La Francia sospende la cooperazione con la Repubblica Centrafricana

Pubblicato il 8 giugno 2021 alle 12:39 in Francia Repubblica Centrafricana Russia

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Il 7 giugno, la Francia ha sospeso la cooperazione militare e il supporto economico al governo della Repubblica Centrafricana (RCA), accusato di essere “complice” in una campagna anti-francese, promossa dalla Russia.

Secondo quanto ha riferito il quotidiano francese, Le Monde, il Ministero delle Forze Armate di Parigi ha reso noto che lo Stato centrafricano è considerato complice in una campagna contro la presenza francese nel Paese, guidata dalla Russia. “In diverse occasioni, le autorità centrafricane hanno preso impegni che non hanno mantenuto, sia politicamente nei confronti dell’opposizione sia in termini di comportamento nei confronti della Francia, che è l’obiettivo di una massiccia campagna di disinformazione”, hanno denunciato le autorità di Parigi, annunciando la sospensione delle collaborazioni. “I russi non ci sorprendono, ma i centrafricani, nella migliore delle ipotesi, sono complici”, hanno aggiunto.

La Francia, ex potenza coloniale, ha circa 100 soldati stanziati nella missione europea EUTM-RCA, che conta quasi 200 unità, che addestrano le forze armate locali. Altri 10 militari francesi partecipano alla missione di pace delle Nazioni Unite nella Repubblica Centrafricana (MINUSCA), che stanzia circa 12.000 caschi blu nella regione. Queste 110 unità torneranno a Parigi ed sarà sospeso anche l’addestramento militare fornito alle Forze Armate Centrafricane (FACA) di stanza in Gabon, secondo quanto ha riferito il Ministero francese. La Francia è intervenuta nella Repubblica Centrafricana, il 5 dicembre 2013, con l’operazione Sangaris. Lo stesso giorno, la Risoluzione 2127 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha autorizzato dispiegamento di una missione internazionale di sostegno per ristabilire l’ordine e porre fine alle tensioni religiose che hanno a lungo dilaniato il Paese. In tale contesto, si inserisce il supporto della Francia alla CAR, in primo luogo, e della Russia, più recentemente. 

Da quando ha ottenuto l’indipendenza da Parigi nel 1960, la Repubblica Centrafricana ha vissuto decenni di violenze ed instabilità diffuse. L’ex presidente François Bozize è salito al potere con un colpo di Stato, il 15 marzo 2003, e ha governato fino al 2013. Il 10 dicembre 2012, un gruppo di milizie a maggioranza islamica del Nord del Paese, note come Seleka (“coalizione” in lingua Sango) hanno lanciato un’offensiva contro il governo Bozize. Il 24 marzo del 2013, i combattenti sono riusciti a prendere il controllo della capitale, Bangui, in un nuovo colpo di Stato. All’offensiva e alle violenze diffuse di Seleka hanno risposto le coalizioni Anti-Balaka, composte principalmente da combattenti cristiani del Sud. Il nome, in slang locale, significa “quelli che portano gli amuleti contro i kalashnikov”. 

Dopo oltre un anno di violenze, che hanno sollevato da subito il timore di un genocidio in corso da parte delle Nazioni Unite, il 24 luglio 2014, fazioni ex Seleka e rappresentanti Anti-Balaka hanno firmato un accordo di cessate il fuoco. Alla fine del 2014, il Paese è stato di fatto diviso in due parti, con i militanti cristiani che controllavano il Sud e l’Ovest, da cui la maggior parte dei musulmani era stata evacuata, e i gruppi ex-Seleka che controllavano il Nord e l’Est. Lo stanziamento di truppe internazionali ha cercato di garantire una stabilizzazione del Paese, ma le violenze sono continuate a scoppiare regolarmente tra i due gruppi. Nel 2016, si sono tenute le prime elezioni dopo la guerra civile, vinte da Faustin-Archange Touadéra, già primo ministro in un governo di Bozize.

In tale contesto, l’ex presidente è stato condannato per crimini contro l’umanità e istigazione al genocidio, dato il suo ruolo nel foraggiare una delle parti e quindi le terribili violenze della guerra civile, per cercare di tornare al potere. Per la stessa ragione, l’ex presidente è soggetto alle sanzioni delle Nazioni Unite e gli è stata negata la possibilità di candidarsi alle elezioni della Repubblica Centrafricana del 27 dicembre del 2020, vinte nuovamente da Touadéra. Nel bel mezzo di nuove violenze, alcuni candidati dell’opposizione e una coalizione di gruppi armati di recente formazione, la Coalition of Patriots for Change (CPC), avevano chiesto il rinvio delle elezioni, ma il governo e le Nazioni Unite avevano respinto la richiesta.

Quindi, il 20 dicembre 2020, il CPC, composto da gruppi armati accusati di crimini di guerra da Human Rights Watch (HRW), aveva lanciato un’offensiva e minacciato di marciare su Bangui, per un nuovo colpo di Stato. L’esercito centrafricano e le forze di pace delle Nazioni Unite erano riuscite ad evitare l’ennesimo golpe e a frenare i ribelli, che avevano preso il controllo della periferia della capitale. Il governo ha accusato Bozize di aver organizzato il tentato il colpo di Stato. In una situazione così precaria, tuttavia, l’esecutivo ha visto arrivare nuovi aiuti da Mosca, un alleato recente della Repubblica Centrafricana, che aveva stanziato le sue prime truppe nel Paese nel 2018. 

Il 22 dicembre 2020, la Russia ha annunciato l’invio di ulteriori truppe nella Repubblica Centrafricana, in vista delle elezioni del 27 dicembre. Il Ministero degli Affari Esteri russo ha specificato che si trattava di istruttori militari, il cui compito era addestrare e fornire consulenze alle forze armate locali. La crescente presenza della Russia ed una latente insofferenza verso l’ex potenza coloniale francese, che interessa tutta la regione, ha causato attriti tra Parigi e Bangui. La RCA ora dovrà rinunciare al supporto francese, in un momento ancora instabile per il Paese. L’ultima violenza si è verificata infatti il 28 maggio, quando l’esplosione di una bomba nella città di Bandiba, nel Nord-Ovest della Repubblica Centrafricana, al confine con il Ciad, ha causato la morte di 3 soldati russi e 6 agenti delle forze armate locali. 

Come sottolinea un’analisi della Jamestown Foundation, nonostante il governo della Repubblica Centrafricana sia de facto incapace di garantire la sicurezza e fornire servizi pubblici essenziali, il Paese rimane estremamente interessante per i partner internazionali, poiché è ricco di risorse naturali, che spaziano dall’oro e l’uranio, agli idrocarburi e ai rari tipi di legno. Per quanto riguarda la sua principale risorsa strategica, il diamante, la RCA è stata classificata tra i primi dieci Stati che ne sono più dotati al mondo. Nonostante la complicata situazione nazionale in termini di sicurezza, la Repubblica Centrafricana rischia quindi di essere un’arena di competizione sempre più attraente per nuovi partner internazionali e la Russia è uno di questi. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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