Yemen: nuovo attacco a Ma’rib colpisce la popolazione civile

Pubblicato il 6 giugno 2021 alle 10:16 in Medio Oriente Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un’esplosione vicino ad una stazione di servizio nella città yemenita di Ma’rib ha provocato la morte di 17 civili, tra cui una bambina. Il governo ha attribuito le responsabilità dell’attacco, avvenuto sabato 5 giugno, ai ribelli sciiti Houthi.

“Le milizie Houthi hanno preso di mira la stazione di servizio dove decine di auto stavano aspettando di fare il pieno, innescando un enorme incendio in cui sono morti 17 civili, tra cui una bambina”, ha specificato l’agenzia di stampa Saba, aggiungendo che altre 5 persone sono rimaste ferite. Secondo la fonte, nell’attacco sarebbero stati utilizzati un “missile balistico e un drone trappola”. Un medico di Ma’rib ha confermato il bilancio riportato da Saba. Il ministro dell’Informazione yemenita, Mouammar al-Eryani, ha denunciato l’attacco su Twitter, definendolo un “crimine terroristico efferato che equivale a un crimine di guerra”.

I ribelli Houthi hanno lanciato una feroce offensiva, a partire da febbraio, per impadronirsi di Ma’rib e dei giacimenti petroliferi circostanti. La città, che si trova a Est di Sanaa, rappresenta l’ultima significativa roccaforte del governo nel Nord del Paese. La perdita di Ma’rib, che è diventata un rifugio sicuro per centinaia di migliaia di persone fuggite dalle zone dove si combatte in prima linea, rappresenterebbe un duro colpo per il governo yemenita, sostenuto da una coalizione a guida saudita, e potrebbe scatenare un disastro umanitario per i civili della regione.

L’attacco di sabato è arrivato mentre continuano le spinte diplomatiche per garantire un cessate il fuoco in Yemen. Nella stessa giornata di Ma’rib, una delegazione di funzionari dell’Oman, accompagnata da figure di spicco degli Houthi, è arrivata nella capitale yemenita, Sanaa, in mano ai ribelli, per cercare di convincerli ad accettare un cessate il fuoco e ad unirsi agli sforzi di pace. “Una delegazione dell’Oman è arrivata a Sanaa, accompagnata dal portavoce Houthi, Mohammed Abdul Salam, e da altri funzionari”, ha chiarito una fonte ribelle che ha parlato alla stampa in condizioni di anonimato.

L’arrivo della delegazione rappresenta un passo avanti nei negoziati. Abdul Salam, in un commento trasmesso dalla televisione Al-Masirah gestita dagli Houthi, ha dichiarato: “Stiamo lavorando per far progredire gli accordi sulla questione umanitaria e sul processo di pace”. La visita mira a “integrare gli sforzi” compiuti in Oman, ha aggiunto. Il Sultanato, che confina sia con lo Yemen che con l’Arabia Saudita, è uno stretto alleato degli Stati Uniti ma allo stesso tempo ha buoni rapporti con l’Iran. Questa sua posizione di equilibrio gli ha permesso di svolgere regolarmente il ruolo di mediatore nei conflitti regionali.

Nelle ultime settimane Muscat ha ospitato l’inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Martin Griffiths, e l’inviato statunitense, Tim Lenderking. Lunedì 31 maggio, Griffiths ha esortato le forze rivali yemenite a “colmare il divario” per raggiungere un cessate il fuoco. “C’è una quantità straordinaria di consenso diplomatico. C’è una vera energia diplomatica ora, cosa che non c’è sempre stata”, ha affermato Griffiths. Il giorno precedente, il 30 maggio, l’inviato dell’ONU aveva altresì incontrato a Sanaa il leader dei ribelli Abdulmalik al-Houthi. Griffiths, in particolare, aveva nuovamente presentato un piano di pace, incentrato su tre obiettivi principali: un cessate il fuoco a livello nazionale, la revoca delle restrizioni alla libertà di merci e persone da e verso lo Yemen, e l’avvio di un processo politico.

Il piano, secondo quanto affermato dall’inviato, avrebbe già ricevuto ampio sostegno a livello regionale e internazionale, compreso quello degli Stati Uniti. Nel corso dell’ultimo anno e mezzo, come sottolineato da Griffiths, ci si è impegnati per promuovere punti di facile attuazione, ma che sono stati ostacolati nel momento in cui le tensioni sono continuate e le parti belligeranti hanno provato ad ottenere maggiori guadagni sul campo. Pertanto, ciò che è necessario fare al momento è porre fine al conflitto, “anche se avanzare verso la pace richiede la volontà e l’impegno di ciascuna parte”, ha osservato l’inviato delle Nazioni Unite.

Gli Houthi sono stati più volte accusati di aver ostacolato gli sforzi internazionali che mirano a portare pace in Yemen, dopo essersi altresì rifiutati di incontrare l’inviato dell’Onu, nel corso della sua precedente visita. Durante i colloqui del 30 maggio, invece, i ribelli, secondo fonti ufficiali, si sono detti disposti ad accettare le misure umanitarie proposte, il che potrebbe essere un primo passo per la ripresa del processo politico. Anche Griffiths ha affermato che condividerà con l’altra parte belligerante, il governo legato al presidente Rabbo Mansour Hadi, alcuni dei punti discussi con il leader degli Houthi, riguardanti soprattutto aspetti umanitari. Per l’inviato dell’Onu si tratta di un aspetto su cui potrebbe essere raggiunto un accordo “urgente”.

Per quanto riguarda la posizione dell’inviato speciale degli Stati Uniti per lo Yemen, Lenderking, quest’ultimo, venerdì 4 giugno, si sarebbe scagliato contro i ribelli Houthi, accusandoli di voler ostacolare un cessate il fuoco urgentemente necessario nella nazione distrutta dalla guerra. Il funzionario ha affermato che gli Houthi, sostenuti dall’Iran, si rifiutano di impegnarsi in modo significativo su una tregua e di adottare misure per “risolvere un conflitto di quasi sette anni, che ha portato sofferenze inimmaginabili al popolo yemenita”.

Le osservazioni di Lenderking sono arrivate in una dichiarazione, rilasciata venerdì sera dal Dipartimento di Stato USA, dopo il suo ritorno da una missione diplomatica in Medio Oriente che lo ha portato in Arabia Saudita, Oman, Emirati Arabi Uniti e Giordania. L’inviato ha altresì criticato la rinnovata offensiva degli Houthi nella provincia di Ma’rib, ricca di petrolio, ancora nelle mani del governo riconosciuto a livello internazionale e cruciale per le forniture energetiche del Paese.

La crisi yemenita è scoppiata a seguito del colpo di stato Houthi del 21 settembre 2014. Da gennaio 2020, le tensioni si sono particolarmente acuite presso i fronti settentrionali e Nord-occidentali, tra cui Ma’rib. Qui, dalla prima settimana di febbraio 2021, i ribelli hanno lanciato una violenta offensiva, tuttora in corso, volta a conquistare una regione ricca di risorse petrolifere e che consentirebbe loro di completare i propri piani espansionistici nel Nord dello Yemen. Al momento, però, non sono stati registrati risultati significativi, mentre il peggioramento della situazione umanitaria desta preoccupazione a livello internazionale. Gli Houthi hanno provato ad avanzare verso l’Ovest del governatorato, a circa 10 km dal centro della città, ma hanno incontrato la resistenza dell’esercito yemenita, coadiuvato dalla coalizione a guida saudita. Quest’ultima è intervenuta nel conflitto il 26 marzo 2015, e vede la partecipazione di Emirati Arabi Uniti, Sudan, Bahrain, Kuwait, Egitto e Giordania. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.