Cina-Europa centrorientale: il commercio è in costante crescita

Pubblicato il 8 giugno 2021 alle 18:34 in Cina Europa

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La Cina e i Paesi dell’Europa centro-orientale hanno organizzato a Ningbo, in Cina, il quinto dialogo per la cooperazione sull’ispezione doganale e la quarantena il 7 giugno e, in tale contesto, sono stati diffusi dati sul commercio tra le parti che è in costante crescita. Il giorno dopo, sempre a Ningbo, è stato inaugurato il secondo Expo Cina-Paesi dell’Europa centro-orientale e l’International Consumer Goods Expo.

In base ai dati emersi il 7 giugno, da gennaio ad aprile 2021, il volume dell’interscambio commerciale tra le parti ha totalizzato 40,71 miliardi di dollari, crescendo del 47,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel 2020 in generale, nonostante la diffusione della pandemia di coronavirus, gli scambi commerciali tra la Cina e l’Europa centro-orientale hanno superato i 100 miliardi di dollari, aumentando dell’8,4% rispetto al 2019.

Come riferito dal quotidiano cinese Huanqiu, la Cina ha firmato 95 intese sull’ispezione doganale e la quarantena con 15 Paesi dell’Europa centro-orientale e ha approvato le importazioni di 132 generi di alimenti e 41 tipi di animali vivi e prodotti agricoli provenienti da 14 Paesi della regione. Il quotidiano ha poi rimarcato che, negli ultimi 9 anni di cooperazione, il tasso di crescita medio annuo delle importazioni agricole dai Paesi dell’Europa centrorientale ha raggiunto il 9,7%.

All’apertura dell’evento dell’8 giugno, invece, il presidente cinese, Xi Jinping, ha inviato una lettera di congratulazioni, sottolineando l’importanza del meccanismo di cooperazione tra la Cina e i Paesi dell’Europa centro-orientale. Xi ha quindi ricordato l’incontro avuto con i leader di tali Nazioni, il 9 febbraio scorso, nel quadro del summit “17+1”. In tale occasione, il presidente cinese aveva annunciato che, nei prossimi cinque anni, la Cina importerà 170 miliardi di beni dai 17 Paesi del forum e che raddoppierà l’acquisto di prodotti agricoli nella regione, aumentando del 50% il volume del commercio agricolo tra le parti.

I 17 Paesi europei che fanno parte del forum, 17+1, creato nel 2012, comprendono sia membri dell’Unione europea (UE) che non, e i partecipanti sono l’Albania, la Bosnia-Erzegovina, la Bulgaria, la Croazia, la Repubblica Ceca, l’Estonia, la Grecia, l’Ungheria, la Lituania, la Lettonia, la Macedonia del Nord, il Montenegro, la Polonia, Romania, la Serbia, la Slovacchia e la Slovenia. Alla sua creazione, l’obiettivo del gruppo era quello di fornire nuove alternative per l’economia, viste la crisi finanziaria globale e quella dell’eurozona.

All’evento del 9 febbraio non avevano partecipato i presidenti e premier dell’Estonia e della Lituania. Quest’ultima, in particolare, lo scorso 22 maggio, aveva annunciato di aver abbandonato il raggruppamento, sostenendo di non aver ricevuto i benefici attesi dalla partecipazione e che l’accesso al mercato cinese non è migliorato dall’inizio del forum 17+1.  Il ministro degli Esteri lituano, Gabrielius, aveva esortato altri Paesi dell’UE a fare lo stesso, definendo il meccanismo “divisivo” da una prospettiva europea. La Lituania era stata accusata da alcuni media cinesi di aver adottato una posizione anti-Cina con tale scelta.  Oltre a questo, la Vilnius aveva attirato altre critiche dalla Cina per aver deciso di aprire un ufficio di rappresentanza a Taiwan entro la fine del 2021, come annunciato il 3 marzo scorso.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione