Libia, Dbeibah sull’immigrazione: “Da soli non possiamo fermarla”

Pubblicato il 8 giugno 2021 alle 13:08 in Europa Immigrazione Libia

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Il primo ministro del Governo di unità nazionale libico (GNU), Abdelhamid Dbeibah, ha sottolineato che la Libia, essendo un Paese di transito, non è in grado di fermare da sola la crisi migratoria, ma necessita di una seria cooperazione con l’Unione Europea e con i Paesi di origine dei migranti.

E’ quanto emerso al termine di un incontro, lunedì 7 giugno, con la Commissaria UE per gli Affari Interni, Ylva Johansson, durante il quale si è discusso del tema dell’immigrazione irregolare e del traffico di esseri umani, nonché dei metodi per sostenere gli sforzi del GNU nell’affrontare questa situazione e le conseguenze che ne derivano. Entrambe le parti hanno sottolineato la necessità di un vero partenariato per gestire la crisi, considerato che la migrazione è una questione delicata, che richiede una varietà di strategie diverse per essere affrontata alla radice, inclusa la realizzazione di progetti di sviluppo nei Paesi di origine. I due hanno anche discusso del sostegno alle autorità libiche attraverso programmi di formazione per i membri dell’Agenzia per il controllo delle migrazioni e hanno parlato di come sviluppare e aumentare le capacità della Guardia costiera libica, attraverso l’addestramento e il supporto materiale.

Oltre al premier Dbeibah, la commissaria dell’UE ha incontrato a Tripoli anche il ministro libico dell’Interno, Khaled al Tijani Mazen, e il ministro responsabile per la migrazione, Maatouk Jadeed. Nel discutere con le controparti del Governo di unità nazionale, Johansson si è focalizzata principalmente su tematiche quali il sostegno al percorso politico della Libia, la migrazione e la gestione delle frontiere, la protezione e l’assistenza umanitaria, così come la sicurezza. La visita segue quella del commissario all’Allargamento, Oscar Varhely, con il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio. 

Nel frattempo, la Commissione europea ha confermato il valore della quota del nuovo strumento di vicinato, sviluppo e cooperazione internazionale (NDICI) che sarà destinata alla gestione della migrazione. Si tratta di circa 8 miliardi di euro, pari al 10% del budget totale da 79,5 miliardi. Il fondo, che sosterrà le azioni dell’UE nei Paesi terzi, varrà per il periodo 2021-2027 e sarà votato in una sessione plenaria del Parlamento europeo questa settimana.

Ne ha parlato la Commissaria UE alle partnership internazionali, Jutta Urpilainen, durante un briefing ristretto con alcuni media, tra cui l’agenzia di stampa italiana ANSA. Il budget indicativo da 8 miliardi di euro servirà ad affrontare le varie sfide della migrazione in Libia. “Per la prima volta, c’è un fondo unico per il finanziamento delle politiche di vicinato, sviluppo e cooperazione internazionale, che ne rimpiazza dieci. Questo permetterà di evitare sovrapposizioni e di combinare al meglio le risorse con una maggiore flessibilità”, ha spiegato Urpilainen.

Gli obiettivi riflettono le priorità dell’UE e si prevede che non ci saranno solo “programmi specifici per Paese”, ma anche programmi a carattere “regionale”. Tra i vari target, “il 30% della spesa sarà impiegato in progetti legati ai cambiamenti climatici, mentre il 20% verrà dedicato allo sviluppo del capitale umano”, con un’attenzione particolare all’istruzione. Nello specifico, 29,18 miliardi di euro del pacchetto complessivo saranno destinati alla cooperazione con i Paesi dell’Africa sub-sahariana e almeno 19,32 miliardi al vicinato, tra cui rientra, ad esempio, la Tunisia.

Secondo le stime della UN Refugee Agency (UNHCR), nel mese di maggio 2021, sono giunti in Europa, via mare e via terra, oltre 6.400 migranti, raddoppiando le cifre del mese precedente. Il Paese che ha accolto il maggior numero di stranieri risulta essere l’Italia, seguita da Spagna (9.689), Grecia (2.889), Cipro (682) e Malta (147). L’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM) ha stimato che il numero di morti e dispersi in mare nei primi quattro mesi del 2021 ammonta a 743, cifra significativamente superiore rispetto ai dati del 2020, quando, nello stesso periodo, persero la vita in mare 290 persone.

Per quanto riguarda l’Italia, i dati del Ministero dell’Interno riferiscono che, complessivamente, dal primo gennaio al 31 maggio 2021, sono sbarcati oltre 14.000 migranti, segnando un aumento importante rispetto ai dati dello stesso periodo del 2020, pari a poco più di 5.000. Le prime cinque nazionalità dei migranti sono bengalese, tunisina, ivoriana, eritrea e guineana. Dall’inizio dell’anno, invece, i minori non accompagnati ammontano a 2.279.

Come dimostrano i dati, il mese di maggio è stato caratterizzato da un importante aumento di sbarchi. Questo trend crescente è partito dal mese di marzo, quando il numero di migranti in transito nel Mediterraneo è aumentato di quasi quattro volte, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, raggiungendo quota 1.800 persone. Tunisia e Costa d’Avorio sono i Paesi da cui è partito il maggior numero di migranti. Sempre a marzo, nel Mediterraneo occidentale, invece, sono stati registrati circa 1050 attraversamenti illegali, quasi il doppio rispetto allo stesso mese del 2020. Tuttavia, il totale per i primi tre mesi del 2021 sulla rotta occidentale si è attestato a circa 2.700, ovvero l’8% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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