Russia: nuove sanzioni contro 9 funzionari del Canada

Pubblicato il 8 giugno 2021 alle 11:19 in Russia USA e Canada

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La portavoce del Ministero degli Esteri della Federazione Russa, Maria Zacharova, ha dichiarato, lunedì 7 giugno, che le autorità del Paese hanno introdotto sanzioni contro nove funzionari canadesi in risposta alle analoghe misure restrittive che Ottawa ha varato contro Mosca, il 24 marzo, a sostegno dell’oppositore russo, Alexey Navalny.

Ad essere inclusi nella “lista nera” sono stati nove canadesi che, a detta delle autorità del Paese, avrebbero perseguito una politica “anti-russa” attraverso le precedenti sanzioni. Tra gli individui a cui è stato imposto il divieto di accedere al territorio della Federazione, vale la pena menzionare il ministro della Giustizia, David Lametti, il ministro degli Affari Intergovernativi, Dominic LeBlanc, il viceministro del Dipartimento della Difesa nazionale, Jody Thomas, il vicecapo di Stato Maggiore, Michael Rouleau, e il comandante dell’Intelligence canadese, Brian Brennan. Come ha osservato il Ministero degli Esteri russo, il Canada continuerebbe a perpetrare “iniziative anti-russe, unendosi alle infondate accuse di aggressione russa” contro Kiev. Il Cremlino ha definito tali azioni come “ingerenza” negli affari interni del Paese.

In una dichiarazione, Zacharova ha affermato che le sanzioni imposte nel mese di marzo da parte del Dipartimento degli Esteri di Ottawa hanno contribuito al “deterioramento” delle relazioni bilaterali e, di conseguenza, hanno ridotto le possibilità di rilanciare il dialogo russo-canadese. Nonostante le nuove misure di Mosca, la portavoce degli Esteri del Cremlino ha ribadito che il Paese è disposto a rilanciare le relazioni bilaterali sulla base del principio di “mutuo rispetto”. Zacharova ha altresì posto l’accento alla cooperazione tra i due Paesi nelle aree di reciproco interesse, ovvero l’Artico.

Il giorno successivo, martedì 8 giugno, il Ministero degli Esteri del Canada ha definito “infondate” e “inaccettabili” le nuove misure punitive. Inoltre, le autorità del Paese si sono dette “preoccupate” in merito alla gestione dei diritti umani in Russia.

In precedenza, il 24 marzo, il Canada aveva annunciato l’imposizione di nuove sanzioni contro la Russia per il caso Navalny e l’aggravamento delle sue condizioni di salute nella colonia penale in cui sta scontando la pena. Con tale mossa, Ottawa si è allineata a Washington e a Bruxelles, i quali avevano già preso provvedimenti contro Mosca. Nello specifico, le misure sono state adottate contro nove alti funzionari russi per “gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani”, e prevedono il divieto di ingresso in Canada e il congelamento di conti bancari aperti nel Paese. Tra questi rientrano il direttore del Servizio Federale per la Sicurezza di Mosca (FSB), Alexander Bortnikov, il primo vicecapo di Stato Maggiore del Cremlino, Sergei Kirienko, e il direttore di Rosguard, Viktor Zolotov.

Ad imporre per prima sanzioni punitive contro Mosca è stata l’Unione Europea. Quest’ultima, lo scorso 22 febbraio, aveva inserito nella lista nera 4 individui ritenuti responsabili dell’arresto del dissidente russo Nalavy. Anche gli Stati Uniti, seguendo le orme del blocco, il 2 marzo, avevano varato nuove restrizioni contro alcuni individui ed entità di Mosca perché accusati di essere legati all’arresto del dissidente. La Federazione, in risposta, aveva definito le misure restrittive di Bruxelles e “un attacco anti-russo ostile”.

Il 44enne Navalny, dopo aver subito un avvelenamento da gas nervino Novichok, ha fatto ritorno in Russia, dove è stato arrestato, il 17 gennaio 2020. A distanza di breve tempo, il 2 febbraio, il Tribunale del Paese lo ha condannato a 2 anni e 3 mesi per appropriazione indebita nell’ambito del processo Yves Rocher del 2014. La società di cosmesi francese, dal canto suo, ha sempre negato di aver subito danni a causa del dissidente.

Le condizioni di salute dell’oppositore sono peggiorate dal 31 marzo, data in cui ha avuto inizio il suo sciopero della fame per protestare contro le mancate cure mediche della struttura penitenziaria. Dall’altra parte, la colonia penale russa ha continuato a negare la gravità della situazione e a definire “soddisfacenti” le condizioni dell’oppositore. Il dissidente, il 23 aprile, a seguito delle cure fornite dal servizio ospedaliero, ha interrotto lo sciopero della fame. Il 19 aprile, è stato poi trasferito all’ospedale penitenziario IK-3 della regione di Vladimir, a 200 km da Mosca, dopo che, il 18 aprile, la sua portavoce , Kira Yarmish, ha reso nota la criticità delle sue condizioni di salute, affermando che la vita di Navalny è appesa a un filo. Tali dichiarazioni hanno profondamente scosso l’Occidente, che ha esortato Mosca a non aggravare di proposito lo stato del 44enne.

In tale quadro, è importante sottolineare che i sostenitori dell’oppositore ritengono che le accuse siano un espediente delle autorità del Paese per ridurre l’influenza dell’uomo sui cittadini russi, i quali sostengono la sua attività politica antigovernativa e di critica al sistema oligarchico russo. Tuttavia, il Cremlino ha sempre smentito le accuse, definendo legittimo il processo intentato. Non sono state dello stesso avviso le migliaia di cittadine che, a seguito dell’arresto, hanno riempito le piazze di oltre 200 città del Paese per richiederne il rilascio. Una seconda ondata di proteste ha avuto luogo, lo scorso 31 gennaio. Recentemente, il 22 aprile, circa 6.000 persone hanno preso parte alle manifestazioni per contestare le gravi condizioni di salute di Navalny causate dal Servizio penitenziario russo. Quest’ultimo, a detta dei sostenitori, avrebbe deliberatamente contribuito ad aggravarne lo status psico-fisico su ordine del Cremlino che, anche in questo caso, ha respinto le accuse.  

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione