Russia-UE: colloqui telefonici tra Putin e Michel

Pubblicato il 8 giugno 2021 alle 6:31 in Europa Russia

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Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha tenuto, lunedì 7 giugno, colloqui telefonici con il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Sul tavolo le relazioni bilaterali tra Mosca e Bruxelles e le ultime questioni della politica internazionale.

Putin ha osservato che, nonostante la Federazione Russa e l’Unione Europea siano partner chiave l’una per l’altra nel settore economico e degli investimenti, lo stato attuale delle relazioni bilaterali “non può essere definito soddisfacente”. Pertanto, i due leader hanno concordato che sarebbe opportuno che Mosca e Bruxelles tornino a cooperare in modo pragmatico per soddisfare gli interessi del blocco europeo, nonché della Federazione. È per tale ragione che sia Putin sia Michel hanno ribadito quanto sia importante migliorare l’interazione russo-europea, soprattutto per avviare discussioni riguardanti la lotta al cambiamento climatico e la risoluzione dei conflitti regionali.

Nel corso dei colloqui telefonici, Putin e Michel hanno altresì affrontato la situazione attuale nell’area del Nagorno-Karabakh, territorio conteso tra Armenia e Azerbaigian. Al fine di stabilizzare la situazione nell’area, i due leader hanno sottolineato il ruolo chiave svolto dal trattato di pace del 9 novembre 2020 e dalle dichiarazioni dell’11 gennaio. Questi ultimi hanno posto l’accento al ripristino dei collegamenti economico-commerciali, nonché di trasporto nella regione. Il presidente del Consiglio europeo ha altresì affermato di sostenere il lavoro svolto dai co-presidenti del Gruppo OSCE di Minsk, formato da Russia, Stati Uniti e Francia.

Tra le altre tematiche della conversazione telefonica russo-europea, centrale è stata la discussione focalizzata su Bielorussia e Ucraina. Quanto alla prima, Michel e Putin hanno affrontato il dirottamento del volo Ryanair ordinato da Minsk, il 23 maggio. Il presidente della Federazione Russa ha definito “controproducenti” le sanzioni punitive varate da Bruxelles perché altro non sono che un tentativo di “ingerenza” negli affari interni del Paese. Il secondo punto, ovvero la situazione in Ucraina e l’escalation che, nel mese di aprile, è culminata con il dispiegamento di circa 100.000 militari russi lungo il confine con l’Ucraina Orientale, entrami hanno ribadito l’importanza di attenersi alle disposizioni contenute negli Accordi di Minsk del 2015. Inoltre, Putin ha sottolineato che le autortià di Kiev dovrebbero avviare un dialogo costruttivo con i leader delle autoproclamate Repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk per “legalizzare lo status speciale del Donbass”.

È importante ricordare che gli Accordi di Minsk sono composti dal protocollo di Minsk e gli accordi di Minsk II. Il primo piano di pace era stato firmato il 5 settembre 2014 dall’Ucraina, dalla Russia, dalla Repubblica Popolare di Donetsk e dalla Repubblica Popolare di Lugansk, sotto l’egida dell’Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza Economica (OCSE). Tuttavia, l’obbligo per il cessate il fuoco non venne rispettato e i combattimenti proseguirono ulteriormente. Pertanto, un anno dopo, il 12 febbraio 2015, i leader del “quartetto Normandia” concordarono un nuovo cessate il fuoco e sottoscrissero un nuovo pacchetto di misure per l’attuazione degli accordi del 2014, gli accordi di Minsk II.

Infine, gli ultimi sviluppi nel quadro delle relazioni bilaterali russo-europee sembrano, da una parte, confermare l’intenzione di Mosca e Bruxelles di rilanciare il dialogo ma, dall’altra, negarla. In tale quadro, è rilevante sottolineare che il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, nel corso del vertice russo-europeo del 31 maggio, sebbene abbia concretamente manifestato l’interesse a riavviare il dialogo russo-europeo, ha anche sottolineato che tutti i “passi ostili” che Bruxelles sta avanzando contro Mosca non resteranno impuniti. Inoltre, la Russia ha varato, il 14 maggio, una “lista dei Paesi ostili”, includendovi la Repubblica Ceca e gli Stati Uniti. Parallelamente, è importante ricordare che, nel mese di maggio, sono stati numerosi i funzionari europei ad affermare di voler invertire la tendenza negativa delle relazioni con la Russia. Nello specifico, il 10 maggio, l’Alto Rappresentante dell’UE, Josep Borrell, ha manifestato l’intenzione di voler evitare un’ulteriore escalation nei rapporti bilaterali tra la Russia e il blocco europeo. Tali dichiarazioni sono state altresì supportate dal ministro degli Esteri della Germania, Heiko Maas, e il suo omologo slovacco, Ivan Korchok. Il 3 maggio, inoltre, i funzionari dell’UE hanno riferito all’ambasciatore russo a Bruxelles, Vladimir Chizhov, di condannare le recenti azioni di Mosca, ma che, nonostante ciò, il blocco volesse invertire la tendenza negativa che ha portato al deterioramento delle relazioni bilaterali.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione