Gaza: colpiti droni israeliani mentre volavano a bassa quota

Pubblicato il 4 giugno 2021 alle 8:31 in Israele Palestina

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Gruppi palestinesi a Gaza hanno sparato, a più riprese, contro droni di Israele, mentre questi volavano a bassa quota, nelle prime ore di venerdì 4 giugno.

La notizia è stata riportata dai corrispondenti di al-Jazeera e di al-Araby al-Jadeed, a due settimane di distanza dall’annuncio di cessate il fuoco che ha posto fine alla violenta escalation che ha visto confrontarsi Israele e gruppi palestinesi, Hamas in primis, per undici giorni, dal 10 al 21 maggio. Ad essere stati colpiti, all’alba del 4 giugno, sono stati aerei da ricognizione di Israele, di tipo Quadcopter. Questi, ha specificato il corrispondente di al-Jazeera, hanno sorvolato, a bassa quota, diverse aree della Striscia di Gaza. Ciò non si era mai verificato nel corso delle ultime settimane.

La notizia è stata confermata anche da testimoni oculari, i quali hanno riferito di aver visto volare droni di piccole dimensioni e scarsamente illuminati sui quartieri di Gaza, tra cui al-Zeitoun, Karama, al-Tuffah e il campo profughi di al-Shati. A detta di una fonte della sicurezza locale, sarebbero stati circa dieci i velivoli israeliani che hanno sorvolato Gaza, soprattutto il quartiere orientale di Shuja’iyya, contro cui sono stati lanciati colpi di arma da fuoco nel tentativo di abbatterli. Come evidenziato da al-Araby al-Jadeed, i Quadcopter non emettono alcun rumore, ma luci blu e rosse dal basso, a differenza dei velivoli solitamente uditi dalla popolazione di Gaza. Secondo gruppi palestinesi, in passato tali mezzi erano soliti trasportare esplosivi e bombe.

Ad eccezione dell’episodio del 4 giugno, al momento la tregua a Gaza sembra essere ancora rispettata, mentre a livello regionale e internazionale sono stati mobilitati aiuti a sostegno della popolazione e della ricostruzione dell’enclave. Tuttavia, il 3 giugno, il capo del comando meridionale delle forze di difesa israeliane, il maggior generale Eliezer Toledano, non ha escluso il riaccendersi di nuove tensioni, considerato che il conflitto del mese precedente ha rappresentato soltanto la “prima fase” di una campagna più ampia. Se la situazione “della sicurezza” dovesse cambiare, si proseguirà con la fase successiva, ha specificato Toledano nel corso di un’intervista, affermando che le proprie forze sono pronte a continuare. Inoltre, il maggior generale israeliano ha dichiarato che le forze di difesa israeliane hanno cercato di sfruttare al massimo le tensioni di maggio, per ritrovarsi in una situazione di vantaggio rispetto ad Hamas, una volta che queste sarebbero terminate. Ad ogni modo, tali operazioni non vengono condotte “ogni settimana o ogni mese”, alla luce delle conseguenze per i civili.

La violenta escalation del mese scorso ha rappresentato il culmine di giorni di tensione a Gerusalemme Est, che hanno interessato diversi luoghi sacri, primo fra tutti la moschea di al-Aqsa, presa d’assalto dalle forze israeliane nella mattina del 10 maggio, giorno in cui il gruppo palestinese Hamas aveva avvertito Israele della possibilità di un attacco su larga scala se le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee e dal monte del Tempio, oltre che dal compound della moschea entro le 2:00 del mattino. Alla luce della mancata risposta da parte israeliana, Hamas ha iniziato a lanciare razzi contro Gerusalemme già dalla sera del 10 maggio, proseguiti poi nel corso dei giorni successivi. Agli attacchi del gruppo palestinese ha immediatamente fatto seguito la risposta israeliana.

Secondo quanto riferito dall’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, il proprio ufficio ha verificato la morte di 270 palestinesi a Gaza, in Cisgiordania e Gerusalemme Est, inclusi 68 bambini, durante le violenze scoppiate tra il 10 e il 21 maggio. I razzi di Hamas, invece, hanno causato il decesso di 10 israeliani e un cittadino straniero. Parallelamente, 57 scuole, 9 ospedali e 19 centri di assistenza sanitaria di base sono stati completamente o parzialmente danneggiati. A fronte di ciò, è stato lanciato un appello per raccogliere 95 milioni di dollari per sostenere la popolazione palestinese a Gaza e in Cisgiordania. Al contempo, secondo funzionari palestinesi, i costi di ricostruzione a Gaza ammontano a decine di milioni di dollari. A detta del Ministero degli alloggi di Gaza, 1.500 unità abitative sono state completamente distrutte, mentre altre 1.500 sono state danneggiate in modo permanente e 17.000 hanno subito danni parziali. Un funzionario del Ministero ha stimato il costo della ricostruzione in 150 milioni di dollari. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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