Hong Kong: manifestazioni in ricordo dei fatti di Tiananmen

Pubblicato il 4 giugno 2021 alle 20:29 in Cina Hong Kong

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Gli abitanti di Hong Kong sono scesi in strada il 4 giugno per ricordare gli eventi di piazza Tiananmen del 1989 accendendo candele o facendo luce con i propri telefoni in diverse aree della città, durante le manifestazioni, alcuni partecipanti hanno poi declamato slogan pro-democrazia. La polizia, che ha previsto di schierare 7.000 uomini, ha finora arrestato 6 persone per aver incitato altri a partecipare a raduni non autorizzati, aggressione ordinaria, condotta disordinata in un luogo pubblico e ostruzione alla polizia.

Le autorità di Hong Kong avevano vietato il raduno che è organizzato a cadenza annuale a Victoria Park per commemorare la repressione dei manifestanti di Piazza Tiananmen, a Pechino nel 1989, a causa delle misure di prevenzione per contrastare il coronavirus. Solitamente alle 20:00, ora locale, del 4 giugno, a Victoria Park la popolazione si ritrova e accende candele insegno di unità. Vista l’impossibilità di accedere a Victoria Park, la popolazione si è quindi radunata spontaneamente in varie aree della città in modo sparso.

A Mong Kok, un gruppo di persone vestite di nero che è il colore associato alle proteste e al lutto ha declamato slogan quali: “L’indipendenza di Hong Kong, l’unica via d’uscita”, “Poliziotti canaglie, che i membri delle vostre famiglie muoiano”. Tali frasi erano già state utilizzate durante le proteste antigovernative del 2019. Di fronte al centro commerciale di Times Square a Causeway Bay, invece, una corsia di taxi stata bloccata con bidoni della spazzatura, spingendo una squadra di agenti di polizia ad inseguire un gruppo di persone vestite di nero. Sempre a Mong Kok, alle 20:30, la polizia ha issato la bandiera viola in una zona pedonale mettendo in guardia la popolazione contro comportamenti che avrebbero potuto violare la legge sulla sicurezza nazionale e ha eseguito perquisizioni. Anche a Causeway Bay è stata issata la bandiera viola dopo che alcuni manifestanti hanno declamato lo slogan: “Liberare Hong Kong, la rivoluzione della nostra epoca”. Parte della popolazione ha poi partecipato alla Messa in sette chiese cattoliche di Hong Kong per ricordare i morti del 4 giugno 1989.

La polizia ha rilasciato una dichiarazione chiedendo alla popolazione di interrompere gli “atti illegali”, specificando che coloro che hanno declamato gli slogan potrebbero aver violato la legge sulla sicurezza nazionale. Con essa sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli atti criminali per i quali sono previste pene fino all’ergastolo. Oltre a questo, è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, che prevede l’impiego sull’isola di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Successivamente, lo scorso 11 marzo, la Cina ha poi modificato il sistema elettorale di Hong Kong in modo da garantire che siano i patrioti, ovvero coloro che amano il proprio Paese, a governare Hong Kong.

La legge sulla sicurezza nazionale era arrivata dopo che, nel 2019, l’isola era stata teatro di proteste iniziate il 31 marzo di quell’anno, quando gli abitanti dell’isola erano scesi in strada per manifestare contro una controversa proposta di legge che prevedeva l’estradizione verso la Cina continentale per i residenti di Hong Kong. Nonostante tale proposta fosse stata ritirata, le proteste si erano evolute in una generale rivendicazione contro le ingerenze del governo centrale di Pechino nelle questioni interne dell’isola, diventando sempre più violente. A seguito del ritiro della proposta di legge, l’esecutivo di Hong Kong aveva respinto le altre richieste dei manifestanti, tra cui figuravano: l’amnistia per i manifestanti detenuti, l’avvio di un’indagine indipendente sui presunti eccessi di violenza della polizia e il rilancio del processo di riforma politica in senso democratico.

Hong Kong fa ufficialmente parte della Cina dal primo luglio 1997, quando fu ultimato il passaggio della sua sovranità dal Regno Unito al governo di Pechino, secondo una serie di condizioni stabilite nella Dichiarazione congiunta sino-inglese, siglata il 19 dicembre 1984 e registrata come un trattato dall’Onu. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi adottato da Pechino. Tale principio e modalità di gestione sarebbero dovuti restare in vigore fino al 2047, per alcuni critici, già la legge sulla sicurezza nazionale avrebbe anticipato la loro scadenza.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione