Laos: una task force per il controllo sui social media

Pubblicato il 5 giugno 2021 alle 7:37 in Asia Laos

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Il governo del Laos ha creato una task force per monitorare l’utilizzo dei social media nel Paese con particolare attenzione alla diffusione di notizie false e di contenuti che criticano il partito comunista al governo, il Partito Rivoluzionario del Popolo Lao (LPRP), secondo notizie riferite da The Diplomat il 3 giugno.

In particolare, secondo media asiatici, lo scorso 21 maggio, una fonte interna al Ministero per la Pubblica Sicurezza del Laos avrebbe fatto trapelare la notizia della creazione della task force a cui parteciperebbero sia agenti di polizia sia membri del Dipartimento dei Media del governo. Il funzionario aveva dichiarato a Radio Free Asia, citata da The Diplomat, che il compito della task force fosse quello di fornire consulenza e redigere regole e punizioni per coloro che fanno un utilizzo sbagliato dei social media. Nello specifico, coloro che trasgrediscono per la prima volta riceveranno avvertimento, nel caso ripetano la violazione una seconda volta saranno multati, mentre, al terzo richiamo saranno incarcerati.

In Laos, a gennaio 2021, la diffusione dei social media si è attestata ad un tasso pari al 49,1% della popolazione crescendo rispetto alla stima del 43% registrata l’anno precedente. Il dato è relativamente basso se paragonato agli standard del Sud-Est asiatico, in Thailandia e Vietnam, ad esempio, la diffusione dei social media è rispettivamente del 78,7% e 73,7 e continua a crescere. Ciò nonostante, anche in Laos, come in altri Paesi, questo ha portato ad un maggior utilizzo da parte dei cittadini degli spazi social per dibattere questioni quali critiche contro il governo e il partito comunista al potere.

A testimonianza di tale fenomeno, nel 2020, durante le proteste anti-governative thailandesi quando in Laos era apparso un hashtag nella lingua locale che significa all’incirca “se la politica è buona” nel Paese che era nato a partire da un altro hashtag simile diffuso in Thailandia. Nei commenti di utenti associati a tale hashtag alcuni affermavano la “necessità di lottare contro la dittatura” e altri che speravano in maggiori libertà. Secondo The Diplomat, tali forme di dissenso online avrebbero suggerito la possibilità che il Laos venga incluso nella cosiddetta Milk Tea Alliance, un movimento digitale pro-democrazia asiatico che ha coinvolto la Thailandia Hong Kong e Taiwan.

Tuttavia, come dimostrato dall’istituzione della task force, le autorità laotiane starebbero cercando di impedire che la Milk Tea Alliance non arrivi nel Paese. Nel mese di agosto 2020, ad esempio, il Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni aveva messo in guardia gli utenti dei social media dal pubblicare contenuti che criticassero il governo del Paese. A maggio 2020, poi, il Ministero dell’Informazione, della Cultura e del Turismo avrebbe emesso un ordine ai dipartimenti a livello provinciale per registrare tutti i proprietari di siti Web, pagine Facebook e altri social media.

Oltre a questo, negli ultimi anni vi è stato anche a un aumento della sorveglianza e della persecuzione verso i cittadini laotiani per i commenti critici pubblicati online. Ad esempio, nel settembre 2019 è stata arrestata un’influencer nota come e Muay e che si chiama Houayheuang Xayabouly, allora 30enne, per aver pubblicato un video su Facebook in cui criticava la risposta in ritardo del governo ad inondazioni causate dal crollo di una diga. La donna è stata poi condannata a cinque anni di reclusione.

Per The Diplomat, la nuova task force dimostrerebbe la preoccupazione dello LPRP rispetto al fatto che Facebook possa fungere da canale di dissenso antigovernativo e antipartito. Nell’istituire la task force, il Laos avrebbe preso spunto dal Vietnam che, a partire dal 2017, avrebbe adottato misure di controllo sui social media.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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