Polonia: arrestato un informatore dell’Intelligence della Russia

Pubblicato il 10 giugno 2021 alle 10:47 in Polonia Russia

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L’Ufficio del Procuratore della Polonia ha annunciato, giovedì 10 giugno, l’arresto di un cittadino polacco con l’accusa di spionaggio per conto dell’intelligence russa.

Nonostante l’operazione sia stata eseguita il 31 maggio, le autorità di Varsavia hanno comunicato quanto accaduto solo in seguito, giovedì 10 giugno. A riferirlo è l’agenzia di stampa russa RIA Novosti.  L’accusato è l’ex giornalista Nedzwiecki Yanush, il quale ha lavorato per un’importante testata polacca, Wprost. Al momento, l’uomo è in stato di fermo e, qualora il processo lo confermasse colpevole, potrebbe rischiare fino a 10 anni di carcere. L’Ufficio del Procuratore Generale della Polonia ha spiegato che Yanush sarebbe un informatore dell’intelligence della Russia che, a seguito dell’arresto del collega, avvenuto il 17 maggio, avrebbe “intensificato l’attività di spionaggio”. Nello specifico, il sospettato avrebbe cercato di stabilire contatti sia con funzionari polacchi, sia con diplomatici stranieri del Parlamento europeo con lo scopo di “indebolire la posizione di Varsavia nel blocco UE e a livello internazionale”.  

Nel corso delle indagini è stata perquisita la sua abitazione e alcune organizzazioni a lui associate, portando al sequestro di 300 mila zloty, che corrispondono a circa 80 mila dollari. Su richiesta del Pubblico Ministero del Dipartimento locale per la lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione, il Tribunale di Varsavia ha annunciato l’applicazione della misura preventiva di detenzione preliminare per un periodo di 3 mesi.

In precedenza, il 17 maggio, la suddetta agenzia di stampa russa aveva riportato l’arresto di Marcin K., realizzato da parte dell’Agenzia polacca per la Sicurezza Interna. Marcin, un collega di Yanush, è stato accusato di condurre “attività a favore dei servizi di intelligence stranieri contro la Polonia”.

Dall’altra parte, il più recente episodio di spionaggio nel territorio della Federazione Russa è avvenuto il 7 giugno. In tale data, il cittadino ucraino Alexey Semenyaka è stato arrestato dal Servizio Federale per la Sicurezza del Paese, l’FSB, con l’accusa di fornire informazione all’intelligence di Kiev, la SBU. Nello specifico, Semenyaka riportava le informazioni raccolte a due ufficiali della SBU, i quali operano nel Dipartimento di Controspionaggio per la Difesa degli interessi nazionali (DKIB) nel campo della sicurezza delle informazioni. Si tratta del tenente Timur Gasymov e del vice-capo del DKIB, il tenente colonnello Igor Chernyak.

Le principali attività antiterroristiche in Russia sono svolte dal Servizio Federale per la Sicurezza, in collaborazione con il Ministero degli Affari Interni, la Rosguard, il Comitato per la Sicurezza Interna e altre agenzie di polizia. L’Ufficio del Procuratore Generale della Federazione Russa svolge poi un ruolo di coordinamento nella lotta contro la criminalità. Al fine di ridurre la minaccia del terrorismo in Russia, un mese fa, il 9 marzo, la Camera Bassa della Federazione Russa ha approvato, in prima lettura, un disegno di legge per bloccare i contenuti ritenuti estremisti o associabili al terrorismo. In passato, soprattutto a partire dal 1996, erano principalmente i separatisti ceceni a minacciare la sicurezza della Russia e ad organizzare assedi di matrice terroristica. I tre attacchi più gravi che hanno colpito la nazione sono avvenuti a Stavropol, a Mosca e in  Settentrionale.  

Il primo si è verificato il 14 giugno 1995. Con il fine di richiedere il ritiro delle truppe russe dal Caucaso, un gruppo di separatisti ceceni prese in ostaggio circa 1.600 persone all’interno dell’ospedale cittadino. Le vittime totali furono 129, oltre a diverse centinaia di feriti. Il secondo attacco durò tre giorni, dal 23 al 26 ottobre 2002. Anche in questo caso, una coalizione di separatisti ceceni sequestrò circa 850 persone nel teatro Dubrovka di Mosca. In seguito a trattative non soddisfacenti, le autorità russe intervennero per porre fine al sequestro. La tragedia si concluse con la morte di 129 persone e numerosi feriti. Il terzo attentato era stato organizzato nella regione autonoma dell’Ossezia del Nord, a Beslan, quando, dal primo al 3 settembre 2004, un gruppo di separatisti ceceni attaccò una scuola. Durante l’assedio e l’assalto delle forze speciali russe morirono 334 persone, mentre oltre 800 rimasero ferite. Durante la missione del 2004, a guidare i gruppi d’assalto era Movsar Barayev, il nipote del comandante della milizia cecena, Arbi Barayev, organizzatore dei precedenti sequestri.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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