Kirghizistan-Tagikistan: nuova escalation lungo il confine

Pubblicato il 4 giugno 2021 alle 15:49 in Kirghizistan Tajikistan

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Il Ministero degli Esteri del Kirghizistan ha accusato, venerdì 4 giugno, il Tagikistan di aver collocato i propri militari e un container nell’area contesa di Unzhu-Bulak, presso la regione di Chon-Alai, con lo scopo di appropriarsene. Dall’altra parte, Dushanbe ha negato le accuse e ha ribadito la sovranità sul territorio.

Le tensioni si sono nuovamente acuite lungo il confine tagiko-kirghiso a partire dalle 3:00 del mattino, ora locale, del 4 giugno. Secondo quanto dichiarato dal Kirghizistan, il Tagikistan, nel corso della notte, avrebbe violato le disposizioni del recente accordo di pace posizionando un container nell’area di Unzhu-Bulak, entrando di un chilometro nel territorio de jure kirghiso. L’area di Unzhu-Bulak è una delle tante zone contese da Dushanbe e Biskek e, secondo quanto riferito dai media locali, la sovranità dei 1.100 ettari di Unzhu-Bulak non è ancora stata stabilita. Per tali ragioni, le autorità di Biskek hanno accusato il Tagikistan di aver violato l’accordo di pace del primo maggio. Successivamente, il Comitato Statale per la Sicurezza Nazionale del Kirghizistan (UKMK) ha dichiarato che, intorno alle 6:00 del mattino, la parte tagika, dopo aver lasciato nell’area contesa il container, avrebbe richiamato i soldati nel territorio di Dushanbe. Nel frattempo, l’UKMK ha descritto la situazione nell’area come “tesa”.

In tale quadro, è importante sottolineare che la disputa nasce dal fatto che il Tagikistan si servirebbe di mappe sovietiche del 1924 e del 1989 che definirebbero l’area in questione come parte del proprio territorio. Nel frattempo, il Ministero degli Esteri del Kirghizistan ha convocato l’ambasciatore del Tagikistan a Biskek e ha emesso una notifica di protesta per quanto accaduto. Inoltre, secondo quanto reso noto dalla stampa locale, il Dipartimento ha accusato la controparte di non aver risposto tempestivamente alle richieste avanzate da Biskek. Queste suggerivano di avviare quanto prima negoziati al fine di disinnescare le tensioni ed evitare un’escalation. Nello specifico, il Kirghizistan ha esortato le autorità tagike a rimuovere il container e le attrezzature paramilitari installate nell’area di Unzhu-Bulak al fine di normalizzare la situazione lungo il confine tra i due Paesi dell’Asia Centrale.  

Dall’altra parte, l’ufficio stampa delle guardie di frontiera del Tagikistan ha respinto le accuse di Biskek, affermando che le unità militari del Paese erano state collocate in una zona del confine che le parti avevano concordato appartenesse al Tagikistan. In aggiunta, Dushanbe ha definito “false” le notizie divulgate nei media kirghisi.

Più tardi, nel pomeriggio del 4 giugno, il capo del Comitato di Stato per la Sicurezza Nazionale del Tagikistan, Saimumin Yatimov, ha tenuto colloqui telefonici con l’omologo kirghiso, Kamchybek Tashiev, per discutere della situazione lungo il confine. Le parti hanno ribadito l’importanza di porre fine al contenzioso territoriale in modo “pacifico e diplomatico”.

Il confine tra il Kirghizistan e il Tagikistan diventa periodicamente teatro di disordini, fin dal 1991, anno di dissoluzione dell’Unione Sovietica di cui entrambi i Paesi facevano parte. I due Stati Centro-asiatici condividono 976 chilometri di confine, di cui 451 chilometri non sono chiaramente definiti e sono oggetto di contesa tra Biskek e Dushanbe.

L’episodio più recente si è verificato il 28 aprile, quando sono iniziati scontri lungo il confine tra la provincia kirghisa di Batken e quella tagika di Sughd a causa di una disputa riguardante l’impianto idrico di Golovnoy, collocato sul fiume Isfara e rivendicato da entrambe le parti. Inizialmente, gli abitanti di alcuni villaggi delle due province avevano iniziato a scagliare pietre gli uni contro gli altri. Successivamente, il 29 aprile, le rispettive forze armate si sono unite agli scontri con armi e mortai, e, secondo fonti kirghise, il Tagikistan avrebbe anche schierato un elicottero da guerra di tipo Mi-24.  In totale, sarebbero state circa 150 le persone che hanno partecipato agli scontri da entrambe le parti.

La sera del 29 aprile, Kirghizistan e Tagikistan hanno poi concordato un primo cessate il fuoco e il ritiro dei soldati per porre fine alle ostilità. Tuttavia, il primo maggio, la parte kirghisa ha però accusato il Tagikistan di aver continuato a militarizzare il confine e di aver aperto il fuoco contro alcuni veicoli del Kirghizistan. Successivamente, il primo maggio le autorità dei due Paesi hanno concluso un secondo accordo per il cessate il fuoco totale e per il ritiro dei soldati schierati lungo il confine conteso.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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