La moglie di El Chapo si dichiara colpevole di traffico di droga negli Stati Uniti

Pubblicato il 11 giugno 2021 alle 19:13 in Messico USA e Canada

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Emma Coronel Aispuro ha ammesso, davanti al tribunale di Washington, di aver aiutato il narcotrafficante messicano, Joaquín “El Chapo” Guzmán, a gestire il cartello di Sinaloa e di averlo aiutato a fuggire dal carcere nel 2015. “È molto felice di lasciarsi tutto questo alle spalle”, ha riferito l’avvocato di Coronel Aispuro, Jeffrey Lichtman.

Emma Coronel, che ha 31 anni e possiede una doppia cittadinanza messicana-statunitense, era stata arrestata all’aeroporto internazionale di Dulles, in Virginia, il 22 febbraio, con l’accusa di cospirazione per la distribuzione di un chilogrammo di eroina, 5 chilogrammi di cocaina, 500 grammi di metanfetamina e 1000 chilogrammi di marijuana negli Stati Uniti. Mike Vigil, ex capo delle operazioni internazionali della Drug Enforcement Administration (DEA), ha sottolineato che Coronel “è stata coinvolta nel traffico di droga da quando era una bambina e che conosce molto bene il funzionamento interno del cartello di Sinaloa”.

 Il Dipartimento di Giustizia statunitense aveva dichiarato la donna colpevole di aver aiutato ad organizzare l’evasione del marito, l’11 luglio 2015, dalla prigione di Altiplano, situata ad Almoloya de Juarez, in Messico. Guzmán era riuscito a fuggire attraverso un foro che si trovava nella doccia della sua cella con lo scopo di evitare la sua estradizione negli Stati Uniti e, grazie all’aiuto di alcuni complici, aveva scavato un tunnel sotterraneo di quasi un miglio. Secondo quanto riportato dal Pubblico Ministero di New York, Coronel e i figli avevano giocato un ruolo fondamentale nella pianificazione della sua ultima fuga, avendo provveduto ad acquistare un appezzamento di terreno vicino al carcere, armi da fuoco, un camion blindato e un orologio GPS per assicurare che il tunnel raggiungesse la sua cella.

Il Dipartimento di Giustizia aveva poi aggiunto che, in seguito al successivo arresto di El Chapo nel 2016, Emma Coronel si era impegnata nella pianificazione dell’ennesima evasione del marito prima della sua estradizione negli Stati Uniti, avvenuta nel mese di gennaio 2017. Dopo che il narcotrafficante è stato condannato all’ergastolo nel 2019, sua moglie si è impegnata nella difesa di suo marito sui media, ritenendolo vittima di violazioni dei diritti umani, ed ha fatto pressioni sul Governo messicano per migliorare le sue condizioni in carcere.

El Chapo aveva gestito il cartello di Sinaloa ed era stato responsabile del contrabbando di grandi quantità di cocaina e altre droghe negli Stati Uniti per 25 anni. In recenti documenti giudiziari, i Pubblici Ministeri statunitensi hanno affermato che il suo “esercito di sicari” aveva l’ordine di rapire, torturare e uccidere chiunque fosse ritenuto suo nemico. L’ evasione di Guzmán dalla prigione di Altiplano nel 2015 ha sollevato dubbi sul fatto che il sistema giudiziario messicano fosse effettivamente in grado di poterlo tenere sotto controllo.

Il presidente messicano, López Obrador, ha dichiarato, il 28 aprile, di non essere interessato ad arrestare i narcotrafficanti o ad impegnarsi in scontri contro i cartelli, aggiungendo che la sua amministrazione “non vuole che massacri o che agenti stranieri profanino i presunti signori della droga” nel territorio nazionale. Secondo Christopher Landau, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Messico, il presidente messicano avrebbe adottato “un atteggiamento di laissez-faire” nei confronti dei narcotrafficanti, che potrebbe essere problematico sia per il Governo statunitense sia per lo stesso Paese latino-americano.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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