USA: in elaborazione un piano per tutelare l’Ucraina dopo il Nord Stream 2

Pubblicato il 9 giugno 2021 alle 6:27 in Germania USA e Canada Ucraina

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Il segretario di Stato degli USA, Anthony Blinken, ha annunciato, martedì 8 giugno, che gli Stati Uniti stanno elaborando, insieme alla Germania, nuove misure per garantire la tutela degli interessi dell’Ucraina quando il gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2 sarà completato.

Il Dipartimento di Stato degli USA ha osservato che, ad oggi, non può più essere invertito il corso di eventi che porterà all’ufficiale completamento del gasdotto. Pertanto, la questione che riveste maggiore importanza, ha spiegato Blinken, è comprendere come tutelare Kiev. Quest’ultima teme di perdere le entrate derivanti dalle tasse di transito del gas russo poiché, secondo il progetto, le tubature non attraverseranno più il territorio ucraino, come avveniva in precedenza.  Il segretario di Stato degli USA ha aggiunto che la Casa Bianca prevede di intentare un’azione “efficace per sostenere gli interessi dell’Ucraina e degli altri Paesi colpiti”.

La scelta di Washington di non imporre nuove sanzioni, ha spiegato Blinken, è principalmente legata al fatto che gli Stati Uniti non intendono deteriorare le relazioni bilaterali con uno dei loro maggiori partner europei, la Germania. Secondo quanto riportato dal quotidiano russo Izvestija, Washington e Berlino stanno “lavorando a stretto contatto” sulla questione del Nord Stream 2. Nello specifico, la cooperazione tedesco-statunitense sarebbe incentrata sulla possibilità di rimborsare l’Ucraina delle entrate che verrebbero meno una volta che il progetto sarà completato. In tal modo, ha spiegato Blinken, sarà possibile impedire alla Russia di esercitare ulteriori pressioni sull’Ucraina nel campo energetico.

Nel frattempo, il 4 giugno, il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha annunciato che è stata completata la posa della prima linea di condutture del progetto. Putin ha altresì aggiunto che saranno necessari circa 10 giorni per rendere operativa la linea di gas. Allo stesso tempo, sono ancora in corso i lavori per la seconda linea di condutture che, secondo le stime del vice primo ministro del Paese, Alexander Novak, nonché ex ministro dell’Energia, saranno completate entro dicembre 2021.

È importante sottolineare che gli Stati Uniti, i quali sin dall’inizio della messa in opera dei lavori si sono opposti al gasdotto, sembrano essersi “rassegnati” al progetto. A conferma di ciò, le dichiarazioni della portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, e il fatto che il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, abbia deciso di non varare nuove misure restrittive. Il 26 maggio Biden ha affermato che, considerando che il progetto è ormai ultimato al 98%, l’applicazione di nuove sanzioni sarebbe “controproducente” per i rapporti tra USA e Unione Europea. Quanto a Psaki, il 20 maggio ha osservato che è pressoché “impossibile” impedire la messa in opera di Nord Stream 2.

Come è già stato rilevato, la motivazione principale che ha spinto gli Stati Uniti a non annunciare nuove misure sanzionatorie contro il progetto sono proprio le relazioni diplomatiche con la Germania, dato che il consorzio che gestisce il progetto è capeggiato da un ex politico tedesco, Matthias Warning. Nello specifico, nel report ufficiale degli Stati Uniti, pubblicato il 19 maggio, si legge che sia il Nord Stream AG sia il suo amministratore delegato Warning avrebbero condotto attività sanzionabili. Nonostante ciò, il segretario di Stato degli USA, Anthony Blinken, ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno rinunciato a nuove misure restrittive per inviare un chiaro messaggio a Berlino, ovvero che gli Stati Uniti sono concretamente disposti a ricostruire le relazioni bilaterali. Queste ultime, nel corso dell’amministrazione dell’ex presidente degli USA, Donald Trump, si erano deteriorate perché Washington aveva incluso nella “lista nera” anche entità giuridiche e persone fisiche tedesche coinvolte nel progetto. “Le azioni odierne dimostrano l’impegno dell’amministrazione USA per garantire la sicurezza energetica in Europa, nonché per ricostruire le relazioni con i nostri alleati e partner in Europa”, ha affermato Blinken.

Tra i maggiori oppositori al progetto, a svolgere un ruolo centrale erano gli Stati Uniti. Principalmente, Washington crede che il Nord Stream 2 sia un “cattivo affare” per l’Europa perché non farebbe altro che incrementare l’influenza russa sul blocco. Un altro fattore che spiega i numerosi tentativi USA di interrompere il progetto è il Gas Naturale Liquefatto (GNL). Washington sperava di poter penetrare nel mercato europeo con il proprio GNL, sostituendo così il gas di Mosca. Tuttavia, nonostante il GNL possa essere meno inquinante rispetto al normale gas, il prezzo non è tanto competitivo quanto quello del gas russo. Pertanto, gli USA non sono riusciti a prendere il posto della Federazione.

Gli strumenti maggiormente utilizzati dalla Casa Bianca per ribadire l’opposizione al progetto sono le sanzioni economiche, imposte al fine di bloccarne la realizzazione. Quelle varate, il 21 dicembre 2019, dall’amministrazione dell’ex presidente USA, Donald Trump, avevano costretto la società svizzera Allseas a ritirarsi, portando alla sospensione dei lavori per oltre un anno. Poco dopo, il 3 dicembre 2020, le sanzioni sono state imposte anche ai singoli individui coinvolti nel progetto. Pertanto, a rischio sanzioni non erano solo i cinque finanziatori dell’opera, quali Shell, Uniper, Wintershall Dea, Omv ed Engie, ma chiunque avesse assunto un ruolo nella messa in funzione del gasdotto. Nello specifico, Trump, il 20 gennaio, ha tentato di interrompere il processo di costruzione sanzionando la nave posatubi russa Fortuna. Successivamente, Mosca ha ripreso i lavori nelle acque danesi il 24 gennaio. 

Il Nord Stream è uno dei più grandi gasdotti esistenti al mondo. Passando attraverso il Mar Baltico, viene utilizzato per trasportare il gas dalla Russia alla Germania. Il primo progetto prese forma nel 1997, quando Gazprom e Neste, compagnia petrolifera finlandese, costituirono la North Transgas Oy. In seguito ad accordi e gare di appalto, l’8 novembre 2011, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, inaugurò il Nord Stream 1 insieme all’ex presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, e l’ex primo ministro francese, François Fillon. In un secondo momento, nell’ottobre 2012, la Russia valutò un ampliamento della cubatura di gas da trasportare in Europa, così si avviò il progetto Nord Stream 2. Ora in fase di completamento, la lunghezza prevista per il gasdotto è di 1.230 chilometri e il percorso che seguirà è analogo a quello del gasdotto Nord Stream 1. Il Nord Stream 2 attraverserà le Zone Economiche Esclusive di 5 Paesi, quali Russia, Germania, Danimarca, Finlandia e Svezia, e permetterà a Mosca di raddoppiare i volumi di gas trasportati, arrivando a 110 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Ad oggi, nonostante le numerose interruzioni, il gasdotto è quasi completato. Nord Stream AG ha dichiarato, il 4 marzo, che il progetto è completato al 98%, con 120 km di tubi da posare nelle acque danesi e 30 km in quelle tedesche.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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