Libano: crisi di carburante, l’Iraq giunge in soccorso

Pubblicato il 10 giugno 2021 alle 15:36 in Iraq Libano

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L’Iraq si è detto pronto a sostenere il Libano nel far fronte alla carenza di carburante, aumentando le quantità di combustibile per le centrali elettriche libanesi. La decisione è giunta dopo che i distributori di alcune città del Libano hanno messo in guardia da una loro chiusura.

In particolare, il 9 giugno, il primo ministro custode del governo di Beirut, Hassan Diab, ha ricevuto la notifica ufficiale da Baghdad, il cui esecutivo ha stabilito, all’unanimità, di raddoppiare la quantità di greggio destinata al Libano, passando da 500.000 fino a un milione di tonnellate all’anno. Sia il premier Diab sia il presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, hanno ringraziato il governo iracheno per il sostegno offerto, che potrebbe servire a soddisfare circa la metà del fabbisogno del Libano. In realtà, già ad aprile scorso, nel corso di una visita in Iraq del ministro dell’Energia libanese, Raymond Ghajar, Baghdad si era detta disposta a sostenere Beirut, in cambio delle competenze libanesi in ambito medico. Un primo accordo avrebbe incluso 500.000 tonnellate di greggio iracheno, una somma successivamente raddoppiata.

La mossa irachena è giunta dopo che il presidente dell’Associazione dei benzinai libanesi, Fadi Abu Shakra, ha affermato, il 9 giugno, che la maggior parte dei distributori di benzina del Paese rischiano di chiudere, a causa della carenza di carburante, mentre già il 7 giugno alcune stazioni del Sud hanno chiuso in segno di protesta. A provocare tale crisi vi è soprattutto il calo delle importazioni di derivati petroliferi, a sua volta conseguenza della mancanza di liquidità in valuta estera. A detta di Shakra, il problema potrebbe essere risolto in 24 ore, stanziando il denaro necessario per consentire alle navi di scaricare i prodotti richiesti sulle coste libanesi. È da mesi che le aziende che riforniscono il Libano del carburante destinato al mercato locale e alle centrali elettriche chiedono di essere pagate in anticipo, prima di scaricare la merce.

Parallelamente, i proprietari di generatori privati di energia elettrica hanno cominciato ad attuare politiche di razionamento, fornendo elettricità per cinque-sei ore al giorno, o due-tre in alcune regioni. Il tutto si inserisce nel quadro di una perdurante crisi economica e finanziaria, ritenuta essere la peggiore in Libano dalla guerra civile del 1975-1990. In tale quadro, il 7 giugno, il presidente Michel Aoun ha approvato un prestito straordinario, del valore di 300 miliardi di lire, equivalenti all’incirca a 200 milioni di dollari, da destinare alla compagnia statale, nonché produttore principale, di elettricità in Libano, per far sì che questa possa importare carburante prima di terminare le riserve a disposizione. Tuttavia, in molti hanno evidenziato come si tratti di una soluzione temporanea, che non porrà fine definitivamente al problema.

Il Libano consuma 12 milioni di litri di carburante al giorno, e ogni nave importata ne contiene 40 milioni di litri. La Banca Centrale del Libano sovvenziona l’85% del costo di importazione dei combustibili, coprendo la differenza tra il tasso di cambio ufficiale del dollaro, pari a 1.515 lire, e quello del mercato parallelo, attualmente pari a circa 13.000 lire. Nel corso del 2020, sono stati stanziati 963 milioni di dollari per importare benzina e 1,075 miliardi per il diesel, secondo i dati ufficiali, ma la Banca continua tuttora a subire un calo delle riserve di valuta estera. Nella giornata del 9 giugno, i prezzi di carburante hanno registrato un ulteriore aumento. Il prezzo di una lattina di benzina da 20 litri ha raggiunto 41.800 sterline.

Nel frattempo, il crescente deterioramento delle condizioni di vita e sociali, oltre al perdurante stallo politico alimenta il malcontento della popolazione libanese, già scesa in piazza, l’8 giugno, chiedendo l’allontanamento della classe politica al potere, ritenuta essere la responsabile delle condizioni in cui versa il Paese. Il Lebanon Economic Monitor (LEM), legato alla Banca Mondiale, nel suo ultimo rapporto relativo alla primavera 2021, ha riferito che la crisi libanese potrebbe essere classificata nella top 10 o tra le peggiori tre registrate a livello internazionale dalla metà del diciannovesimo secolo. Secondo quanto riportato, il PIL del Libano è passato da circa 55 miliardi di dollari nel 2018 a quasi 33 miliardi nel 2020, il che corrisponde a un calo di quasi il 40%. Una percentuale simile viene solitamente registrata in periodi di conflitti e guerre, una situazione che, attualmente, non riguarda il Libano. Il Paese mediorientale, invece, assiste a una “disastrosa inerzia politica” dal mese di ottobre 2019.

Secondo sondaggi condotti alla fine del 2020 dal World Food Program, il 41% della popolazione accede con difficoltà a risorse alimentari e di prima necessità. Anche in ambito sanitario, il 36% dei libanesi non riesce a usufruire facilmente dell’assistenza sanitaria necessaria, una percentuale in crescita, se si considera che tra luglio e agosto questa era pari al 25%. Non da ultimo, il tasso di disoccupazione è aumentato dal 28% di febbraio 2020 a quasi il 40% riportato a novembre-dicembre. A questi fenomeni si è poi unita la continua fluttuazione del tasso di cambio della lira rispetto al dollaro, che ha anche superato le 15.000 lire per poi crollare nuovamente. In generale, è stato registrato un deprezzamento del tasso di cambio medio del 129% nel 2020, che ha provocato un aumento dell’inflazione, con una media dell’84,3% nel 2020.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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