Russia, FSB: spia ucraina arrestata ed espulsa dal Paese

Pubblicato il 7 giugno 2021 alle 11:00 in Russia Ucraina

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Il Servizio Federale per la Sicurezza della Federazione Russa (FSB), ha arrestato, lunedì 7 giugno, il cittadino ucraino, Alexey Semenyaka, con l’accusa di fornire informazioni all’intelligence di Kiev, la SBU. Successivamente, l’FSB ha emesso un mandato di espulsione dell’uomo dal territorio della Federazione. Come si legge nella dichiarazione dell’FSB, Semenyaka, inizialmente, è stato preso in custodia perché impegnato in “attività sovversive”.

L’FSB ha reso noto che, da tempo, l’intelligence ucraina ha coordinato l’attività dell’agente espulso dalla Federazione Russa. Nello specifico, Semenyaka riportava le informazioni raccolte a due ufficiali della SBU, i quali operano nel Dipartimento di Controspionaggio per la Difesa degli interessi nazionali (DKIB) nel campo della sicurezza delle informazioni. Si tratta del tenente Timur Gasymov e del vice-capo del DKIB, il tenente colonnello Igor Chernyak.

Al momento dell’arresto, gli ufficiali russi hanno sequestrato gli effetti personali in possesso di Semenyaka e, dall’analisi dei suoi dispositivi elettronici, hanno rinvenuto messaggi dei due ufficiali della SBU. Inoltre, l’FSB ha dichiarato che l’intelligence ucraina avrebbe tentato di accedere a distanza ai dispositivi elettronici sequestrati per eliminare tutti i dati presenti. Tuttavia, il Dipartimento per la Sicurezza della Federazione Russa ha riassicurato che il suddetto tentativo non ha avuto esito positivo e che i dati, al momento, sono in esame. Secondo quanto riportato dal quotidiano russo Kommersant, nel corso dell’interrogatorio, Semenyaka ha confessato di aver collaborato con l’intelligence ucraina come “informatore” al fine di “danneggiare la sicurezza della Federazione Russa”. Tali dichiarazioni sono state rilasciate dall’FSB stessa.

Un analogo episodio si è verificato in Ucraina, il 22 aprile, quando la SBU ha annunciato l’arresto di un residente nella regione di Zytomyr, nel Centro-Nord del Paese, perché sospettato di “raccogliere informazioni sulle basi militari di Kiev” per conto dell’intelligence russa. Le accuse si sono rivelate fondate quando, nel corso dell’interrogatorio, il detenuto ha confermato di collaborare con l’FSB. In aggiunta, durante la perquisizione domiciliare, la SBU ha rinvenuto mappe in cui era indicato, con precisione, la posizione geografica delle basi e delle unità militari dell’Esercito di Kiev.

Le principali attività antiterroristiche in Russia sono svolte dal Servizio Federale per la Sicurezza, in collaborazione con il Ministero degli Affari Interni, la Rosguard, il Comitato per la Sicurezza Interna e altre agenzie di polizia. L’ufficio del procuratore generale della Federazione Russa svolge poi un ruolo di coordinamento nella lotta contro la criminalità. Al fine di ridurre la minaccia del terrorismo in Russia, un mese fa, il 9 marzo, la Camera Bassa della Federazione Russa ha approvato, in prima lettura, un disegno di legge per bloccare i contenuti ritenuti estremisti o associabili al terrorismo. In passato, soprattutto a partire dal 1996, erano principalmente i separatisti ceceni a minacciare la sicurezza della Russia e ad organizzare assedi di matrice terroristica. I tre attacchi più gravi che hanno colpito la nazione sono avvenuti a Stavropol, a Mosca e in  Settentrionale.  

Il primo si è verificato il 14 giugno 1995. Con il fine di richiedere il ritiro delle truppe russe dal Caucaso, un gruppo di separatisti ceceni prese in ostaggio circa 1.600 persone all’interno dell’ospedale cittadino. Le vittime totali furono 129, oltre a diverse centinaia di feriti. Il secondo attacco durò tre giorni, dal 23 al 26 ottobre 2002. Anche in questo caso, una coalizione di separatisti ceceni sequestrò circa 850 persone nel teatro Dubrovka di Mosca. In seguito a trattative non soddisfacenti, le autorità russe intervennero per porre fine al sequestro. La tragedia si concluse con la morte di 129 persone e numerosi feriti. Il terzo attentato era stato organizzato nella regione autonoma dell’Ossezia del Nord, a Beslan, quando, dal primo al 3 settembre 2004, un gruppo di separatisti ceceni attaccò una scuola. Durante l’assedio e l’assalto delle forze speciali russe morirono 334 persone, mentre oltre 800 rimasero ferite. Durante la missione del 2004, a guidare i gruppi d’assalto era Movsar Barayev, il nipote del comandante della milizia cecena, Arbi Barayev, organizzatore dei precedenti sequestri.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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