Macron annuncia la fine dell’operazione Barkhane, la missione francese nel Sahel

Pubblicato il 11 giugno 2021 alle 9:23 in Africa Francia

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Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha dichiarato che l’operazione antiterrorismo condotta da Parigi nella regione dell’Africa occidentale, considerata parte del Sahel, non esisterà più nella sua forma attuale, ma sarà incorporata all’interno di una più ampia missione internazionale. “È giunto il momento: il nostro impegno futuro nel Sahel non sarà lo stesso”, ha annunciato Macron in una lunga conferenza stampa, giovedì 10 giugno, parlando di una “profonda trasformazione” della presenza militare del suo Paese nella regione, ma fornendo ancora pochi dettagli. 

“Faremo un ritiro in modo organizzato”, ha aggiunto il presidente, specificando che informazioni più complete potrebbero arrivare entro la fine di giugno. “Dovremo dialogare con i nostri partner africani ed europei. Manterremo un pilastro antiterrorismo con forze speciali composte da diverse centinaia di uomini e ci sarà un secondo pilastro che sarà la cooperazione, che rafforzeremo”, ha anticipato Macron. In pratica, i soldati francesi, secondo quanto si evince dalle parole del presidente, non agiranno più in maniera autonoma ma si coordineranno e faranno affidamento su altri partner internazionali. “Il nostro obiettivo desiderato è ridurre le nostre basi, ridurre le operazioni esterne”, ha detto, spiegando che diverse centinaia di forze speciali francesi lavoreranno al fianco di altri Paesi europei nella Task Force Takuba, che combatte contro i militanti nel Sahel insieme agli eserciti del Mali e della Nigeria. Ad altri Stati verrà poi chiesto di contribuire con le proprie forze all’alleanza, compresi gli Stati Uniti, che fino ad ora hanno fornito solo supporto logistico e di intelligence nel Sahel. Altre truppe francesi, infine, lavoreranno nell’ambito di operazioni di addestramento e nell’ambito di missioni internazionali già operanti nella regione. “La presenza duratura delle operazioni esterne della Francia non può sostituire il ritorno dello Stato e dei servizi statali, la stabilità politica e la scelta degli stati sovrani”, ha affermato Macron, sottolineando che, nonostante le ripetute operazioni militari e il prolungato impegno, la sovranità statale non si era ancora riuscita a instaurare in diverse aree.

La Francia possiede attualmente circa 5.100 soldati dispiegati nella regione semi-arida dell’Africa occidentale, al confine meridionale del deserto del Sahara, come parte della sua operazione Barkhane, il cui quartier generale è nella capitale del Ciad, N’Djamena. Le sue forze sono impegnate principalmente nella lotta contro i gruppi armati di Burkina Faso, Ciad e Niger. La scorsa settimana, il 3 giugno, Parigi ha sospeso le operazioni militari congiunte con le forze maliane e ha smesso di fornire consulenza sulla difesa all’esercito di Bamako, dopo il secondo colpo di stato realizzato in nove mesi nel Paese africano. La Francia ha sottolineato che uno dei motivi più rilevanti della scelta è stata l’incapacità del nuovo governo militare di dare garanzie sul fatto che voglia tenere elezioni libere.

L’annuncio arriva, non solo, a poca distanza dal golpe in Mali, avvenuto il 24 maggio, ma anche a ridosso di un incontro con gli alleati della NATO, previsto per la prossima settimana a Bruxelles, nonché delle imminenti elezioni francesi. “L’operazione Barkhane e la presenza di Parigi nel Sahel sono diventate sempre più impopolari in Francia”, ha affermato Natacha Butler, giornalista di Al-Jazeera English. “Più di 50 soldati francesi sono morti dal 2013 e quindi non c’è dubbio che Emmanuel Macron sia ben consapevole del fatto che l’opinione pubblica stia diventando sempre più contraria alla missione”, ha aggiunto. Di preciso, sono circa 55 gli uomini di Parigi morti nella regione da quando la Francia è intervenuta, nel 2013, per respingere i gruppi ribelli, legati ad al-Qaeda, che avevano conquistato città e vaste parti del Nord del Mali, un anno prima. Già a febbraio, in occasione di un vertice virtuale con i leader dei Paesi del G5 Sahel, ovvero Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger, Macron aveva espresso l’intenzione di ridurre, entro pochi mesi, il numero delle truppe francesi. All’epoca, tuttavia, le controparti africane avevano messo in guardia il presidente dai pericoli di un rapido ritiro.

Il conflitto nell’area occidentale del Sahel, in gran parte tra forze statali e gruppi armati legati all’Isis e ad al-Qaeda, ha devastato la regione nell’ultimo decennio, scatenando una grave crisi umanitaria. Quasi 7.000 persone sono morte a causa del peggioramento dei combattimenti, lo scorso anno, secondo i dati del progetto Armed Conflict and Location Event Data Project. A fine gennaio, le Nazioni Unite hanno avvertito che la “violenza inesorabile” ha provocato lo sfollamento interno di oltre 2 milioni di persone, rispetto alle 490.000 registrate all’inizio del 2019. L’anno scorso, il governo francese ha deciso di aumentare il numero delle sue truppe impegnate nell’operazione Barkhane di altri 600 uomini. Le proteste in Mali e in altri Paesi del Sahel contro la presenza di Parigi nell’area avrebbe contribuito tuttavia a optare per un ritiro. A marzo, le Nazioni Unite hanno riferito che un attacco aereo francese nel centro del Mali, realizzato il 3 gennaio, avrebbe provocato la morte di 19 civili durante una festa di matrimonio. La Francia, dal canto suo, ha smentito le conclusioni dell’ONU, sostenendo che le sue forze avevano colpito un “gruppo terroristico armato” vicino al villaggio di Bounti.

Prima della conferenza stampa di giovedì, fonti militari e diplomatiche avevano indicato che un “aggiustamento” della presenza francese sarebbe dipeso dal coinvolgimento di altri Paesi europei nella Task Force Takuba. Quest’ultima ha aumentato il suo contingente negli ultimi mesi. Diversi Stati, tra cui anche l’Italia, hanno deciso di agire dal momento che militanti legati ad al Qaeda e allo Stato Islamico stanno rafforzando la loro presa in tutta la regione, rendendo ingovernabili vaste aree di territorio e alimentando la violenza etnica, soprattutto in Mali e Burkina Faso.

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Chiara Gentili

di Redazione

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