Yemen: l’Oman protagonista degli sforzi di pace, possibili spiragli di luce

Pubblicato il 10 giugno 2021 alle 11:50 in Oman Yemen

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Sia il Sultanato dell’Oman sia gli Stati Uniti continuano a essere in prima linea nell’incoraggiare una tregua inclusiva e a lungo termine in Yemen. Fonti yemenite hanno rivelato che la mediazione di Muscat potrebbe aver favorito un primo risultato positivo nel dossier umanitario.

La notizia è stata riportata dal quotidiano al-Araby al-Jadeed il 10 giugno, a seguito dei colloqui delle autorità omanite con delegati delle milizie ribelli Houthi e rappresentanti del governo yemenita, tra cui il ministro degli Esteri, Ahmed Awad bin Mubarak. In tale quadro, il 9 giugno, l’Alto Consiglio politico del gruppo sciita ha rilasciato una dichiarazione in cui è stato affermato che gli Houthi guardano con favore agli sforzi profusi da Muscat per favorire la pace in Yemen. A tal proposito, è stato precisato che al centro delle ultime discussioni, in corso a Sanaa dal 5 giugno scorso, vi è stata la riapertura dell’aeroporto della capitale yemenita, tuttora posta sotto il controllo dei ribelli, e le misure a livello umanitario. Rimuovere l’embargo posto dalle autorità yemenite e dall’Arabia Saudita contro l’aeroporto di Sanaa è uno dei prerequisiti posti dai ribelli per accettare un cessate il fuoco.

Fino ad ora, non sono state ancora diffuse notizie ufficiali in merito, ma fonti di al-Araby al-Jadeed hanno rivelato che Riad, alla guida di una coalizione internazionale intervenuta in Yemen il 26 marzo 2015, potrebbe aver accettato di revocare il blocco sull’aeroporto di Sanaa e sul porto occidentale di Hodeidah, così come richiesto dal gruppo sciita. Ciò sarebbe avvenuto dopo la visita, del 9 giugno, a Riad, del ministro degli Esteri omanita, Sayyid Badr al-Busaidi. A detta delle fonti, al momento si è in attesa di un annuncio ufficiale, che si preveda avvenga tramite le Nazioni Unite, ma una prima conferma è stata vista in un Tweet di un leader di spicco degli Houthi, Muhammad Ali al-Houthi, che, il 10 giugno, ha parlato di “vittoria”. Parallelamente, il direttore generale dell’aeroporto di Sanaa, Khaled al-Shaief, ha riferito di aver discusso con dipendenti della compagnia aerea Yemen Airways della disponibilità di strutture, attrezzature e luoghi di manutenzione presso l’aeroporto di Sanaa.

Circa i colloqui intrapresi a Sanaa da una delegazione del cosiddetto “Royal Office” del Sultanato dell’Oman, alcune fonti hanno riferito che nell’ordine del giorno è stato anche incluso il piano di pace elaborato dall’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, la cosiddetta “dichiarazione congiunta”. Tuttavia, secondo alcuni analisti, l’approccio di Muscat al dossier yemenita sembra essere più orientato alla sicurezza rispetto alla diplomazia, considerato che quanto accade in Yemen potrebbe avere conseguenze per la sicurezza del Sultanato. Ad ogni modo, i delegati omaniti avrebbero trasmesso agli interlocutori Houthi i messaggi degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, mettendoli in guardia dalle conseguenze del perdurante rifiuto di un cessate il fuoco, della continuazione dell’offensiva a Ma’rib e degli attacchi contro il Regno saudita.

In tale quadro, risale al 6 giugno il bilaterale tra i ministri degli Esteri di Oman e Yemen, svoltosi a Muscat, durante il quale Bin Mubarak ha ribadito che il governo yemenita accoglie con favore tutte le iniziative promosse per porre fine al conflitto, in primis quella delle Nazioni Unite, ma è necessario che anche i ribelli Houthi le accettino, così da garantire sicurezza nell’intera regione. Poi, in un’intervista con il quotidiano al-Arab, il ministro yemenita ha affermato di aver riferito all’interlocutore omanita la visione del suo governo in merito a quattro punti principali, ovvero il cessate il fuoco, la riapertura dell’aeroporto di Sana’a, l’allentamento delle restrizioni a Hodeidah e la ripresa del processo politico. Da parte di Muscat, ha affermato bin Mubarak, è stata percepita una grande “comprensione”. Il ministro ha infine riconosciuto lo slancio dell’ultimo periodo e le pressioni internazionali esercitate da diversi attori, ma, per Bin Mubarak, ora tocca agli Houthi cogliere l’occasione e sedersi al tavolo dei negoziati.

La crisi yemenita è scoppiata a seguito del colpo di stato Houthi del 21 settembre 2014. Da gennaio 2020, le tensioni si sono particolarmente acuite presso i fronti settentrionali e Nord-occidentali, tra cui Ma’rib. Qui, dalla prima settimana di febbraio 2021, i ribelli hanno lanciato una violenta offensiva, tuttora in corso, volta a conquistare una regione ricca di risorse petrolifere e che consentirebbe loro di completare i propri piani espansionistici nel Nord dello Yemen. Al momento, però, non sono stati registrati risultati significativi, mentre il peggioramento della situazione umanitaria desta preoccupazione a livello internazionale. Gli Houthi hanno provato ad avanzare verso l’Ovest del governatorato, a circa 10 km dal centro della città, ma hanno incontrato la resistenza dell’esercito yemenita, coadiuvato dalla coalizione a guida saudita. Quest’ultima è intervenuta nel conflitto il 26 marzo 2015, e vede la partecipazione di Emirati Arabi Uniti, Sudan, Bahrain, Kuwait, Egitto e Giordania. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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