Yemen: gli Houthi esortati ad accettare il cessate il fuoco

Pubblicato il 7 giugno 2021 alle 8:38 in Medio Oriente Yemen

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Dopo quello che è stato definito un “massacro” a Ma’rib, regione settentrionale yemenita situata a circa 120 chilometri a Est di San’aa, gli Stati Uniti hanno esortato le milizie ribelli Houthi ad accettare un cessate il fuoco. Nel frattempo, il gruppo sciita ha riconosciuto la propria responsabilità dell’attacco perpetrato il 5 giugno.

In tale data, un missile balistico ha colpito una stazione di servizio di Ma’rib, ultima roccaforte nel Nord dello Yemen posta ancora in buona parte sotto il controllo delle forze filogovernative, legate al presidente Rabbo Mansour Hadi, riconosciuto a livello internazionale. Secondo le cifre fornite da fonti mediatiche yemenite nella sera del 6 giugno, il bilancio delle vittime comprende almeno 21 civili, di cui due bambini di 5 e 10 anni, mentre altri sono rimasti feriti. Stando a quanto riferito da residenti locali, la stazione di servizio è stata colpita mentre decine di auto, appartenenti al personale militare attivo nella regione, erano in attesa di fare rifornimento, provocando un vasto incendio. Da parte sua, il leader dei ribelli, Mohammed Ali al-Houthi, ha ammesso che è stato il proprio gruppo ad aver lanciato un attacco contro Ma’rib, ma che l’obiettivo era rappresentato da un quartier generale militare situato nei pressi della stazione di servizio colpita. Ad ogni modo, al-Houthi ha richiesto l’avvio di un’indagine “indipendente” per comprendere le dinamiche dell’accaduto e si è detto pronto a pagare risarcimenti. Tuttavia, non sono stati forniti ulteriori dettagli sulle modalità di svolgimento dell’eventuale inchiesta.

A seguito dell’accaduto del 5 giugno, l’incaricata d’affari presso l’ambasciata degli Usa in Yemen, Cathy Westley, si è detta sconvolta per l’attacco di Ma’rib, che ha provocato morti e feriti tra la popolazione civile. A detta di Westley, gli Houthi, oltre ad attaccare la stazione di servizio, avrebbero altresì impiegato un drone per colpire un’ambulanza giunta per soccorrere le vittime. Alla luce di ciò, la rappresentante statunitense ha messo in luce la necessità di porre fine a tale tipo di “violenza disumana” e ha esortato i ribelli ad accettare il cessate il fuoco, impegnandosi per riportare la pace in Yemen. Al contempo, anche le autorità governative di Ma’rib hanno esortato la comunità internazionale a prendere una posizione, oltre a misure efficaci, contro le azioni perpetrate dal gruppo sciita contro i circa 3 milioni di civili e sfollati del governatorato settentrionale. Gli attacchi Houthi, è stato precisato dalle autorità, sono la conferma del loro “comportamento terroristico”. Anche per il ministro dell’Informazione yemenita, Muammar al-Eryani, si tratta di “crimini di guerra”.

Le tensioni a Ma’rib, definite le più violente dall’inizio della guerra civile, si sono acuite dalla prima settimana di febbraio e da allora non si sono più placate. Più di 1.500 famiglie, pari a circa 12.000 individui, sono state costrette a sfollare, aggiungendosi alle circa 116.000 persone che hanno abbandonato le proprie abitazioni nel corso del 2020. Ad essere messe in pericolo sono, poi, le risorse di petrolio e gas yemenite, concentrate soprattutto nelle regioni orientali. L’offensiva del gruppo sciita, in realtà, aveva avuto inizio già nel mese di gennaio 2020. Fino ad oggi, il gruppo ribelle ha fatto fronte ad una forte resistenza da parte dell’esercito yemenita, coadiuvato dalla coalizione a guida saudita, sebbene abbia riferito di aver compiuto progressi presso Sirwah, pochi chilometri a Est di Ma’rib. Tuttavia, entrambe le parti belligeranti hanno registrato centinaia di vittime, tra morti e feriti.

L’offensiva di Ma’rib si colloca nel più ampio quadro del conflitto civile yemenita, che ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014. Al momento, la guerra non può dirsi ancora conclusa, ma sono diversi gli attori internazionali impegnati per favorire la pace. Tra questi, l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, e quello degli Stati Uniti, Timothy Lenderking. Non da ultimo, anche il Sultanato dell’Oman sta provando ad aprire canali di dialogo tra le parti belligeranti. A tal proposito, dopo che, il 5 giugno, una delegazione di funzionari omaniti, accompagnata da membri Houthi bloccati da anni nel Sultanato, è arrivata a Sana’a per cercare di convincere il gruppo sciita ad accettare un cessate il fuoco e ad unirsi agli sforzi di pace, il 6 giugno, il ministro degli Esteri omanita, Sayyid Badr bin Hamad al-Busaidi, ha tenuto colloqui con il suo omologo yemenita, Ahmed Awad bin Mubarak. Nel corso dell’incontro, Muscat ha ribadito la propria posizione a sostegno della legittimità, dell’unità e della stabilità dello Yemen, mentre il suo interlocutore ha riferito che il governo yemenita continua a promuovere iniziative per portare pace in Yemen.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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