Israele-Palestina: ancora questioni in sospeso

Pubblicato il 7 giugno 2021 alle 14:51 in Israele Palestina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’arresto e il successivo rilascio dei due attivisti palestinesi, Muna e Mohammed al-Kurd, ha messo in luce come la questione degli sfratti nel quartiere di Gerusalemme, Sheikh Jarrah, non sia stata ancora risolta. Parallelamente, permangono dubbi su un possibile accordo tra Israele e Hamas in merito allo scambio di prigionieri.

Dopo essere stati arrestati dalle forze di Israele e tenuti in custodia per alcune ore, i fratelli al-Kurd sono stati rilasciati, il 6 giugno. I due sono stati tra le principali voci di spicco della campagna di opposizione contro Israele, volta a porre fine alle espulsioni di famiglie palestinesi da Sheikh Jarrah, un quartiere residenziale situato a meno di un chilometro dalle mura della Città Vecchia di Gerusalemme, che Israele ritiene appartenga alla comunità ebraica. Muna e Mohammed sono divenuti noti nel 2011, con un video diffuso dal The Guardian, girato dai due gemelli all’età di 12 anni, in cui mostrano forze israeliane prendere possesso di parte della propria abitazione. Da allora, la loro mobilitazione, condotta anche attraverso i canali social, non si è mai arrestata, e Muna è stata definita la “voce delle famiglie che devono far fronte a espulsioni forzate”.

Sebbene la disputa tra israeliani e palestinesi su Sheikh Jarrah vada avanti dal 1956, il 2 maggio sono scoppiate nuove tensioni, dopo che la Corte Suprema Israeliana ha ordinato a quattro famiglie, composte da 30 adulti e 10 bambini, di abbandonare le proprie abitazioni entro il 6 maggio, mentre ad altri nuclei familiari è stato concesso di rimanere fino al primo agosto prossimo. In totale sono 58 gli abitanti, di cui 17 minori, costretti ad evacuare, presumibilmente per dare maggiore spazio a un insediamento israeliano. A detta di un’organizzazione no profit, Ir-Amin, in totale almeno 150 famiglie nei quartieri di Sheikh Jarrah e Silwan hanno ricevuto avvisi di sfratto negli anni e si trovano in varie fasi di un lungo processo legale. Circa 1.000 palestinesi rischiano di essere sfollati.

È proprio a partire dalle proteste di Sheikh Jarrah, allargatesi presso altri luoghi di Gerusalemme, tra cui la moschea di al-Aqsa, che si è giunti alla violenta escalation del 10 maggio, apparentemente terminata con la tregua del 21 maggio, raggiunta dai due protagonisti, Hamas e Israele, con la mediazione dell’Egitto. Ad oggi, il cessate il fuoco sembra aver favorito una de-escalation, ma le proteste nel quartiere di Gerusalemme non si sono ancora del tutto palcate. Non da ultimo, come riportato dal quotidiano al-Arab, i circoli palestinesi sono in attesa di comprendere quali saranno le mosse del probabile governo di unità nazionale israeliano e non escludono il riemergere di nuove tensioni, visto il perdurare degli sfratti, appoggiati delle autorità di Israele. A tal proposito, il Ministero degli Esteri dell’Autorità Palestinese ha messo in guardia da una possibile escalation a Gerusalemme, che potrebbe alimentare un conflitto a livello regionale. Inoltre, sono diversi gli analisti che, evidenziando la presenza del leader di destra Naftali Bennet nella nuova coalizione, forte sostenitore della “politica di insediamento” israeliana, hanno escluso cambiamenti a favore della popolazione palestinese.

I dubbi, permangono, poi, sullo scambio di prigionieri tra Hamas e Israele. A tal proposito, il 6 giugno, il gruppo palestinese ha riferito di possedere “documenti validi” per negoziare con la parte israeliana, ma senza rivelare ulteriori dettagli. Anche in tal caso l’Egitto svolge un ruolo di mediatore, ma, a detta di fonti dell’intelligence del Cairo, non sono stati ancora raggiunti risultati tangibili. Secondo altre fonti di Israele, si è sulla buona strada e l’intesa potrebbe essere raggiunta nel corso delle prossime settimane o mesi. Tuttavia, le intenzioni della nuova leadership israeliana non sembrano essere chiare nemmeno su questo dossier.

Al momento, Hamas detiene quattro soldati israeliani, due dei quali catturati nel 2014. Il capo dell’Autorità per gli affari dei prigionieri e degli ex prigionieri, Qadri Abu Bakr, ha affermato che attualmente vi sono 5.000 prigionieri palestinesi in 23 carceri israeliane. In cima alla lista dei prigionieri palestinesi richiesti da Hamas sembrerebbe esservi Marwan Barghouti, un leader palestinese arrestato dalle Forze di difesa israeliane nel 2002, successivamente processato e condannato per omicidio, con cinque sentenze a vita. Tuttavia, i circoli politici palestinesi sono scettici sulla vera intenzione di Hamas di scambiare Marwan Barghouti con prigionieri israeliani. Questo perché, secondo alcuni analisti, il gruppo palestinese preferirebbe competere con Mahmoud Abbas alle prossime elezioni piuttosto che affrontare un avversario convinto come Barghouti.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.