Yemen: i secessionisti del Sud non si arrendono

Pubblicato il 9 giugno 2021 alle 11:12 in Medio Oriente Yemen

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I gruppi separatisti dello Yemen meridionale hanno preso d’assalto una sede dell’agenzia di stampa ufficiale yemenita, Saba, nella capitale provvisoria dello Yemen, Aden. La mossa è stata vista come un ennesimo tentativo di conquistare luoghi chiave della città, in un momento in cui il governo yemenita è accusato di non essere in grado di far fronte alle problematiche della popolazione locale, prima fra tutte la crisi di elettricità.

Il 7 giugno, figure di spicco del Consiglio di Transizione Meridionale (STC) si sono insediate nel secondo edificio di Saba, situato nel quartiere di al-Binjasar, dopo averlo assalito e aver espulso i dipendenti e le guardie civili al loro interno. La notizia è stata riferita dal direttore generale dell’agenzia di stampa yemenita, Mahmoud Thabet, dopo che, il 2 giugno, un altro edificio era stato occupato dai gruppi separatisti. Quest’ultimo era una sede, in realtà, abbandonata, dopo che le milizie sciite Houthi erano entrate ad Aden tra marzo e luglio 2015.

A detta di Thabet, quanto accaduto il 2 e il 7 giugno si inserisce in un progetto più ampio, che vede i secessionisti del Sud dello Yemen impegnati a conquistare le istituzioni ufficiali di Aden. Secondo quanto riferito, inoltre, il capo del STC, Aidarous al-Zubaidi, avrebbe supervisionato l’operazione del 7 giugno, e avrebbe ordinato di rinominare l’agenzia “Agenzia di stampa di Aden per lo stato del Sud arabo”. A seguito dell’ultimo episodio, il sindacato dei giornalisti ha condannato l’incidente, puntando il dito contro il Consiglio di Transizione Meridionale. Parallelamente, il governo yemenita e le autorità di Aden sono stati invitati a salvaguardare i giornalisti locali e a riprendere il controllo degli edifici sequestrati.

Comportamenti simili rischiano di mettere a repentaglio l’accordo di Riad, siglato il 5 novembre 2019 dal STC e dal governo yemenita, al fine di porre fine alle tensioni tra le due parti, scoppiate a partire dal 7 agosto dello stesso anno. Scopo dell’intesa è stato evitare un ulteriore “conflitto nel conflitto” in Yemen e scongiurare una spaccatura all’interno del fronte anti-Houthi, in particolare tra Riad e Abu Dhabi. Tra le diverse clausole concordate, vi è la formazione di un nuovo governo yemenita unitario, equamente suddiviso tra Nord e Sud, ufficialmente annunciato il 18 dicembre 2020. Un risultato simile è stato motivo di speranza da parte di chi credeva che ciò potesse portare alla risoluzione del più ampio conflitto yemenita, scoppiato a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014. Ad oggi, però, alcune clausole non sono state ancora rispettate e le forze sia filogovernativa sia del STC continuano ad occupare postazioni ad Aden, nonostante fosse stato stabilito di ridispiegarsi altrove.

Non da ultimo, negli ultimi mesi, i territori meridionali yemeniti hanno assistito a un crescente malcontento della popolazione locale, nato dal deterioramento delle condizioni economiche, sociali e di sicurezza, ulteriormente esacerbate dalla diffusione della pandemia di Covid-19. Ad aver alimentato la rabbia dei cittadini vi sono state anche le frequenti interruzioni di elettricità, durante le quali a un’ora di corretto funzionamento hanno spesso fatto seguito 15 ore di blackout.

La crisi di elettricità, in realtà, non è una novità per lo Yemen, ma le condizioni sociali, economiche e umanitarie del Paese peggiorano di anno in anno. Aden, con una popolazione di 863.000 persone, secondo le statistiche del 2017, soffre di una grave carenza di carburante e del calo della manutenzione delle centrali elettriche statali, il che ha portato a una crisi elettrica definita cronica. Solo due turbine su cinque nell’impianto  a diesel di al-Hasswa sono ancora in funzione. Queste producono fino a 50 megawatt di elettricità, in una regione in cui il deficit si aggira intorno ai 300 megawatt. Di recente, sono stati completati i lavori per una nuova centrale elettrica da 240 megawatt, ma il governo yemenita ha riferito che questa necessita di un’unità di degassificazione e dell’installazione della rete prima di essere messa in funzione. L’STC afferma che i ritardi mirano a punire le province meridionali per le richieste di indipendenza.

Le prime tensioni ad Aden risalgono al mese di aprile 2017, quando il presidente yemenita Hadi aveva accusato il governatore della città, Aidarous al-Zubaidi, di mancanza di lealtà, licenziandolo dall’incarico. Successivamente, l’11 maggio di quell’anno, in seguito alle proteste di massa contro l’allontanamento di al-Zubaidi, è nato il Consiglio di Transizione Meridionale, con a capo l’ex governatore di Aden, scelto per presiedere un consiglio di 26 seggi. L’ente ha dichiarato immediatamente la sua intenzione di “ripristinare lo Stato meridionale” riferendosi all’ex repubblica dello Yemen del Sud, esistita dal 1967 al 1990. Hadi, fin da subito, ha definito l’STC illegittimo. Nonostante ciò, quest’ultimo è riuscito a guadagnare cinque Ministeri all’interno del governo unitario annunciato nel dicembre scorso.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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