Il Senato USA approva una legge per competere con la Cina

Pubblicato il 9 giugno 2021 alle 18:40 in Cina USA e Canada

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La Cina ha criticato il Senato degli Stati Uniti per aver approvato il cosiddetto “US Innovation and Competition Act of 2021”, una proposta di legge volta a rafforzare la posizione statunitense nella competizione geopolitica ed economica con la Cina e che prevede una spesa fino a 250 miliardi di dollari.

Il 9 giugno, la Commissione Affari Esteri dell’Assemblea nazionale del popolo (ANP) ha rilasciato una dichiarazione sull’approvazione del disegno di legge statunitense del giorno prima affermando che quest’ultimo è pervaso da “mentalità da Guerra Fredda” e di pregiudizi ideologici. Secondo l’ANP, il disegno di legge ha diffamato e screditato il percorso di sviluppo della Cina e le sue politiche estere e interne. Oltre a questo, celandosi dietro ai concetti di “innovazione e competizione”, ha interferito negli affari interni cinesi e ha cercato “invano” di contenere lo sviluppo del Paese. Per Pechino, nel disegno di legge sarebbe stata esagerata la cosiddetta “minaccia cinese” con lo scopo di preservare l‘egemonia statunitense.

L’8 giugno il Senato degli USA ha approvato con 68 voti a favore e 32 contrari le 2.400 pagine dello US Innovation and Competition Act of 2021. Adesso, sarà la Camera dei Rappresentanti a doversi esprimere sul testo affinché possa essere inviato al presidente Joe Biden che potrebbe poi firmarlo e farlo diventare legge.

Lo US Innovation and Competition Act of 2021 prevede un budget di spesa dal valore di 250 miliardi di dollari e affronta pressoché tutti i punti di attrito tra Washington e Pechino. Tra questi, il testo prevede investimenti dell’ordine di miliardi di dollari per aumentare la produzione statunitense di semiconduttori, per ridurre la dipendenza del Paese dalle catene di approvvigionamento cinesi. In base alla proposta, gli USA potrebbero destinare circa 2 miliardi di dollari a incentivi “a concentrarsi esclusivamente sulla produzione di chip, elementi essenziali per i settori automobilistico, militare e di altri comparti economici fondamentali. Il disegno di legge proibirebbe poi ai funzionari statunitensi di partecipare alle Olimpiadi invernali di Pechino del 2022 per motivi legati ai diritti umani. Nel testo è stato affermato che le politiche cinesi nello Xinjiang sono un genocidio. Oltre a questo, lo US Innovation and Competition Act of 2021 contiene una serie di disposizioni volte a rafforzare i legami degli Stati Uniti con Taiwan e le alleanze militari statunitensi nel Pacifico, tra cui quelle con i Paesi del Quad, ovvero India, Giappone e Australia. Nel testo sono previste anche misure per restringere l’influenza cinese nei campus statunitensi, nelle organizzazioni internazionali e online. Infine, il testo autorizza anche l’implementazione di una serie di sanzioni  contro i funzionari cinesi.

Commentando tali contenuti, la Cina ha affermato che le disposizioni previste dal disegno di legge violerebbero gravemente il principio “una sola Cina”, in base al quale Cina e Taiwan formano un unico Paese, e i tre comunicati congiunti sino-statunitensi. Pechino ha quindi ricordato che l’isola è parte integrante del suo territorio nazionale e si è opposta a qualsiasi forma di scambio tra Washington e Taipei. Pechino ha poi ricordato che Xinjiang, Tibet e Hong Kong sono affari interni della Cina rispetto ai quali non sono consentite interferenze straniere.

Come sottolineato da South China Morning Post, il disegno di legge statunitense è stato sostenuto da una coalizione di senatori appartenenti a diverse correnti politiche e che raramente trovano punti d’incontro, fatta eccezione per il fatto che considerano il governo cinese una minaccia alla stabilità globale e al potere degli USA.

L’approvazione della proposta di legge da parte del Senato degli USA è arrivata a pochi giorni di distanza dalla firma di Biden di un ordine esecutivo con il quale è stato ampliato a 59 il numero di aziende cinesi in cui non possono essere effettuati investimenti da parte di soggetti statunitensi, il 3 giugno scorso. Tali misure erano state adottate per la prima volta durante l’amministrazione dell’ex presidente statunitense, Donald Trump, a dimostrazione del fatto che anche Biden avrebbe intenzione di mantenere un atteggiamento risoluto nei confronti di Pechino.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione