Russia-UE: prorogate di un anno le sanzioni per l’annessione della Crimea e di Sebastopoli

Pubblicato il 9 giugno 2021 alle 15:19 in Europa Russia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Comitato dei rappresentanti permanenti dell’Unione Europea ha concordato, nel corso della riunione di mercoledì 9 giugno, di estendere di un altro anno le sanzioni imposte contro la Russia per l’ “annessione illegale della Crimea e di Sebastopoli”. L’approvazione formale della proroga sarà concordata tra il 18 e il 23 giugno, durante il Consiglio dei ministri dell’Economia e delle Finanze dell’UE.

Uno dei punti centrali che i rappresentanti permanenti hanno discusso, il 9 giugno, è stato quello relativo all’estensione delle misure restrittive europee. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa russa RIA Novosti, citando fonti proprie, i rappresentanti hanno concordato in modo “unanime” la proroga delle sanzioni.  

È importante ricordare che le limitazioni che l’Europa ha esteso sono quelle che erano state varate nei mesi di luglio e settembre 2014 in risposta all’annessione illegale della Crimea e di Sebastopoli da parte della Federazione Russa. Tali misure impongono restrizioni alle relazioni economiche con le suddette regioni a tutti i cittadini europei e a tutte le imprese con sede in Europa. Secondo le disposizioni europee del 2014, è altresì in vigore il divieto di importazione, restrizioni sugli scambi e sugli investimenti, il divieto di prestazione di servizi turistici e di esportazione di beni provenienti dalla Crimea e da Sebastopoli. In precedenza, il 18 giugno 2020, il Consiglio aveva concordato di prorogare tali misure fino al 23 giugno 2021. Il pacchetto di sanzioni viene rinnovato ogni anno in modo unanime. Questo avviene perché l’UE ha stabilito, nel 2014, che le restrizioni sarebbero rimaste in vigore finché la penisola avrebbe fatto parte della Federazione Russa.  

Oltre a tali misure, l’Unione Europea ha elaborato una “lista nera” in cui sono inclusi 177 cittadini e 48 entità giuridiche russe perché “ritenuti responsabili di azioni che minano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina”. In questo caso, le misure punitive includono restrizioni di viaggio nel territorio dell’Unione Europea, il congelamento dei beni e il divieto di emettere prestiti ad individui ed enti presenti nella lista. L’elenco delle persone giuridiche include anche le autorità delle autoproclamate Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, nel Donbass. Tali sanzioni, come nel caso precedente, vengono estese a cadenza annuale nel mese di marzo Pertanto, è importante ricordare che, il 12 marzo, il Consiglio europeo ha prorogato fino al 15 settembre le misure restrittive.

Le misure restrittive dell’UE, relative ad azioni che hanno minacciato l’integrità dell’Ucraina, furono sottoscritte, per la prima volta, il 17 marzo 2014, in occasione di una Sessione straordinaria del Consiglio “Affari esteri” sulla situazione in Ucraina. Quell’anno, furono sospesi i preparativi per il vertice G8. Quest’ultimo, che si sarebbe dovuto tenere a Sochi, nel giugno 2014, si tenne, il 4 e il 5 giugno 2014, a Bruxelles, nel formato del G7. Inoltre, i leader dell’Unione Europea sospesero i colloqui bilaterali con la Russia sui visti e sul nuovo accordo Russia-UE.

La Crimea è diventata una regione russa il 16 marzo del 2014 a seguito di un referendum in cui il 96,77% degli elettori della Repubblica e il 95,6% degli abitanti di Sebastopoli votò per l’annessione alla Russia. Il referendum si è tenuto un mese dopo il colpo di stato che ha avuto luogo in Ucraina, il quale ha innescato un conflitto armato interno nel Sud-Est del Paese. Mosca ha ribadito più volte che gli abitanti della penisola hanno votato nel pieno rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite e hanno fatto “una scelta consapevole a favore della Russia”. L’Ucraina, dal canto suo, considera la Crimea territorio ucraino temporaneamente occupato. Della stessa posizione sono Stati Uniti e Unione Europea. In seguito all’annessione illegale delle regioni ucraine, Kiev portò Mosca davanti alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo (CEDU). Nella sentenza europea, emessa il 14 gennaio, si attribuiva alla Federazione Russa la responsabilità per le violazioni dei diritti umani in Crimea. Nel conflitto, sono state riportate quasi 13.000 vittime.

È importante tenere a mente l’organizzazione territoriale e normativa prevista da Kiev per comprendere perché l’Ucraina definisce “illegittimo” il referendum del marzo 2014. L’area della Repubblica di Ucraina è suddivisa in 27 regioni, di cui 24 province, una repubblica autonoma, la Crimea, e due città con statuto speciale, Kiev e Sebastopoli. La Crimea, grazie al suo status speciale, ha una propria Costituzione, approvata nel 1998. Quest’ultima è andata a sostituire quella del 1992 che conferiva un maggiore grado di autonomia alla Crimea. Stando a quanto contenuto nel documento normativo del ’98, la Crimea ha continuato ad avere un certo grado di autonomia, tuttavia, il Parlamento ucraino può porre il veto a qualsiasi legge approvata dal Consiglio Supremo della Repubblica autonoma di Crimea. In questo caso, le autorità di Kiev non hanno considerato “valide” le elezioni del 2014.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione