Cina: approvata la legge anti-sanzioni straniere

Pubblicato il 10 giugno 2021 alle 18:28 in Asia Cina

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Il comitato permanente dell’Assemblea nazionale del Popolo (ANP) della Cina, il 10 giugno, ha approvato la Legge della Repubblica Popolare Cinese contro le sanzioni straniere, che è entrata da subito in vigore.

Come riferito dal quotidiano cinese Huanqiu, la legge sarebbe arrivata al momento giusto e sarà “uno strumento efficace” nelle lotte legali contro le sanzioni, le interferenze e contro la cosiddetta “giurisdizione dal lungo braccio” starniere. In particolare, il provvedimento consentirà alla Cina di avere un sostegno legale per adottare misure di risposta nei confronti di individui, loro familiari e organizzazioni che saranno ritenuti responsabili di aver adottato sanzioni contro la Cina.

Il portavoce del Ministero Affari Esteri della Cina, Wang Wenbin, il 10 giugno, ha affermato che, nel corso dell’anno, Pechino aveva annunciato più volte l’adozione di contromisure per salvaguardare la sua sovranità nazionale, la sua dignità e i suoi interessi centrali e per opporsi all’egemonismo e alla politica di potenza dell’Occidente. Oltre a questo, tutte le parti in Cina hanno ritenuto necessaria la formulazione di una legge che fornisse protezione legale al Paese per contrastare le azioni straniere.

Il delegato di Hong Kong all-ANP, Tam Yiu-chung, ha affermato che il Consiglio di Stato della Cina sarà responsabile del coordinamento delle misure previste dalla nuova legge cinese. Le contromisure includono il sequestro dei beni posseduti in Cina da organizzazioni o individui stranieri. Oltre a questo, l’articolo 6 del testo prevedrebbe anche il non rilascio di visti o l’invalidazione degli stessi per chi già ne ha uno e tra le altre misure potrebbero essere previste anche restrizioni alle transazioni tra soggetti cinesi e i destinatari delle sanzioni di Pechino. Infine, Tam, ha anche specificato che la legge ha stabilito che nessuno all’interno della Cina potrà aiutare Paesi stranieri ad adottare misure anti-cinesi e che i destinatari delle sanzioni potranno contestarle nei tribunali della Cina continentale.

La legge approvata il 10 giugno è stata rivista due volte dall’ANP e, dopo la sua approvazione, è diventata il più potente strumento della Cina per rispondere alle sanzioni straniere. Già dal 9 gennaio scorso, il Ministero del Commercio della Cina aveva rilasciato una serie di nuove misure contro le sanzioni, per impedire alle aziende del Paese di attenersi a leggi straniere che vietano transazioni con compagnie o individui cinesi. 

In tal caso, le regole prevedevano che istituzioni o individui cinesi dovessero informare entro 30 giorni il Ministero del Commercio di Pechino nel caso in cui le loro attività fossero state colpite da leggi di conformità straniere. A quel punto le autorità cinesi avrebbero valutato se la stessa conformità richiesta violasse la legge internazionale e le norme fondamentali delle relazioni internazionali, così come se avesse o meno un impatto sulla sovranità nazionale, la sicurezza e lo sviluppo degli interessi della Cina. Nel caso in cui fosse emersa una tra le violazioni elencate, il Ministero del Commercio avrebbe inoltrato un’ingiunzione contro il riconoscimento, l’applicazione e il rispetto delle leggi e misure straniere. Oltre a questo, nel caso in cui alcune aziende si fossero attenute alle sanzioni avrebbero potuto essere citate per risarcimento in Cina.

Tra il 2020 e il 2021 gli USA hanno adottato varie sanzioni contro la Cina in relazione a più questioni, tra cui quelle di Hong Kong, del Mar Cinese Meridionale e dello Xinjiang. Dopo Washington anche altri attori internazionali hanno deciso di adottare misure simili. Prima della legge del 10 giugno, la Cina aveva già adottato sanzioni di risposta a misure analoghe adottate da Stati Uniti, Unione europea (UE), Regno Unito e Canada. Tra gli ultimi casi, il 22 marzo scorso, l’Unione europea ha imposto sanzioni contro quattro soggetti e un’entità cinesi in relazione ad accuse di violazione dei diritti umani nella regione cinese dello Xinjiang e, nella stessa giornata Pechino aveva risposto con altre sanzioni.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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