Iraq: due droni sorvolano la base USA di Ain al-Asad, abbattuti

Pubblicato il 6 giugno 2021 alle 11:59 in Iraq USA e Canada

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Due droni, che volavano sopra la base di Ain al-Asad, nell’Ovest dell’Iraq, sono stati abbattuti, all’alba di domenica 6 giugno. La struttura, che ospita truppe statunitensi, era già stata presa di mira due volte il mese scorso, l’8 e il 24 maggio. 

L’esercito iracheno ha specificato che, per rispondere alla minaccia, è stato attivato il sistema di difesa C-RAM dell’esercito americano. Ancora nessuna rivendicazione immediata di responsabilità c’è stata in relazione al tentato raid. Gli Stati Uniti incolpano solitamente le fazioni irachene legate all’Iran per gli attacchi missilistici contro le installazioni che ospitano il loro personale. Poche ore prima della mossa contro Ain al-Asad, un razzo aveva colpito l’aeroporto internazionale di Baghdad, “senza causare vittime o danni”. Lo aveva riferito il colonnello Wayne Marotto, portavoce della coalizione militare guidata dagli Stati Uniti in Iraq. 

Dall’inizio di quest’anno, ci sono stati 39 assalti contro obiettivi statunitensi situati sul territorio iracheno. La maggioranza delle incursioni viene effettuata tramite bombe che colpiscono convogli logistici, mentre 14 attacchi sono stati di tipo missilistico, alcuni dei quali rivendicati da fazioni pro-Iran, che mirano a fare pressione su Washington affinché ritiri tutte le sue truppe. L’uso di droni contro obiettivi americani da parte di queste fazioni è una tattica relativamente nuova, sebbene le forze armate USA abbiano precedentemente accusato gruppi iracheni pro-Iran di aiutare i ribelli yemeniti Houthi a compiere attacchi contro gli interessi sauditi utilizzando tali dispositivi. L’Iran, da parte sua, nega le accuse di Washington. 

La base irachena di Ain al-Asad era già stata colpita da un attacco con razzo il 24 maggio. Nessuno era rimasto ferito nell’offensiva, che non aveva provocato alcun danno significativo. Poche settimane prima, l’8 maggio, un sistema di sorveglianza aerea senza pilota aveva attaccato la stessa base. In quell’occasione, il colonnello Marotto aveva confermato che l’assalto era avvenuto alle 2 del mattino, ora locale, e aveva causato danni a un hangar, ma non aveva fatto feriti o vittime. Anche questi casi non c’è stata alcuna rivendicazione di responsabilità da parte di organizzazioni terroristiche.

Le truppe statunitensi sono state inviate in Iraq per aiutare l’esercito del Paese a combattere contro l’Isis. Il governo di Baghdad ha dichiarato vinta la campagna contro l’organizzazione terroristica già alla fine del 2017. In precedenza, l’esercito USA era intervenuto, al comando di una coalizione multinazionale, per rovesciare il presidente iracheno Saddam Hussein, il 20 marzo del 2003. Le truppe statunitensi erano state ritirate, dopo una lunga guerra, il 18 dicembre del 2011, sotto la presidenza di Barack Obama, una volta compiuto il passaggio definitivo di tutti i poteri alle autorità irachene insediate dall’esercito americano su delega governativa statunitense.

A proposito dell’attuale presenza straniera nel Paese, durante l’ultimo round del dialogo strategico tra Baghdad e Washington, tenutosi il 7 aprile, i due Stati hanno stabilito che le truppe da combattimento statunitensi, impegnate nella lotta allo Stato Islamico, abbandoneranno l’Iraq, mentre le forze degli USA continueranno a fornire consulenza e addestramento. In tale data, i delegati iracheni e statunitensi si sono incontrati nel quadro del cosiddetto “dialogo strategico”, promosso dal premier di Baghdad, Mustafa al-Kadhimi, proprio con l’obiettivo di definire il ruolo degli Stati Uniti nel Paese e discutere del futuro delle relazioni economiche, politiche e in materia di sicurezza tra le due parti. Il fine ultimo è creare una sorta di stabilità nell’asse Washington-Baghdad e rafforzare i legami tra i due Paesi sulla base di interessi reciproci.

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Chiara Gentili

di Redazione

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