Il fatto più importante della settimana, Israele

Pubblicato il 4 giugno 2021 alle 6:23 in Israele Medio Oriente

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Il leader centrista israeliano, Yair Lapid, alla guida del partito Yesh Atid, ha riferito, il 2 giugno, di aver raggiunto un’intesa con le altre forze politiche israeliane per la formazione di un nuovo governo di unità nazionale. Ciò significa porre fine al mandato del premier uscente, Benjamin Netanyahu, alla guida dell’esecutivo di Israele da dodici anni.

L’annuncio è giunto nella tarda serata del 2 giugno, a circa mezz’ora di distanza dalla scadenza stabilita. È stato lo stesso Lapid ad informare il presidente israeliano, Reuven Rivlin, di essere riuscito a formare un esecutivo. Già il 30 maggio, Naftali Bennett, a nome della coalizione Yamina, si era detto disposto a formare un governo di unità nazionale con Yesh Atid, dando nuovo impulso alle negoziazioni in corso. In totale, la nuova coalizione potrebbe contare sul sostegno di 61 parlamentari, con una risicata maggioranza nella Knesset e ricoprendo un ampio spettro politico. L’estrema destra è rappresentata dalla coalizione “Yamina”, con Bennett come leader, dal partito “Nuova Speranza”, guidato dall’ex membro di Likud, Gideon Saar, e da “Israel Beytenu”, con a capo Avigdor Lieberman. Al centro, invece, c’è il partito “Blue and White”, guidato dall’ex vicepremier e ministro della Difesa, Benny Gantz, e in cui è confluito il partito centrista e laico, Yesh Atid, di Lapid. Invece, a sinistra, troviamo “Ha’Avoda”, il partito laburista, “Meretz”, un partito politico di ispirazione laica e socialdemocratica, e la “United Arab List”, conosciuta in ebraico come “Raam”, un partito arabo che rappresenta parte dei palestinesi israeliani. Quest’ultimo è fuoriuscito il 28 febbraio 2021 dalla “Joint List”, un’alleanza politica composta dagli altri quattro principali partiti politici palestinesi in Israele. 

Secondo l’intesa raggiunta da Bennett e Lapid, sarà il primo ad assumere la carica di premier per i primi due anni, mentre il secondo guiderà il Ministero degli Esteri. Successivamente, toccherà al leader di Yesh Atid guidare l’esecutivo. Lapid, rivolgendosi al capo di Stato israeliano, ha assicurato che il nuovo governo si impegnerà per unire le componenti della società israeliana, mettendosi a servizio di tutto il Paese, anche di chi non sostiene il nuovo esecutivo, i quali verranno comunque rispettati. La prossima mossa è assegnare i portafogli ministeriali e ottenere l’approvazione della Knesset, il Parlamento israeliano, a cui Lapid intende sottoporre il nuovo governo quanto prima. Da parte sua, Rivlin, che si appresta anch’egli a concludere il suo mandato, si è congratulato con Lapid e con gli altri leader israeliani per essere riusciti nella missione, e si è detto in attesa della sessione della Knesset per l’approvazione dell’esecutivo. 

Le ultime elezioni in Israele hanno avuto luogo il 23 marzo, data in cui circa 6,5 milioni di israeliani sono stati chiamati alle urne, per la quarta tornata elettorale in due anni. Le elezioni erano state definite cruciali per il premier in carica, Netanyahu, già alla guida del governo dal 1996 al 1999 e poi dal 2009 ad oggi, il cui partito era risultato essere tra i favoriti nei sondaggi di opinione. Tuttavia, così come accaduto nelle precedenti elezioni del 2 marzo 2020, nessuno dei candidati e dei relativi blocchi è riuscito a ottenere la maggioranza necessaria a formare un nuovo esecutivo, portando il presidente Rivlin a intraprendere consultazioni con i partiti politici del Paese, e ad affidare un primo mandato a Netanyahu. In tal caso, quest’ultimo aveva ottenuto la raccomandazione di 52 dei 120 deputati della Knesset, rispetto ai 45 parlamentari espressisi a favore di Yair Lapid.

A seguito delle dichiarazioni del 30 maggio, Netanyahu ha accusato Naftali Bennett di commettere “la frode del secolo” e ha riferito di aver avanzato al suo partito offerte “incredibili”, al fine di impedire un “pericoloso governo di sinistra”. “L’unica cosa che gli interessa è fare il premier”, sono state le parole di Netanyahu, secondo cui “è scandaloso che con sei seggi si possa fare il primo ministro”. Inoltre, coloro che sono stati incaricati di formare un nuovo governo avrebbero presentato slogan “vuoti”, con il semplice obiettivo di far cadere la destra israeliana. Il leader di Yamina, invece, ha dichiarato che l’alleanza di destra difficilmente avrebbe potuto ottenere la maggioranza per formare un governo.

Risale al 20 aprile 2020 l’annuncio con cui Netanyahu e Benny Gantz avevano riferito di aver raggiunto un accordo volto alla formazione di un governo di emergenza di unità nazionale, con il fine ultimo di porre fine alla perdurante fase di stallo politico e far fronte alla crescente emergenza scaturita dalla pandemia di Covid-19. Secondo quanto concordato, Gantz e Netanyahu avrebbero dovuto alternarsi alla presidenza del governo ogni 18 mesi, per un totale di tre anni. Tuttavia, l’alleanza ha più volte mostrato segnali di cedimento, mentre il premier Netanyahu ha dovuto far fronte alla crescente rabbia della popolazione israeliana, mentre continua ad essere coinvolto in un triplice processo giudiziario, con accuse di frode, corruzione e abuso d’ufficio.

Al momento, la posizione di partiti estremisti di destra, come quello di Bennett, appare complessa, poiché questi saranno costretti a scendere a patti con le necessità dei palestinesi israeliani, per esempio, o dei movimenti socialdemocratici. Alla luce di ciò, la tenuta di questo possibile nuovo esecutivo è incerta e il ruolo di personalità come Bennett sembra essere estremamente rilevante. 

 

 

Il fatto più importante della settimana è una rubrica a cura della Redazione di Sicurezza Internazionale.

Tutti i venerdì. 

di Redazione

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