Afghanistan: l’ISIS rivendica un attentato a Baghlan

Pubblicato il 10 giugno 2021 alle 20:27 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’organizzazione affiliata allo Stato Islamico in Afghanistan, IS Khorasan Province (ISKP), ha rivendicato, il 10 giugno, un attacco compiuto due giorni prima da un gruppo di uomini armati in un campo di sminamento nella provincia di Baghlan, gestito dall’organizzazione internazionale che lavora per sminare le zone di conflitto e post-conflitto HALO Trust.  Secondo quest’ultima, nell’episodio erano morte 10 persone e altre 16 erano state ferite.

In particolare, lo Stato Islamico ha rilasciato una dichiarazione in cui ha affermato che i propri combattenti hanno ucciso e ferito 60 lavoratori “sparando su di loro con le loro mitragliatrici”. In base a quanto riferito dai sopravvissuti all’attacco, i combattenti stavano cercando persone di etnia hazara i cui componenti di fede sciita sono spesso obiettivo di attacchi da parte degli estremisti sunniti dell’ISIS. Tuttavia, nel Nord dell’Afghanistan gli appartenenti a tale etnia sono per lo più musulmani sunniti.

HALO Trust ha dichiarato che nel campo attaccato dai militanti vi erano 110 membri dell’organizzazione che erano rientrati dopo aver condotto operazioni di sminamento. L’attacco è avvenuto nella notte dell’8 giugno nel distretto di Baghlan Markazi, nella provincia settentrionale di Baghlan. I talebani avevano da subito negato ogni collegamento con l’attentato, mentre il aveva addossato loro la colpa.

Un sopravvissuto ha riferito ad Associated Press che gli uomini armati hanno ammassato i lavoratori della HALO Trust in due stanze ed è stato loro chiesto chi fosse di etnia hazara e chi stesse “lavorando con gli atei talebani”. Un altro testimone ha poi affermato che alcuni tra i prigionieri erano riusciti a scappare grazie all’aiuto di alcuni abitanti locali che hanno aperto il fuoco contro i militanti dell’ISIS.

Il gruppo affiliato allo Stato Islamico in Afghanistan ha dichiarato guerra agli sciiti del Paese che sono per lo più di etnia hazara così come ai talebani, impegnati in scontri con le forze governative. Oltre agli attacchi dell’ISIS, in Afghanistan è in corso anche un conflitto interno tra il gruppo armato dei talebani e le forze del governo di Kabul. Le parti sono formalmente impegnate in negoziati di pace, iniziati a Doha, in Qatar, lo scorso 12 settembre, per porre fine ai 19 anni di conflitto interno che hanno afflitto il Paese. Tuttavia, gli scontri tra forze governative e talebani sono aumentati dall’inizio del ritiro di tutti i soldati statunitensi dall’Afghanistan, il primo maggio scorso.

Quest’ultima iniziativa era stata concordata dagli USA e dai Talebani in occasione dell’Accordo di pace concluso tra le parti a Doha, in Qatar, il 29 febbraio 2020. In tale occasione, l’inviato speciale degli Stati Uniti, Zalmay Khalilzad, e il leader politico dei talebani, Mullah Abdul Ghani Baradar, avevano siglato un’intesa di pace, alla presenza dell’ex-segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo. Secondo quanto stabilito da tale accordo, gli USA si erano impegnati a ritirare tutti i propri soldati presenti in Afghanistan entro quattordici mesi dalla firma dell’accordo, mentre, i talebani, dopo aver richiesto uno scambio di prigionieri al governo di Kabul, avevano accettato di partecipare ai negoziati di pace intra-afghani e avevano fornito garanzie di sicurezza agli USA, quali, ad esempio, l’interruzione dei rapporti con gruppi terroristici, quali Al-Qaeda. I talebani sono stati ripetutamente accusati sia da Kabul, sia da Washington di non aver rispettato a pieno i patti, tant’è vero che l’amministrazione Biden aveva deciso di sottoporre a revisione l’intesa di Doha.

Dopo la fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte dell’Afghanistan, ottenuto in seguito ad una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali.  In tale contesto, nel 2001, gli Stati Uniti avevano invaso l’Afghanistan con l’obiettivo di ribaltare le autorità di Kabul, allora sostenute dai talebani e che avevano fornito asilo ad Al-Qaeda durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001, dove persero la vita circa 3.000 persone. Nel 2003, anche la NATO era intervenuta, decimando la presenza degli estremisti islamici sul territorio afghano e relegando i talebani in alcune roccaforti. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.