La Nigeria blocca Twitter e minaccia azioni legali contro i trasgressori

Pubblicato il 7 giugno 2021 alle 12:08 in Africa Nigeria

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La Nigeria ha annunciato che avvierà azioni penali immediate contro chiunque venga scoperto a violare il divieto imposto su Twitter. Il 4 giugno, il governo nigeriano aveva reso nota la decisione di sospendere in tutto il Paese, per un tempo indeterminato, le operazioni della piattaforma. 

Le reti di telefonia mobile hanno bloccato l’accesso dopo aver ricevuto l’ordine di farlo, ma alcuni utenti stanno cercando di aggirare il divieto. Secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Informazione, Lai Mohammed, il blocco durerà “fino a data da destinarsi” per via di un “uso persistente della piattaforma per attività capaci di danneggiare il Paese”.

La mossa è arrivata dopo che, il primo giugno, Twitter aveva rimosso, per violazione delle regole del sito, un tweet del presidente Muhammadu Buhari. Il messaggio citava la guerra civile nigeriana del 1967-1970, la cosiddetta guerra del Biafra, collegandola vagamente agli attacchi effettuati di recente contro seggi elettorali e stazioni di polizia nel Sud-Est del Paese e, secondo alcuni, minacciando velatamente delle ripercussioni contro il movimento secessionista di quelle aree. “Molti di quelli che si comportano male oggi sono troppo giovani per conoscere la distruzione e la perdita di vite avvenute durante la guerra civile nigeriana. Quelli di noi che la affrontarono per trenta mesi, che andarono in guerra, li tratteranno in modo che capiscano”, si leggeva nel tweet del presidente.

Buhari non ha fatto riferimento alla cancellazione del post durante l’annuncio del blocco di Twitter. Il suo governo, pur definendo l’azione della piattaforma “deludente”, ha dichiarato che questa non è stata l’unica ragione che ha fatto propendere per la sospensione “temporanea” del social network. “Ci sono stati diversi di problemi con la piattaforma di social media in Nigeria, dove la disinformazione e le notizie false diffuse attraverso di essa hanno avuto conseguenze violente nel mondo reale”, ha affermato il governo. Il ministro della Giustizia, Abubakar Malami, ha invitato al “perseguimento immediato dei trasgressori del divieto del governo federale sulle operazioni di Twitter in Nigeria” e ha chiesto al pubblico ministero di “passare all’azione”. Il blocco è rivolto sia alle società che agli individui. Twitter, dal canto suo, ha definito la notizia del blocco “profondamente preoccupante”. “L’accesso a Internet gratuito e aperto è un diritto umano essenziale nella società moderna. Lavoreremo per ripristinare l’accesso a tutti coloro che in Nigeria si affidano a Twitter per comunicare e connettersi con il mondo. #KeepitOn”, ha dichiarato la società in una nota.

Anche gli Stati Uniti e l’Unione Europea si sono dette allarmate dalla decisione di sospendere temporaneamente il social network nel Paese. Le missioni diplomatiche di UE, USA, Gran Bretagna, Canada e Irlanda hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, sabato 5 giugno, condannando il divieto e affermando: “Vietare i sistemi di espressione non è la risposta. Soprattutto in un momento in cui la Nigeria ha bisogno di promuovere il dialogo inclusivo e la libertà delle opinioni, oltre a condividere informazioni vitali per la pandemia di Covid-19”. “Il percorso verso una Nigeria più sicura risiede in più, non in meno, comunicazione”, ha aggiunto la dichiarazione.

Anche alcune ONG e organizzazioni internazionali o regionali impegnate nella difesa dei diritti umani hanno condannato la mossa, che segue alcuni precedenti tentativi del governo di regolamentare i social media. Amnesty International ha invitato la Nigeria a “rimuovere immediatamente la sospensione illegale”, mentre Human Rights Watch ha dichiarato: “Questa azione repressiva è un chiaro tentativo di censurare il dissenso e soffocare lo spazio civico”. Secondo NOI, un centro di ricerca e opinione pubblica con sede in Nigeria, più di 39 milioni di nigeriani possiedono un account Twitter. La piattaforma ha svolto un ruolo importante nel contesto dell’informazione pubblica attraverso, ad esempio, gli hashtag #BringBackOurGirls, utilizzato dopo che il gruppo terroristico di Boko Haram aveva rapito 276 studentesse, nel 2014, oppure #EndSARS, diventato popolare durante le proteste contro la brutalità della polizia, lo scorso anno. Le manifestazioni erano state organizzate principalmente sulla piattaforma e l’amministratore delegato dell’azienda, Jack Dorsey, aveva incoraggiato le donazioni a uno dei principali gruppi di organizzatori. Per le proteste era stata anche creata un’emoji speciale.

Molti utenti, per aggirare il blocco, stanno scaricando l’app VPN, che è stata la seconda ricerca in tendenza su Google in Nigeria nei giorni scorsi. Anche per questo il governo ha annunciato, lunedì 7 giugno, che avrebbe cominciato a perseguire penalmente chiunque non si fosse adeguato alla nuova misura.

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Chiara Gentili

di Redazione

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