Libia: attentato suicida nel Sud, l’ISIS rivendica

Pubblicato il 7 giugno 2021 alle 12:08 in Africa Libia

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Lo Stato Islamico ha rivendicato un attentato suicida perpetrato, nella sera del 6 giugno, a Sebha, nel Sud della Libia. L’esplosione ha provocato la morte di almeno due membri delle forze di sicurezza e il ferimento di altri cinque, uno dei quali è stato ricoverato in terapia intensiva.

L’attacco, perpetrato per mezzo di un veicolo carico di esplosivi, ha preso di mira un posto di blocco ad al-Maziq, nel Nord di Sebha. L’esplosione è avvenuta a poca distanza dalla postazione situata sulla strada Sebha-Brak al Shati, e, come mostrato dalle immagini circolate sui social media, anche altre auto delle forze locali sono state danneggiate. Stando a quanto riportato nel messaggio della rivendicazione, l’attentatore suicida è stato identificato con Muhammad al-Muhajer, il quale ha preso di mira le “milizie” di Haftar, con riferimento al capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), definito un “diavolo”, provocando almeno 4 morti.

A detta di una fonte della sicurezza, tra le vittime vi è Ibrahim Abdel Nabi al-Manaa, un funzionario di alto rango delle forze locali, a capo del dipartimento investigativo criminale. Nel condannare l’accaduto sul proprio account Twitter, il primo ministro libico ad interim, Abdulhamid Dabaiba, ha poi espresso condoglianze sia per il capitano al-Manaa sia per l’altra vittima rimasta uccisa, il tenente Abbas Abu Bakr Ali al-Sharif. Il premier ha definito l’attentato “un atto terroristico codardo” e ha ribadito l’impegno delle forze libiche a contrastare la minaccia terroristica. Inoltre, è stato riferito che seguiranno indagini per scoprire ulteriori dettagli in merito all’episodio.

Lo Stato Islamico in Libia è presente attraverso tre ramificazioni, che prendono il nome dalle province di appartenenza. In particolare, Fezzan, situata nel deserto del Sud, Cirenaica, nell’Est, e Tripolitania, nell’Ovest. Tutti e tre i sottogruppi erano legati al leader defunto Abu Bakr al-Baghdadi il 13 novembre 2014. Il 15 novembre 2019, poi, i militanti dello Stato Islamico in Libia hanno giurato fedeltà anche al nuovo leader dell’ISIS, Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi, succeduto ad al-Baghdadi il 31 ottobre dello stesso anno.

Risale al 14 marzo l’annuncio dell’Esercito Nazionale Libico, con cui ha dichiarato di aver catturato un leader di spicco dello Stato Islamico in Libia, noto con il nome di Abu Omar, definito un “terrorista pericoloso”. A detta del portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari si tratta di uno dei leader più attivi nella città costiera di Sirte nel 2015, nonché stretto collaboratore del capo dello Stato Islamico in Libia, Abu Mo’az Al-Iraqi, ucciso, il 23 settembre 2020, a seguito di un’operazione condotta dalle forze dell’LNA nella regione di Sebha. Si pensa, inoltre, che Abu Omar fosse tra le menti del rapimento di quattro ingegneri italiani, successivamente liberati nel 2016, dopo aver chiesto un riscatto di 4 milioni di euro. Alla luce di ciò, la cattura di Abu Omar è stata definita un duro colpo per le cellule dell’ISIS ancora attive in Libia.

Prima di annunciare la morte del leader al-Iraqi, il 15 settembre, l’esercito di Haftar aveva riferito di aver ucciso l’emiro dell’ISIS in Libia, Abu Abdullah, a seguito di un’operazione “di successo” che aveva causato la morte di altri 9 terroristi appartenenti a una stessa cellula. Successivamente, le indagini condotte e le prove raccolte nei giorni successivi avevano mostrato che il leader ucciso non era Abu Abdullah, bensì Abu Mo’az Al-Iraqi, altresì noto come Abu Abdullah al-Iraqi, leader dello Stato Islamico nell’intera regione del Nord Africa.

Oltre alla minaccia terroristica, i territori meridionali libici vedono tuttora la presenza di diversi gruppi armati locali, che sembrano sfuggire al controllo dello Stato, vista l’assenza di un apparato di sicurezza unificato. Ancor prima di ottenere la fiducia del Parlamento, Dbeibah aveva affermato che il Sud libico sarebbe stato tra le priorità del proprio governo, soprattutto per alcuni settori quali sanità, infrastrutture e installazioni petrolifere. A tal proposito, il Ministero del petrolio e del gas si è impegnato a costruire una raffineria nella regione meridionale e ad assumere giovani laureati.

Ad oggi, il governo di unità nazionale, nominato a seguito delle elezioni del 5 febbraio scorso, continua a lavorare per garantire lo svolgimento delle elezioni del 24 dicembre, affrontando questioni in materia di sicurezza e riconciliazione nazionale. Nonostante siano diversi i nodi da sciogliere, l’esecutivo non ha mancato di prestare attenzione al Fezzan. Si pensa che ciò sia dovuto anche alla morte, annunciata il 20 aprile, del presidente del Ciad, Idriss Déby, la cui perdita fa temere instabilità non solo all’interno del Paese africano, ma anche per gli altri Stati confinanti.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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