Libia: l’Alto Consiglio di Stato chiede l’unificazione delle istituzioni militari

Pubblicato il 9 giugno 2021 alle 10:03 in Africa Libia

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Il capo dell’Alto Consiglio di Stato, Khaled al-Mishri, ha evidenziato la necessità di unificare le istituzioni militari prima di quelle civili. Le prime, è stato affermato, sono caratterizzate da “disordine”.

Le parole di al-Mishri sono giunte nel corso di una conferenza stampa dell’8 giugno, durante la quale ha espresso il rifiuto dell’Alto Consiglio di unificare le istituzioni civili prima di quelle militari, in un momento in cui la Libia è ancora in attesa della nomina delle cosiddette posizioni sovrane. Per al-Mishri, rivolgere lo sguardo alle istituzioni militari libiche risulta essere essenziale per garantire lo svolgimento delle elezioni programmate per il 24 dicembre prossimo, considerate un passo fondamentale nel cammino di transizione democratica intrapreso dal Paese Nord-africano. Al contempo, però, il capo dell’Alto Consiglio di Stato ha espresso il timore di un “conflitto ancora più violento” nel caso in cui i risultati di tali elezioni e, in particolare, la personalità scelta come capo del Consiglio presidenziale, non dovessero essere accettati.

Al-Mishri ha poi ribadito la necessità di tenere un referendum costituzionale prima delle elezioni di dicembre, senza che queste vengano rimandate. A tal proposito, la commissione nazionale per le elezioni è stata accusata si stare volutamente ritardando il referendum, considerato che questa ha ricevuto la bozza del testo costituzionale già a febbraio 2019. Ad ogni modo, andare alle urne, ha affermato al-Mishri, rappresenta una “scelta strategica” per l’Alto Consiglio di Stato. Motivo per cui, tutte le autorità e le istituzioni governative coinvolte sono state esortate a creare un ambiente idoneo al raggiungimento di tali obiettivi.

Le parole di al-Mishri mettono in luce alcuni dei nodi da sciogliere per garantire la continuazione del processo di transizione democratica in Libia. Tra questi, l’organizzazione di un referendum costituzionale. Come spiega al-Arab, il Forum di dialogo politico, l’organismo formato a seguito del cessate il fuoco del 23 ottobre, volto a guidare il percorso politico libico, non è ancora riuscito a trovare un consenso sulla base costituzionale che dovrà regolamentare lo svolgimento delle elezioni di dicembre. Non da ultimo, non è stato ancora stabilito se il capo del Consiglio presidenziale verrà eletto direttamente dal popolo o dal Parlamento, e se questo avrà pieni poteri o meno. L’Alto Consiglio di Stato, così come gli esponenti politici vicini alla Fratellanza musulmana, incoraggiano l’organizzazione di un referendum prima di dicembre. Altri, invece, sostengono che questo possa rallentare il processo elettorale. A detta di alcuni analisti, il problema non consiste nel referendum in sé, bensì nell’eventuale rifiuto della bozza costituzionale da parte dei libici, che potrebbe costringere la Commissione responsabile della sua elaborazione a rivederla e a indire successivamente un nuovo referendum, posticipando, in tal modo, le elezioni legislative e presidenziali.

Un altro dossier ancora irrisolto riguarda la nomina delle cosiddette posizioni sovrane, tra cui il governatore della Banca centrale. Si tratta di una mossa fondamentale per proseguire con l’approvazione del bilancio di Stato, della legislazione per le elezioni e per portare avanti le misure promesse dal primo ministro ad interim, Abdulhamin Dabaiba. A tal proposito, al-Mishri ha affermato, sempre l’8 giugno, che inizierà a ricevere i curricula dei candidati, i quali saranno successivamente chiamati a presentare le proprie idee. Il 4 giugno, il presidente della Camera dei Rappresentanti, Aguila Saleh, aveva, invece, annunciato la formazione di una commissione internazionale volta a selezionare le posizioni sovrane, che verrà supervisionata dalle Nazioni Unite, sotto l’egida del Regno del Marocco.

Nel frattempo, si è in attesa di una “Conferenza di Berlino 2”, prevista per il 23 giugno. Questa verrà ospitata dalla Germania, sulla falsariga dell’incontro svoltosi il 19 gennaio 2020. Al centro delle discussioni vi sarà la questione relativa all’allontanamento di mercenari e forze straniere, le elezioni del 24 dicembre 2021 e l’unificazione dell’apparato di sicurezza. A tal proposito, la ministra degli Esteri libica, Najla al-Mangoush, l’8 giugno, ha tenuto un incontro informale con il suo omologo turco, Mevlut Cavusoglu, per discutere dei preparativi dell’incontro, oltre che di questioni di mutuo interesse e degli sforzi da profondere per portare stabilità in Libia.

Era stata proprio Berlino ad ospitare, il 19 gennaio 2020, diversi attori regionali e internazionali, i quali avevano discusso delle piste da seguire per risolvere la crisi libica. Ad oggi, le tensioni, a cui la Libia ha assistito dal 15 febbraio 2011, sembrano essersi placate. In particolare, un accordo di cessate il fuoco, siglato il 23 ottobre 2020 all’interno del Comitato militare congiunto 5+5, ha dato impulso al percorso politico, verso la transizione democratica auspicata, che si prevede culminerà con le elezioni del 24 dicembre prossimo. Una delle tappe più significative è stata rappresentata dalle elezioni del 5 febbraio scorso, che hanno portato alla nomina di nuove autorità esecutive ad interim.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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