African Lion: la maggiore esercitazione a guida USA in Nord Africa

Pubblicato il 8 giugno 2021 alle 17:17 in Marocco USA e Canada

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L’esercitazione miliare congiunta denominata “African Lion” ha avuto inizio il 7 giugno. Questa si svolge sotto la guida del Comando africano degli Stati Uniti (AFRICOM) e delle Forze Armate reali marocchine, e vede la partecipazione di altri 30 Paesi, tra cui Tunisia e Senegal. Per la prima volta, la Spagna ha deciso di non prendere parte all’esercitazione.

In totale, sono circa 8.000 i soldati che partecipano in quelle che sono state definite le maggiori esercitazioni militari organizzate da AFRICOM, con 67 velivoli, 21 da combattimento e 46 da supporto aereo, e 100 mezzi corazzati. Si prevede che le attività termineranno il 18 giugno prossimo e verranno condotte in diverse aree della regione Nordafricana e marocchina, tra cui Agadir, Tifnit, Tan Tan, Tafraout, Ben Guerir e Kenitra, e, per la prima volta, anche Mahbes, località della contesa regione del Sahara Occidentale. L’obiettivo è rafforzare le capacità militari per contrastare le organizzazioni estremiste, preservare la pace e la sicurezza e far fronte alle minacce transfrontaliere. È dal 2007 che le forze statunitensi e marocchine, ogni anno, organizzano tale esercitazione, congiuntamente ai propri partner internazionali. L’ultima edizione era stata programmata tra il 23 marzo e il 3 aprile 2020 e si sarebbe dovuta svolgere tra Marocco, Tunisia, Senegal e Spagna, ma è stata successivamente cancellata a causa della pandemia di Covid-19.

La Tunisia ha preso parte all’esercitazione con 400 soldati, mentre sono 64 quelli di provenienza statunitense. A detta di un esperto in pensione dell’esercito tunisino, le battaglie stanno cambiando e con esse anche i nemici. Motivo per cui, diventa sempre più rilevante prepararsi alle nuove e crescenti sfide, beneficiando di esercitazioni come African Lion, che consentono di sviluppare le capacità di chi vi partecipa.

Tuttavia, la scelta di includere Mahbes è stata vista con sospetto. Si tratta di una cittadina distante circa 50 chilometri dal confine con l’Algeria, e quasi 100 da Tindouf, la roccaforte del Fronte Polisario, un movimento indipendentista sostenuto da Algeri, che richiede la sovranità sulla regione del Sahara Occidentale. Secondo alcuni analisti, includere Mahbes, da un lato, riflette il sostegno degli Stati Uniti alla sovranità marocchina sulla regione contesa, in linea con la mossa della precedente amministrazione. In particolare, era stato l’ex presidente degli USA, Donald Trump, ad annunciare, il 10 dicembre 2020, di aver riconosciuto la rivendicazione marocchina nei confronti del Sahara Occidentale, come parte di un accordo mediato dagli Stati Uniti che ha visto il Paese africano e Israele accettare di stabilire relazioni diplomatiche formali. Dall’altro lato, svolgere esercitazioni a Mahbes contrasta le affermazioni degli oppositori di Rabat, Fronte Polisario in primis, secondo cui tale area stava assistendo a tensioni e operazioni militari.

Ad ogni modo, sottolineano gli analisti, a caratterizzare African Lion 2021 sono le particolari circostanze geopolitiche, dalla disputa tra Spagna e Marocco al riconoscimento di Washington della sovranità di Rabat sul Sahara Occidentale. L’esercitazione riflette, poi, i legami di cooperazione tra USA e Marocco a livello militare e di sicurezza. Tale partenariato ha ricevuto un notevole impulso con l’accordo siglato il 2 ottobre 2020, nel corso di una visita dell’allora segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Mark Esper, in Marocco, durante la quale ha incontrato il ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita. Il piano concordato ha una durata decennale, ovvero dal 2020 al 2030 e consentirà ai due firmatari di migliorare i legami di cooperazione e la “interoperabilità” tra i due partner in ambito militare e in materia di difesa.

Secondo un analista politico, Washington è consapevole della posizione geografica del Marocco, ritenuto essere una porta verso il Sahara, oltre che della sua forza militare, il che le consentirebbe di portare avanti le proprie strategie in Africa a livello politico, economico e di sicurezza. Tuttavia, il riavvicinamento e la cooperazione militare, a detta dell’analista, non sono stati ben visti da alcuni “concorrenti militari” della regione, né tantomeno del Fronte Polisario.

Come riferito in un rapporto relativo al 2020, pubblicato dall’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (SIPRI) a marzo 2021, gli Stati Uniti hanno fornito il 90% delle importazioni di armi del Marocco, nonostante nel Regno si sia verificata una diminuzione del 60% degli armamenti importati tra il 2016-20, rispetto al periodo 2011-2015. Inoltre, stando a quanto specificato dal rapporto, alla fine del 2020 alcune consegne di armi di grandi dimensioni sono rimaste in sospeso. Tra queste quelle relative a 24 aerei e 24 elicotteri da combattimento.

A tal proposito, negli ultimi mesi della precedente amministrazione USA, fonti statunitensi avevano parlato di un accordo dal valore di circa un miliardo di dollari per l’acquisto, da parte del Marocco, di quattro droni MQ-9B SeaGuardian, prodotti dalla compagnia privata General Atomics, oltre a munizioni guidate ad alta precisione Hellfire, Paveway e JDAM, fabbricate da Lockheed Martin, Raytheon e Boeing. I droni MQ-9B hanno un raggio pari a circa 11.100 km e sono in grado di monitorare ampie aree sia desertiche sia marittime, oltre ad essere progettati per operare all’interno dello spazio aereo civile.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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