Putin: il commercio tra Russia e Cina raggiungerà i 200 miliardi di dollari entro il 2024

Pubblicato il 7 giugno 2021 alle 8:44 in Cina Russia

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Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha identificato la cooperazione economica come una delle direzioni chiave nelle relazioni tra Mosca e Pechino. Nello specifico, il 4 giugno, nel quadro del Forum Economico di Pietroburgo (SPIEF), il leader ha affermato che Russia e Cina sono state in grado di tenere il commercio bilaterale a 100 miliardi di dollari nel 2020, nonostante la pandemia, aggiungendo che questo potrebbe raggiungere i 200 miliardi entro il 2024.  

In tale contesto, il capo di Stato russo ha ribadito i molti interessi comuni tra i due Paesi, i quali sono alla base dello sviluppo delle loro relazioni bilaterali. La cooperazione tra Mosca e Pechino si manifesta in una vasta gamma di settori, con particolare attenzione alle aree di high-tech ed energia nucleare. Tra questi rientra altresì la collaborazione nel campo dello spazio, con Cina e Russia che stanno lavorando insieme a un programma lunare. Allo stesso tempo, Putin ha sottolineato il partenariato nel settore ambientale, umanitario e delle infrastrutture. A tal proposito, di recente, il 13 agosto 2020, è stato aperto un ponte in una delle sezioni più vaste del confine russo-cinese, sul fiume Amur, e il prossimo agosto questo sarà aperto al traffico commerciale. Il ponte dovrebbe servire come canale internazionale di trasporto merci con un volume annuo di spedizioni di 21 milioni di tonnellate e 1,5 milioni di passeggeri.

In aggiunta, il presidente russo ha menzionato l’iniziativa cinese One Belt, One Road, la quale sarà legata a tutta l’Unione economica eurasiatica. “Non ho alcun dubbio che continueremo ad essere così attivi. Mi riferisco all’interesse sia della Russia sia della Cina nel mantenere la nostra interazione sulla scena internazionale, che è senza dubbio uno degli elementi più importanti di stabilità negli affari esteri”, ha concluso Putin.

Nella stessa giornata, il 4 giugno, il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo cinese, Wang Yi, incentrato sul coordinamento in politica estera e le questioni dell’agenda bilaterale.

L’intensificarsi delle relazioni tra Russia e Cina nel decennio 2010-2020 nel campo politico, economico e militare ha spinto alcuni osservatori a concludere che le due nazioni hanno raggiunto lo status di “alleanza militare informale”. In particolare, per gli analisti, il legante dell’asse Mosca-Pechino è il desiderio di limitare il dominio degli Stati Uniti e dell’Occidente, dando luogo a un mondo multipolare in cui Russia e Cina svolgeranno un ruolo proporzionalmente maggiore. Le motivazioni della leadership russa e cinese sono tali da cercare un doppio disaccoppiamento nelle relazioni transatlantiche. L’obiettivo sarebbe quello di massimizzare l’indipendenza dell’Europa dagli USA, oltre che di sfruttare e approfondire le divisioni tra i Paesi europei. Un Occidente diviso internamente darebbe vita a concorrenti meno esigenti, consentendo sia alla Cina sia alla Russia di perseguire i propri interessi senza una “minaccia” di intervento esterno. Per questo motivo, entrambe le nazioni stanno coordinando le loro attività.

La cooperazione economica ed energetica è rimasta una sfera che favorisce l’approfondimento delle relazioni bilaterali. La Cina è il partner commerciale più importante della Russia, mentre Mosca svolge un ruolo incomparabilmente minore nella politica economica di Pechino, in quanto è solo al decimo posto nella lista dei partner più importanti. Il valore totale del commercio estero della Cina è di oltre 4,5 trilioni di dollari, di cui la Russia rappresenta meno del 3,5%. Tuttavia, Mosca occupa un ruolo cruciale come fonte di risorse energetiche a basso costo, riducendo la dipendenza di Pechino dalle importazioni dall’Africa e dal Medio Oriente attraverso le rotte dell’Oceano Indiano. Ciò è di fondamentale importanza soprattutto alla luce della recente intensificazione della rivalità marittima tra Cina e USA, India, Giappone e alcuni Paesi del Sud-Est asiatico, per garantire l’approvvigionamento di idrocarburi via terra.

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Mariela Langone

di Redazione

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