La Cina ribadisce il sostegno al Myanmar

Pubblicato il 8 giugno 2021 alle 17:00 in Cina Myanmar

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Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha incontrato il suo omologo del Myanmar, Wunna Maung Lwin, che rappresenta la giunta militare al potere nel Paese dal primo febbraio scorso, a Chongqing, in Cina, l’8 giugno, data in cui ricorre il 71esimo anniversario dell’allacciamento delle relazioni diplomatiche tra Cina e Myanmar.

In tale occasione, Wang ha affermato che la politica “amichevole” della Cina nei confronti del Myanmar non è stata influenzata dai cambiamenti interni ed esterni al Paese del Sud-Est Asia, dove dal primo febbraio scorso l’Esercito si è impossessato del potere. Wang ha affermato che la Cina sosterrà sempre un percorso di sviluppo che si adatti alla situazione nazionale del Myanmar. Pechino intende promuovere le relazioni con tale Paese sulla base dei cinque principi di coesistenza pacifica, che prevedono la non interferenza negli affari interni l’uno dell’altro, così come il rispetto dell’integrità territoriale e della sovranità reciproci.

Rispetto alla crisi in corso in Myanmar, Wang ha affermato che la Cina sostiene una risoluzione rapida, politica e attraverso il dialogo delle divergenze esistenti tra le parti interne al Paese in base  alla sua costituzione e al suo quadro giuridico. Wang ha poi confermato il sostegno della Cina per la risoluzione in cinque punti della crisi in Myanmar proposta dai Paesi dell’Associazione del Sud-Est asiatico (ASEAN), il 24 aprile scorso. La Cina ha quindi chiesto al ministro della giunta militare birmana di evitare le violenze, di ripristinare la stabilità sociale e di riavviare il processo democratico interno. Da parte sua, Pechino continuerà infine a sostenere il Myanmar nella lotta alla pandemia.

Da parte sua il ministro degli Esteri del Myanmar ha affermato che il proprio Paese “è impegnato a mantenere la stabilità nazionale e la tranquillità sociale” e ha affermato di apprezzare il sostegno cinese al processo di pace e riconciliazione interno al proprio Paese. A tal proposito,  Wunna Maung Lwin ha affermato che il Myanmar è disposto a portare avanti la comunicazione con la Cina sul tema.

L’incontro dell’8 giugno è avvenuto in seguito ad una visita in Cina dei ministri degli Esteri dell’ASEAN e a poca distanza dal primo dialogo tra l’ambasciatore cinese in Myanmar, Chen Hai, e il leader della giunta militare al potere, Min Aung Hlaing, il 5 giugno scorso. Per The Diplomat, quest’ultimo incontro aveva rappresentato un passo importante verso il riconoscimento de facto della leadership militare del Myanmar. L’ambasciata cinese nel Paese aveva descritto il generale come “il leader del Myanmar” e questo, secondo The Diplomat, suggerirebbe che la Cina avrebbe accettato, almeno per il momento, che la giunta rimarrà al potere per il prossimo futuro e che dovrà adattarsi alla nuova realtà per salvaguardare e far avanzare i suoi principali interessi strategici nel Paese.

L’Esercito del Myanmar ha preso il potere e ha dichiarato lo stato d’emergenza per un anno, a conclusione del quale ha promesso di indire elezioni, il primo febbraio scorso. Nella stessa giornata, la leader Aung San Suu Kyi e altre figure di primo piano del governo civile, tra i quali il presidente Win Myint, sono stati arrestati. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, il generale Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali che avrebbero caratterizzato le elezioni dello scorso 8 novembre, i cui esiti avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega Nazionale per la Democrazia (NDL), il partito fino a quel momento al governo. 

Da tale evento in poi il Myanmar ha assisto a sconvolgimenti interni su più fronti. In primo luogo, dal 6 febbraio, sono nati sia un movimento di disobbedienza civile, con il quale molti dipendenti pubblici hanno lasciato il proprio impiego, sia proteste della popolazione che l’Esercito ha represso con la violenza. In secondo luogo, l’Esercito ha ripreso a combattere contro diverse milizie etniche, le quali si sono avvicinate ai manifestanti fornendo loro anche addestramento militare. Infine, il 16 aprile scorso, più membri del Parlamento birmano deposti, alcuni leader delle proteste e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese hanno istituito un governo di unità nazionale (GUN), che, dal 5 maggio scorso, ha un corpo armato noto come Forza di difesa del popolo. Il GNU e le sue milizie sono stati classificati come un gruppo terroristico l’8 maggio scorso.

A livello internazionale, l’ASEAN aveva elaborato una proposta in cinque punti per risolvere la crisi in corso nel Paese ma il generale Min Aung Hlaing aveva affermato che l’attuazione di tale piano dovesse avvenire una volta che la situazione in Myanmar fosse stata stabile. Intanto, gli USA, il Canada, l’Unione europea e il Regno Unito hanno imposto sanzioni contro i militari. La Nuova Zelanda e la Corea del Sud, invece, hanno tagliato i rapporti con la giunta. Da parte sua, la Cina ha finora incoraggiato una soluzione negoziata tra le parti interne al Myanmar e non ha accettato le richieste degli USA di condannare e sanzionare l’Esercito del Myanmar.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione