La Russia esce dal Trattato sui Cieli Aperti

Pubblicato il 7 giugno 2021 alle 15:02 in Russia USA e Canada

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Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha firmato, lunedì 7 giugno, la legge che denuncia il Trattato sui Cieli Aperti. In questo modo, Mosca si è ufficialmente ritirata dall’intesa. Il documento è stato pubblicato, lo stesso giorno, sul sito web del Paese.

Nella riunione del 2 giugno, l’Assemblea Federale della Russia, ovvero la Camera Alta, ha valutato la proposta. In tale occasione, i senatori hanno approvato all’unanimità la legge. A votare a favore della denuncia sono stati 152 funzionari su 152. La mozione di contestazione del Trattato era stata presentata, il 19 maggio, alla Duma di Stato, anche nota come Camera Bassa della Russia. Anche in tale data, il voto era stato unanime.

La Russia, più di una volta, ha esortato gli Stati Uniti a rientrare a far parte del Trattato. Tuttavia, la denuncia ufficiale di Open Skies è giunta in seguito alla notifica che Washington ha emesso il 27 maggio, facendo crollare le speranze di Mosca. In tale data, gli Stati Uniti avevano dichiarato che il Paese non sarebbe tornato a far parte dell’intesa. La Casa Bianca ha spiegato che la decisione è legata alle continue violazioni di Mosca delle disposizioni del Trattato, nonché alla mancanza di nuove misure volte a garantire agli Stati sottoscriventi che la Russia si impegni a garantire la corretta applicazione del documento.

Il Cremlino, in risposta, aveva contestato la decisione di Washington, ricordando che l’accordo svolgeva un ruolo principe nel campo della sicurezza internazionale in virtù delle disposizioni in esso contenute. Inoltre, Mosca aveva ribadito che tale scelta avrebbe “turbato significativamente l’equilibrio degli interessi” tra i Paesi che hanno sottoscritto il patto e che avrebbe costretto anche la Russia a recedervi.

In una nota ufficiale del Cremlino, si legge che la denuncia è stata avanzata per garantire la sicurezza nazionale, la quale è stata messa a rischio dall’uscita di Washington dal trattato, avvenuta il 22 novembre 2020. Ad intervenire nella questione è stato anche il vice-presidente del Ministero della Difesa russo, Sergey Ryabkov. Quest’ultimo ha affermato che la scelta della Casa Bianca ha contribuito a “creare un’atmosfera poco favorevole al dialogo” transatlantico. Inoltre, numerosi funzionari russi si sono detti “rammaricati” dopo essere venuti a conoscenza della decisione degli USA di non rientrare nel Trattato, definendola un “errore politico”.

Gli Stati Uniti si sono ritirati dal Trattato sui Cieli Aperti il 22 novembre 2020 sotto l’amministrazione presidenziale dell’ex capo di Stato degli USA, Donald Trump. Tale decisione ha avuto concrete ripercussioni nel quadro della cooperazione militare internazionale e sugli equilibri mondiali, mettendo a rischio i due concetti alla base del documento, quali la fiducia e la sicurezza globale.

L’intesa è stata sottoscritta, il 24 marzo 1992, a Helsinki ma è entrata in vigore 12 anni dopo, il primo gennaio 2002, quando è stato ratificato da tutte le parti. La maggior parte dei 34 Paesi che hanno aderito al documento sono europei, come la Francia, la Germania, l’Italia, ma anche il Canada. Le disposizioni del Trattato consentono ai Paesi membri di effettuare voli di ricognizione sui rispettivi territori con apparecchiature di osservazione certificate, come telecamere ottiche e infrarosse, ma anche radar a vista laterale. L’accordo, inoltre, impone un limite alla capacità hardware, ma nonostante sia inferiore alle attrezzature di intelligence militare e ai migliori satelliti spia, supera ancora ciò che può essere acquistato sul mercato commerciale aperto della fotografia satellitare. 

Il vantaggio principale del Trattato sui Cieli Aperti è che tutti i voli sono condotti apertamente e servono a incrementare la fiducia tra le parti dell’accordo. A tal fine, è previsto che un ufficiale locale salga a bordo dell’aeromobile che arriva nel Paese in cui deve volare per garantire che l’intero processo di fotografia avvenga secondo un itinerario concordato e in conformità con le disposizioni del patto. Ogni Stato ha la propria quota di volo sui propri vicini. Ad esempio, la Russia, come gli Stati Uniti, ha diritto a 42 voli all’anno.

Uno dei fattori che, a detta degli osservatori internazionali, avrebbe spinto Washington a ritirarsi dal Trattato sono le “violazioni delle disposizioni” da parte di Mosca. Nello specifico, in più occasioni gli Stati Uniti hanno contestato il fatto che la Russia applicasse in modo “selettivo” l’intesa. Dal canto suo, la Federazione si è resa disponibile per discutere delle preoccupazioni dei partner in una serie di formati di piccoli gruppi ai margini della commissione consultiva Open Skies, specificando, però, che tale format sarà possibile solo dopo che gli Stati Uniti avranno ufficialmente deciso di rientrare nel Trattato.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione