Il Marocco ospita colloqui bilaterali sulla Libia

Pubblicato il 5 giugno 2021 alle 16:23 in Libia Marocco

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Il ministro degli Esteri del Marocco, Nasser Bourita, ha incontrato, a Rabat, il capo dell’Alto Consiglio di Stato libico, con sede a Tripoli, Khalid Al-Mishri, e il presidente della Camera dei rappresentanti della Libia, Aguila Saleh, come parte degli “sforzi marocchini per risolvere la crisi libica”. I due funzionari sono arrivati in Marocco giovedì 3 giugno e hanno preso parte ai colloqui nella giornata di venerdì 4. 

Il Ministero marocchino ha sottolineato, per l’occasione, “il sostegno incrollabile del Paese per una maggiore comunicazione e un più aperto dialogo tra le parti e per dare stabilità e pace alla Libia”. Aguila ed Al-Mishri hanno partecipato a diversi incontri con funzionari marocchini, tra cui il presidente della Camera dei rappresentanti del Marocco, Habib Al-Malki, e il presidente della Camera dei consiglieri, Hakim Benchamach. In una dichiarazione alla stampa, Saleh ha ribadito il ruolo del Marocco nella crisi libica, affermando che gli sforzi del Paese hanno contribuito alla formazione di un’unica autorità esecutiva composta da un consiglio presidenziale e un governo di unità nazionale, ora operativo in Libia. Da parte sua, Al-Mishri ha ricordato il sostegno offerto dal Marocco nella graduale realizzazione del processo di pace e nella fine della guerra. “L’aiuto di Rabat è stato decisivo nel riunire i punti di vista tra le diverse parti e nel favorire un esito che potrebbe aprire la strada a una soluzione politica definitiva della crisi libica”, ha dichiarato il capo dell’Alto Consiglio di Stato. 

I colloqui di venerdì si sono focalizzati sui principali appuntamenti istituzionali che attendono la Libia. Le precedenti discussioni sulla crisi, ospitate dal Marocco, si erano concentrate sulla definizione e la nomina di svariate posizioni libiche, tra cui il governatore della banca centrale e i capi della commissione elettorale, della commissione anticorruzione e della corte suprema. In particolare, nel corso della seconda metà del 2020, dopo il cessate il fuoco libico del 21 agosto, Rabat aveva ospitato diverse tavole rotonde sulla questione, convocando fazioni rivali della Libia durante i round di incontri a Bouznika e Tangeri. Secondo Rabat, i colloqui organizzati nel Paese hanno “notevolmente contribuito al processo politico guidato dalle Nazioni Unite e alla nomina di un governo ad interim”. Il Marocco aveva già assunto un ruolo chiave nella conclusione dell’accordo di Skhirat, il 17 dicembre 2015, grazie al quale era stato istituito il “Governo di Accordo Nazionale” (GNA), sotto l’egida dell’ONU. 

Al termine dell’incontro di venerdì, Saleh ha pronunciato il seguente discorso: “Con gli sforzi del Marocco e sotto la supervisione e il patrocinio di Sua Maestà il Re, abbiamo finalmente raggiunto la formazione di un potere esecutivo basato su un consiglio presidenziale composto da un presidente e due deputati e un governo di unità nazionale che ha conquistato la fiducia della Camera dei Rappresentanti, ha prestato il giuramento costituzionale e ha iniziato i suoi lavori. Ora gli auguriamo successo e che la Libia esca dalle sue crisi”. Anche Al-Mishri ha pronunciato alcune parole: “Siamo ottimisti sulla nostra presenza in Marocco e su questa mediazione tra le parti libiche, la Camera dei rappresentanti e il Consiglio di Stato. Gli sforzi non sono finiti. Dall’inizio del 2014 fino alla fine del 2015, abbiamo avuto gli accordi di Skhirat, e se Dio vuole, ci stiamo muovendo per tenere le elezioni parlamentari e presidenziali alla fine di quest’anno”.

La Germania dovrebbe ospitare una nuova serie di colloqui di pace a fine giugno, a Berlino, con la partecipazione del governo di transizione libico, poiché la tregua formale guidata dalle Nazioni Unite e firmata lo scorso ottobre prevede l’unificazione delle istituzioni del Paese e l’avvio di tutti gli sforzi di ricostruzione in preparazione del voto di dicembre.

Ad oggi, le tensioni, a cui la Libia ha assistito dal 15 febbraio 2011, sembrano essersi placate. In particolare, un accordo di cessate il fuoco, siglato il 23 ottobre 2020 all’interno del Comitato militare congiunto 5+5, ha dato impulso al percorso politico, verso la transizione democratica auspicata, che si prevede culminerà con le elezioni del 24 dicembre prossimo. Una delle tappe più significative è stata rappresentata dalle elezioni del 5 febbraio scorso, che hanno portato alla nomina di nuove autorità esecutive ad interim. Tuttavia, uno dei principali nodi da sciogliere resta l’allontanamento di forze e mercenari stranieri, pari, secondo le stime dell’Onu, a quasi 20.000. Questi avrebbero dovuto abbandonare il Paese entro 90 giorni dalla firma del cessate il fuoco, ma, ad oggi, la scadenza non è stata ancora rispettata. Ad ogni modo, la fuoriuscita di combattenti stranieri, secondo alcuni, è un prerequisito fondamentale per garantire stabilità in Libia, a cui si aggiunge la necessità di unificare le istituzioni statali, anche militari, contrastare l’immigrazione illegale e tenere elezioni entro la data prevista.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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