Come cambierà la posizione della Russia come esportatore di gas fino al 2035

Pubblicato il 9 giugno 2021 alle 9:13 in Russia

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La Federazione Russa potrebbe perdere il suo vantaggio globale nelle esportazioni di gas entro il 2024, pur rimanendo tra le prime tre nazioni. Tale proiezione è contenuta nel Piano di Strategia Energetica fino al 2035, approvato dal Governo russo il 9 giugno 2020, il quale mira ad aumentare l’offerta di gas all’estero e a restare nei primi tre posti nella classifica di esportatori. In particolare, Mosca manterrà chiaramente la sua prima posizione in termini di esportazioni di gas fino al 2024, ma, a partire da quell’anno, la nazione scalerà al secondo posto.

Secondo le stime della Strategia, la produzione di gas in Russia aumenterà, da 727,6 miliardi di metri cubi nel 2018, a 907 miliardi entro il 2035, o, nel caso migliore, fino a 983 miliardi. Tale crescita sarà trainata principalmente dalle esportazioni, le quali raggiungeranno i 284-320 miliardi di metri cubi nel 2035, rispetto ai 220,6 miliardi nel 2018. Anche il consumo interno lordo di gas aumenterà a 520-544 miliardi di metri cubi entro il 2035 rispetto ai 494 miliardi del 2018. Parallelamente, si prevede che le esportazioni di gas naturale liquefatto (GNL) saliranno alle stelle, con a 110-127 miliardi di metri cubi entro il 2035 rispetto ai 26,9 miliardi del 2018.

Un altro punto chiave della nuova Strategia di Mosca, legato al gas, è l’attenzione allo sviluppo delle risorse in Siberia orientale e nell’Estremo Oriente russo. Il motivo del rinnovato interesse verso queste zone è la loro posizione strategica, la quale consentirà alla Federazione Russa di ampliare e diversificare il proprio mercato di esportazione di gas verso la regione dell’Asia-Pacifico. La base di questa nuova area di crescita sarà costituita dal giacimento di gas Chayandinskoye a Sakha e da quello di Kovykta a Irkutsk, i quali rappresentano gli snodi principali per le consegne di gasdotti verso la Cina, oltre ai depositi della regione centrale di Krasnoyarsk e, infine, alla piattaforma di Sachalin, che può fornire volumi sia per le consegne di gas sia di GNL verso l’Asia.

Proprio lo sviluppo del GNL sembra essere un’altra “scommessa” della Russia. Entro il 2030, lo sviluppo di progetti in tale settore potrebbe attrarre fino a 150 miliardi di dollari in investimenti nell’economia locale. Inoltre, incentivi quali un dazio all’esportazione zero sul GNL, un’imposta mineraria zero su una serie di progetti e altre agevolazioni fiscali dovrebbero ulteriormente incoraggiare gli investimenti nella sua produzione. Secondo le stime, la realizzazione del potenziale di sviluppo del GNL fino al 2035 potrebbe portare a una crescita aggiuntiva del PIL russo di circa l’1,5% l’anno, dopo che l’industria avrà raggiunto una capacità potenziale di 140 milioni di tonnellate annuali. I principali concorrenti di Mosca nel mercato del gas naturale liquefatto fino al 2030 saranno Qatar, Australia e Stati Uniti.

Pertanto, il futuro del gas russo, secondo la Strategia 2035, sarà segnato da una crescita relativamente modesta del consumo interno di gas, e dal potenziale al rialzo della domanda di esportazione. Tuttavia, la continua crescita dell’uso domestico del gas si scontra con un altro obiettivo chiave fissato dalla Strategia, ovvero la “razionalizzazione” dell’uso della risorsa nell’economia russa. L’aumento dei prezzi interni del gas e la riforma del suo mercato potrebbero consentire risparmi energetici e una concorrenza più efficace tra il gas e altre fonti di combustibile. Ciò nonostante, tale possibilità è stata scartata dalla Strategia 2035, la quale riconosce invece che il gas continuerà a svolgere un ruolo di primo piano nel consumo energetico della Russia. Quest’ultimo, di fatto, manterrà la sua quota nel mix energetico nazionale al 46% fino al 2035.

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Mariela Langone

di Redazione