Malta-Libia: incontro tra ministri dell’Interno, focus su immigrazione

Pubblicato il 9 giugno 2021 alle 13:14 in Immigrazione Libia Malta

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Durante l’incontro, a Tripoli, con l’omologo libico Khaled Mazen, martedì 8 giugno, il ministro dell’Interno maltese, Byron Camilleri, ha confermato l’attivazione dei precedenti accordi tra i due Paesi nel campo della lotta al traffico di sostanze stupefacenti, al riciclaggio di denaro, all’immigrazione clandestina, al contrabbando e alla criminalità organizzata. Lo ha riportato l’ufficio stampa del Ministero dell’Interno libico, sottolineando che Camilleri ha ribadito, durante le discussioni, il sostegno all’addestramento della Guardia Costiera del Paese nordafricano per aumentarne l’efficienza nel Mediterraneo. Mazen, da parte sua, ha evidenziato che la questione dei flussi migratori illegali è un dossier comune e globale, di cui tutti dovrebbero sostenere gli oneri. Riprendendo una posizione già espressa dal primo ministro libico, Abdelhamid Dbeibah, in un incontro con la Commissaria UE per gli Affari Interni, Ylva Johansson, il 7 giugno, Mazen ha ricordato che la questione dell’immigrazione non è limitata alla sola Libia e che necessita di una cooperazione seria su più livelli. Oltre al ministro dell’Interno Mazen, Camilleri e la sua delegazione hanno incontrato anche il ministro per l’Immigrazione, Ijdid Maatouk Jadeed, e i rappresentanti del Ministero della Difesa e della Guardia Costiera libica.

Lo scorso anno, La Valletta aveva firmato un accordo con il governo di Tripoli per combattere l’immigrazione irregolare nel Mediterraneo. I piani finanziati da Malta prevedevano l’istituzione di centri di coordinamento nella capitale libica e in quella maltese. Il memorandum d’intesa, siglato il 28 maggio 2020, affermava che questi centri avrebbero offerto “il necessario supporto relativo alla lotta all’immigrazione illegale in Libia e nella regione del Mediterraneo”. Ciascuno dei centri di coordinamento deve essere composto da tre funzionari, finanziati dal governo di Malta. Il memorandum rimarrà valido per tre anni.

Relativamente all’accordo, Camilleri ha affermato, l’8 giugno, che, mentre molto resta ancora da fare sulla questione, vanno comunque riconosciuti gli sforzi delle autorità libiche. “Un anno dopo la firma dell’accordo, le autorità libiche hanno dimostrato di essere dei veri partner nella lotta al traffico di esseri umani. Mentre Malta è stata lasciata sola sulla questione un anno fa, ora siamo soddisfatti che l’UE e vari Paesi europei stiano riconoscendo che questo problema non può essere affrontato senza il contributo della Libia”, ha affermato il ministro.

Qualche giorno fa, venerdì 4 giugno, il ministro degli Esteri libico, Najla al-Mangoush, aveva incontrato i suoi omologhi italiani e maltesi e il commissario europeo per il vicinato e l’allargamento, Oliver Varhelyi, per discutere della cooperazione contro l’immigrazione clandestina. “La Libia ha sofferto per l’immigrazione illegale”, aveva detto al-Mangoush in una conferenza stampa congiunta dopo l’incontro, aggiungendo che le parti avevano concordato di proteggere il confine meridionale libico dall’immigrazione clandestina con l’assistenza dell’Unione europea. Confermando la volontà dell’UE di sostenere la Libia, il commissario Varhelyi aveva poi evidenziato che la Libia stava tornando alla stabilità e alla sicurezza e che aveva bisogno di sviluppare la sua economia nel tentativo di fornire lavoro ai propri cittadini. Il ministro degli Esteri maltese, Evarist Bartolo, aveva confermato, dal canto suo, il sostegno di Malta al nuovo governo di unità nazionale della Libia, mentre l’italiano Luigi Di Maio aveva sottolineato l’importanza di rafforzare le relazioni di sicurezza con il Paese nordafricano e l’impegno per la stabilità e lo sviluppo a lungo termine della regione.

Secondo le stime della UN Refugee Agency (UNHCR), nel mese di maggio 2021, sono giunti in Europa, via mare e via terra, oltre 6.400 migranti, raddoppiando le cifre del mese precedente. Il Paese che ha accolto il maggior numero di stranieri risulta essere l’Italia, seguita da Spagna (9.689), Grecia (2.889), Cipro (682) e Malta (147). L’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM) ha stimato che il numero di morti e dispersi in mare nei primi quattro mesi del 2021 ammonta a 743, cifra significativamente superiore rispetto ai dati del 2020, quando, nello stesso periodo, persero la vita in mare 290 persone.

Lunedì 8 giugno, il ministro dell’Interno libico Mazen ha specificato che la Guardia Costiera del Paese avrebbe salvato, da inizio anno fino a fine maggio, circa 9.216 migranti che tentavano di attraversare il Mar Mediterraneo. Nello stesso periodo dell’anno scorso, il numero di immigrati soccorsi dalle autorità libiche è stato pari a 7.106 persone. “I centri di raccolta e rimpatrio sono sovraffollati e richiedono rapidi voli di ritorno volontario e reinsediamento”, ha affermato il ministro Mazen.

Secondo un recente rapporto dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), pubblicato il 26 maggio e intitolato “Lethal Disregard”, ovvero “Disprezzo letale”, nel 2020, in totale, almeno 10.300 migranti sono stati rimandati in Libia dalla Guardia Costiera. Il documento accusa le autorità libiche di adottare un modello di “comportamento sconsiderato e violento” nei confronti dei migranti, che include “lo sparare contro o vicino ai barconi, scontrandosi con loro, la violenza fisica contro le persone e l’uso di un linguaggio minaccioso o razzista”. Il rapporto sottolinea che di questo sarebbe responsabile anche l’Unione europea, che, insieme alle autorità libiche nel Mediterraneo centrale, non avrebbe dato la giusta priorità alla vita umana e alla sicurezza e ai diritti delle persone che tentano di raggiungere l’Europa dall’Africa. “Considerate le richieste di soccorso senza risposta, gli ostacoli agli sforzi di soccorso umanitario e i respingimenti libici, l’UE condivide con il Paese nordafricano la responsabilità di aver fatto morire in mare centinaia di migranti”, ha sottolineato, con toni duri, l’Ufficio delle Nazioni Unite. Il report aggiunge che “i casi di negligenza nella protezione dei diritti umani non sarebbero tragiche anomalie, ma piuttosto conseguenze di “decisioni politiche concrete e di effettive pratiche da parte delle autorità libiche, degli Stati membri e delle istituzioni dell’Unione Europea, nonché di altri attori”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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