Crisi finanziaria in Libano: bloccati i depositi bancari di Yemen, Siria e Iraq

Pubblicato il 8 giugno 2021 alle 14:54 in Libano Yemen

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Sono diversi i Paesi della regione mediorientale che hanno subito le conseguenze della perdurante crisi economica e finanziaria del Libano, ritenuta essere la peggiore dalla guerra civile del 1975-1990. A pagarne le spese sono anche le banche yemenite, siriane e irachene, che hanno visto i propri depositi bloccati.

Come spiega il quotidiano al-Araby al-Jadeed, dal 18 ottobre 2019, le banche libanesi hanno bloccato i conti di deposito in dollari e hanno stabilito limiti ai prelievi dai conti in lire libanesi, oltre a vietare bonifici al di fuori del Paese. La misura è stata introdotta per far fronte alla crescente svalutazione della moneta locale, la lira, che, nel mese di marzo scorso, ha toccato quota 10.000 rispetto al dollaro USA nel mercato nero, pari all’85% al di sotto del tasso di cambio medio ufficiale del Libano. La crisi, però, è andata oltre i confini libanesi.

In tale quadro, le banche dello Yemen affermano che le “somme sequestrate” dal Libano ammontano a circa 200 milioni, dopo che, nel corso del perdurante conflitto civile, gli enti yemeniti si sono rivolti alle controparti libanesi per svolgere diverse operazioni a livello regionale e internazionale, legate perlopiù alle transazioni commerciali e alle importazioni. In particolare, uno studio condotto nel 2020 dal Centro di Studi strategici di Sana’a ha rivelato che quasi il 20% delle riserve yemenite in valuta estera, pari all’incirca a 240 milioni di dollari, è bloccato in Libano.

Ciò ha spinto una delegazione yemenita a recarsi in Libano per incontrare il capo della Banca centrale, altresì nota come Banque du Liban, Riad Salamé, per provare a recuperare i fondi yemeniti trattenuti in Libano. Un funzionario che ha preso parte ai colloqui ha rivelato che Beirut avrebbe promesso di sbloccare i fondi trattenuti e pagare gli obblighi dovuti, al fine di preservare le relazioni “storiche” del settore bancario dei due Paesi. Ad ogni modo, ha evidenziato un altro funzionario della Banca centrale yemenita, la crisi libanese ha avuto ripercussioni per la moneta yemenita, per il mercato bancario, così come per i cittadini che hanno depositato fondi o inviato denaro in Libano. Tra le conseguenze, un esperto ha incluso l’interruzione delle attività commerciali che passavano per le banche libanesi, a sua volta all’origine di un aumento dei costi di importazione dall’estero. Ciò si verifica in un momento in cui il settore bancario yemenita deve far fronte a una crisi di liquidità, considerato che circa il 78% del totale degli asset non può essere utilizzato.

Al pari dello Yemen, vi sono anche altri Paesi in Medio Oriente che, negli anni, hanno fatto affidamento sulle banche libanesi per diversi motivi, tra cui le agevolazioni fiscali offerte dal Libano. Secondo un recente rapporto pubblicato dalla rivista “International Banker”, il Libano è stato uno dei pochi Paesi che offriva agli investitori tassi di rendimento “interessanti”, e questo ha reso Beirut una calamita per ricchi investitori di tutto il mondo, nel periodo precedente alla crisi finanziaria.

Anche l’Iraq ha rivelato di possedere fondi pari a centinaia di migliaia di dollari congelati nelle banche libanesi, dopo che questi sono stati depositati nell’arco di quindici anni. A detta di un funzionario del governo di Baghdad, in condizioni di anonimato, la maggior parte del denaro depositato in Libano deriva da operazioni di corruzione avvenute in Iraq, poiché le banche libanesi hanno facilitato le operazioni di deposito e trasferimento, rappresentando un centro finanziario per aziende, funzionari politici e della sicurezza, così come per leader di fazioni armate, soprattutto dopo le sanzioni imposte dagli USA contro l’Iran. Secondo un esperto di economia iracheno, i fondi legati all’Iraq potrebbero essere i maggiori trattenuti in Libano a livello arabo.

Circa la Siria, i depositi congelati ammonterebbero a circa 45 miliardi di dollari, secondo uno studio del Labor Observatory for Studies and Research. In particolare, i siriani hanno depositato oltre il 25,4% dei fondi totali nelle banche libanesi, pari a circa 177 miliardi di dollari. Queste stime riguardano privati e investitori, mentre se si includessero depositi di banche ed enti soggetti a conti di corrispondenza, la cifra aumenterebbe di circa 50 miliardi. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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