipartimento di Stato degli USA il 14 gennaio scorso. Anche in questo caso, Ankara, secondo quanto rivelato dalle fonti, non si è opposta alle richieste del Cairo, principalmente volte a contrastare i Fratelli Musulmani, ma ha chiesto più tempo per attuare le misure previste in modo graduale. 

Turchia ed Egitto avevano interrotto i contatti nel 2013, con la destituzione dell’allora presidente egiziano, Mohammed Morsi, esponente della Fratellanza Musulmana, il quale venne sostituito da Abdel Fattah al-Sisi. Per Ankara, un presidente democraticamente eletto non poteva essere deposto da un colpo di Stato militare e, sin dalla salita di al-Sisi al potere, ha rivolto critiche contro il presidente egiziano e i suoi sostenitori, tra cui anche alcuni Paesi occidentali e rivali del Golfo. Da parte sua, il governo egiziano ha più volte esortato la Turchia a non intervenire negli affari interni del Paese Nord-africano. È stata proprio tale controversia ad aver ostacolato l’asse Ankara-Il Cairo, sebbene, come spiegato dallo stesso Cavusoglu, i due Paesi non abbiano mai del tutto messo fine alla loro relazione. In particolare, il ministro ha riferito di aver incontrato “occasionalmente” il suo omologo egiziano, Shoukry, in diversi incontri a livello internazionale. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione