Pechino prepara una legge contro le sanzioni occidentali

Pubblicato il 7 giugno 2021 alle 19:25 in Asia Cina

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La Cina sta preparando la cosiddetta “Legge contro le sanzioni straniere” e, il 7 giugno, una seconda bozza del testo è stata sottoposta all’Assemblea nazionale del Popolo (ANP), il massimo organo legislativo della Cina, che potrebbe approvarla il prossimo 8 giugno.

In particolare, il 7 giugno, si è tenuta la prima sessione plenaria della 29esima riunione del 13esimo Comitato permanente dell’ANP. Durante tale incontro, il vice presidente del Comitato per la Costituzione e il Diritto dell’ANP, Shen Chunyao, ha presentato una relazione sui risultati della revisione della proposta di legge in questione. Il testo, una volta approvato, dovrebbe fornire un quadro legale per consentire alla Cina di adottare contromisure rispetto alle sanzioni straniere ma i suoi contenuti non sono stati ancora diffusi nel dettaglio.

Secondo quanto riferito da Xinhua, per un certo periodo di tempo, alcuni Paesi occidentali hanno deciso di imporre sanzioni e di interferire negli affari interni cinesi, sulla base di pregiudizi ideologici e seguendo una volontà di manipolazione politica, utilizzando come scusa le questioni di Hong Kong e dello Xinjiang per fare pressioni sulla Cina e calunniarla. Con tali azioni, i Paesi in questione avrebbero violato il diritto internazionale e le norme alla base dei rapporti tra Stati. Alla luce di tali avvenimenti, il governo cinese aveva ripetutamente annunciato contromisure per salvaguardare la sovranità nazionale, la sua dignità e i suoi interessi fondamentali e per opporsi all’egemonia occidentale e alla politica di potenza.

Dopo la conclusione delle “Due sessioni”, ovvero le sedute plenarie annuali della Conferenza politica consultiva del popolo (CPCP) e dell’ANP, l’ 11 marzo scorso, più figure politiche e non cinesi avevano affermato la necessità di una legge contro le sanzioni straniere, proponendo una prima bozza. Durante la 28esima riunione del Comitato permanente dell’ANP è quindi stata condotta una prima revisione della proposta di legge e sono state avanzate proposte di miglioramento, poi apportate dal Comitato per la Costituzione e il Diritto dell’ANP e che sono in corso di revisione.

Già dal 9 gennaio scorso, il Ministero del Commercio della Cina aveva rilasciato una serie di nuove misure contro le sanzioni, per impedire alle aziende del Paese di attenersi a leggi straniere che vietano transazioni con compagnie o individui cinesi. Per la Cina, tali misure sarebbero servite a difendere l’interesse nazionale, evitare o mitigare danni ad aziende cinesi e mantenere l’ordine economico-commerciale globale.

In tal caso, le regole prevedevano che istituzioni o individui cinesi dovessero informare entro 30 giorni il Ministero del Commercio di Pechino nel caso in cui le loro attività fossero state colpite da leggi di conformità straniere. A quel punto le autorità cinesi avrebbero valutato se la stessa conformità richiesta violasse la legge internazionale e le norme fondamentali delle relazioni internazionali, così come se avesse o meno un impatto sulla sovranità nazionale, la sicurezza e lo sviluppo degli interessi della Cina. Nel caso in cui fosse emersa una tra le violazioni elencate, il Ministero del Commercio avrebbe inoltrato un’ingiunzione contro il riconoscimento, l’applicazione e il rispetto delle leggi e misure straniere. Oltre a questo, nel caso in cui alcune aziende si fossero attenute alle sanzioni avrebbero potuto essere citate per risarcimento in Cina.

Tra il 2020 e il 2021 gli USA hanno adottato varie sanzioni contro la Cina in relazione a più questioni, tra cui quelle di Hong Kong, del Mar Cinese Meridionale e dello Xinjiang. Dopo Washington anche altri attori internazionali hanno deciso di adottare misure simili.

Tra gli ultimi casi, il 22 marzo scorso, l’Unione europea ha imposto sanzioni contro quattro soggetti e un’entità cinesi in relazione ad accuse di violazione dei diritti umani nella regione cinese dello Xinjiang. In tale occasione, Bruxelles aveva imposto sanzioni contro la Cina per la prima volta dagli eventi di Piazza Tiananmen, del 1989. In risposta, nella stessa giornata anche Pechino aveva annunciato di aver sanzionato 10 individui e 4 istituzioni europei. Tale scambio di misure punitive è risultato nel blocco da parte del Parlamento europeo del processo di ratifica dell’Accordo globale sugli investimenti tra UE e Cina, il 20 maggio scorso.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione