Russia: le esercitazioni Arctic Challenge sono una “provocazione”

Pubblicato il 9 giugno 2021 alle 10:58 in Russia USA e Canada

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L’Ambasciata russa negli Stati Uniti ha dichiarato, martedì 8 giugno, che le esercitazioni militari Arctic Challenge Excercise (ACE) rappresentano una “provocazione” nei confronti di Mosca e non contribuiscono a creare un’atmosfera di “fiducia” in Europa. In aggiunta, a detta della missione diplomatica russa, tali esercitazioni minaccerebbero i piani che il Cremlino ha elaborato al fine di garantire uno sviluppo “pacifico e sostenibile” della regione artica.

Le manovre militari Arctic Challenge hanno luogo ogni due anni e coinvolgono le forze aeree di Stati Uniti, Finlandia, Svezia e Norvegia, sotto l’egida della Nordic Defense Corporation (NORDEFCO). Tale ente è stato istituito nel novembre del 2009 da Danimarca, Islanda, Norvegia, Finlandia e Svezia. Quest’anno, le operazioni congiunte hanno avuto inizio il 7 giugno e termineranno il 18 giugno. Lo scopo è quello di addestrare le forze armate dei Paesi coinvolti ad interagire in modo coordinato in missioni aeree di diverse tipologie. Stando a quanto riportato dai media internazionali, le basi militari previste per ACE 2021 saranno quelle di Luleå-Kallax, in Svezia, di Rovaniemi, in Finlandia, e, infine, quelle di Bodø e di Ørland, entrambe in Norvegia.

Secondo l’agenzia di stampa russa RIA, le esercitazioni sarebbero “tra le più grandi di sempre”. Washington prenderà parte alle Arctic Challenge attraverso un distaccamento del corpo dei Marines formato da 10 caccia multiruolo F/A-18 e altre tipologie di velivoli da guerra. Inoltre, il programma prevede che saranno circa 250 i militari dispiegati in Finlandia nel corso delle operazioni.

La regione artica è diventata un’altra area di intensa concorrenza tra Stati per le numerose rotte marittime che si apriranno per via dei cambiamenti climatici. Un altro aspetto che rende l’area attraente è dato dalle riserve di risorse naturali e metalli preziosi, ma soprattutto per la posizione strategica che occupa. In tale contesto, l’interazione tra gli attori internazionali nell’area si svolge sullo sfondo di un complicato intreccio geopolitico, che vede un rinnovato confronto tra Russia e USA.

La Russia ha piani ambiziosi per lo sviluppo strategico dell’Artico, come hanno dimostrato i due documenti che sono stati approvati dal governo della Federazione dal 2020 ad oggi. Il primo, denominato “Principi Fondamentali della Politica dello Stato della Federazione Russa nell’Artico fino al 2035”, è stato sottoscritto il 6 marzo 2020, e definisce gli interessi, obiettivi e meccanismi di implementazione della Nazione per i 15 anni successivi. Nel secondo, approvato dal governo il 19 aprile, sono elencati gli obiettivi economici, sociali e infrastrutturali che il Paese si è prefissato di raggiungere nella regione.

In tale contesto, è rilevante sottolineare che la Russia sta altresì incrementando la propria presenza militare nell’area per assicurarsi le nuove rotte commerciali che ridurrebbero la distanza tra Cina e Europa. Le recenti immagini satellitari dell’Artico hanno rivelato, il 5 aprile, un netto accumulo di basi militari e installazioni russe lungo la costa. Sono numerosi gli aeroporti, le basi navali, i porti e le piste di atterraggio dell’era sovietica in corso di ammodernamento e ristrutturazione. Tra le località artiche, Mosca sta concentrando la sua presenza nella zona orientale, sull’Isola di Kotelnt, mentre a Ovest è stata registrata attività nei pressi di Nagurskoye. La presenza russa di attesta anche nel territorio di Provideniya e le Isole Wrangel, nel Nord-Est.

Dall’altra parte, gli Stati Uniti ritengono che il Cremlino, con la sua strategia di penetrazione nell’Artico, potrebbe mirare a stabilire il controllo su aree più lontane e inaccessibili ma che, presto, saranno libere dai ghiacciai. Inoltre, il Ministero della Difesa degli USA ha rivelato di temere che la Russia voglia imporre determinate regole di transito sull’importante rotta del Mare del Nord (NSR). Quest’ultima rappresenta un corridoio marittimo tra Cina ed Europa in grado di ridurre il percorso del 40% rispetto alla navigazione attraverso il canale di Suez. Complice lo scioglimento dei ghiacciai, negli ultimi anni, la NSR ha registrato un forte aumento del traffico marittimo.

Così come gli Stati Uniti temono che la Russia intenda militarizzare la regione artica ed imporre tasse e limitazioni di transito alle imbarcazioni straniere, anche Mosca non ha accolto con favore i recenti accordi che Washington ha sottoscritto con Oslo per la cooperazione militare nell’area. Nello specifico, la portavoce degli Esteri russa, Maria Zakharova, ha richiamato l’attenzione sulla firma dell’intesa sulla cooperazione militare tra Stati Uniti e Norvegia, avvenuta il 16 aprile. L’intesa permetterà agli USA di costruire le strutture di tre aeroporti norvegesi e una base navale, oltre a facilitare l’appoggio militare del Paese nordico in caso di crisi o di guerra. I timori di Zacharova sono stati condivisi anche dal ministro della Difesa del Paese, Sergey Shoigu, il quale ha contestato l’incremento della presenza militare degli USA nell’area. Tra le contromisure prese dalla Russia, centrali sono quelle legate al rafforzamento della capacità di difesa della Flotta del Nord per “proteggere gli interessi nazionali”.  

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione