Governo in Israele: voto di fiducia entro il 14 giugno

Pubblicato il 8 giugno 2021 alle 8:33 in Israele Medio Oriente

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Il presidente della Knesset, Yariv Levin, ha riferito, il 7 giugno, che il voto per approvare la coalizione di governo annunciata il 2 giugno avverrà “entro una settimana”. Il giorno successivo, Levin ha dichiarato che la sessione è stata programmata per domenica 13 giugno

Il riferimento va all’intesa annunciata, il 2 giugno, dal leader centrista israeliano, Yair Lapid, alla guida del partito Yesh Atid, per la formazione di un nuovo governo di unità nazionale, che potrebbe porre fine al mandato del premier uscente, Benjamin Netanyahu, alla guida dell’esecutivo di Israele da dodici anni. “Annunceremo ai membri del Parlamento una data della sessione per stabilire il 36esimo governo di Israele”, sono state le parole di Levin, il quale ha lasciato aperta la possibilità per Netanyahu di opporsi alla coalizione di governo nel corso dei prossimi giorni. Nel frattempo, il leader della coalizione di destra Yamina, Naftali Bennett, il quale, in caso di approvazione, si appresta a guidare il nuovo esecutivo, ha esortato Netanyahu a non ostacolare la formazione del nuovo governo, mentre ha chiesto a Levin di tenere la sessione di fiducia il 9 giugno.

Anche altri partiti, che hanno aderito alla coalizione di governo, avevano precedentemente richiesto il voto per l’8-9 giugno, invitando Levin, ritenuto tra i fedeli di Netanyahu, a non ritardare la formazione dell’esecutivo. L’intento è tenere quanto prima la sessione, così da non consentire al premier uscente di esercitare ulteriori pressioni sui deputati, per convincerli a votare contro. Proprio Netanyahu, in un discorso del 6 giugno rivolto ai propri sostenitori del partito di destra Likud, ha denunciato la presenza di una “macchina violenta” schieratasi contro di lui e ha esortato i suoi seguaci ad opporsi a un governo di sinistra definito “pericoloso”.

 Se il governo a guida Lapid-Bennett non riuscirà a ottenere la maggioranza dei voti della Knesset, ovvero 61 su un totale di 120 deputati, è probabile che la popolazione israeliana venga chiamata alle urne per la quinta volta in meno di due anni. In caso di approvazione, invece, la guida dell’esecutivo verrà dapprima affidata a Naftali Bennett, fino al 27 agosto 2023, per poi passare a Yair Lapid per i due anni successivi, presumibilmente fino a novembre 2025.

In totale, la nuova coalizione potrebbe contare sul sostegno di 61 parlamentari, con una risicata maggioranza nella Knesset e ricoprendo un ampio spettro politico. L’estrema destra è rappresentata dalla coalizione “Yamina”, con Bennett come leader, dal partito “Nuova Speranza”, guidato dall’ex membro di Likud, Gideon Saar, e da “Israel Beytenu”, con a capo Avigdor Lieberman. Al centro, invece, vi è il partito “Blue and White”, guidato dall’ex vicepremier e ministro della Difesa, Benny Gantz, e in cui è confluito il partito centrista e laico, Yesh Atid, di Lapid. Invece, a sinistra, troviamo “Ha’Avoda”, il partito laburista, “Meretz”, un partito politico di ispirazione laica e socialdemocratica, e la “United Arab List”, conosciuta in ebraico come “Raam”, un partito arabo che rappresenta parte dei palestinesi israeliani. Quest’ultimo è fuoriuscito il 28 febbraio 2021 dalla “Joint List”, un’alleanza politica composta dagli altri quattro principali partiti politici palestinesi in Israele. 

Secondo fonti israeliane, il nuovo governo, ritenuto essere il “governo del cambiamento”, otterrà la fiducia del Parlamento. Anche Lapid, nel corso di un’intervista televisiva ha dichiarato: “Questo governo verrà formato. Nulla è certo al 100% nella politica israeliana, ma questo governo ha buone possibilità”. Non da ultimo, a detta di alcune fonti, la coalizione avrebbe affermato di essere a favore della ripresa di negoziati di pace con l’Autorità palestinese. Ad ogni modo, su tale punto vi sono ancora dubbi, considerata la varietà che caratterizza la coalizione e le divergenze tra le diverse parti.

Le ultime elezioni in Israele hanno avuto luogo il 23 marzo, data in cui circa 6,5 milioni di israeliani sono stati chiamati alle urne, per la quarta tornata elettorale in due anni. Le elezioni erano state definite cruciali per il premier in carica, Netanyahu, già alla guida del governo dal 1996 al 1999 e poi dal 2009 ad oggi, il cui partito era risultato essere tra i favoriti nei sondaggi di opinione. Tuttavia, così come accaduto nelle precedenti elezioni del 2 marzo 2020, nessuno dei candidati e dei relativi blocchi è riuscito a ottenere la maggioranza necessaria a formare un nuovo esecutivo, portando il presidente Rivlin a intraprendere consultazioni con i partiti politici del Paese, e ad affidare un primo mandato a Netanyahu. In tal caso, quest’ultimo aveva ottenuto la raccomandazione di 52 dei 120 deputati della Knesset, rispetto ai 45 parlamentari espressisi a favore di Yair Lapid.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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