Colpo di Stato in Mali: la Francia sospende le operazioni militari

Pubblicato il 4 giugno 2021 alle 12:34 in Francia Mali

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La Francia ha annunciato la sospensione precauzionale delle sue operazioni militari in Mali, in attesa che il governo ad interim, dominato dall’esercito, garantisca una transizione politica verso un esecutivo a guida civile. 

Il Ministero delle Forze Armate francese, il 3 marzo, ha annunciato la notizia, sottolineando che l’Economic Community of West African States (ECOWAS)  e l’Unione Africana hanno già suggerito al Mali di attivarsi per chiarire il quadro della transizione politica. “Spetta alle autorità maliane rispondere rapidamente”, si legge in una dichiarazione del Ministero francese. “In attesa di queste garanzie, la Francia, dopo aver informato i suoi partner e le autorità locali, ha deciso di sospendere, in via precauzionale e temporanea, le operazioni militari congiunte con le forze maliane, nonché le missioni consultive nazionali a loro vantaggio”, ha aggiunto il Ministero di Parigi.

La Francia, l’ex potenza coloniale della regione, impiega 5.100 soldati nell’area desertica del Sahel, nell’ambito della cosiddetta “Operazione Barkhane”, lanciata da Parigi il primo agosto 2014 e che interessa 5 Paesi: Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger. Secondo il Ministero delle Forze Armate, la strategia francese in Sahel mira a consentire agli Stati partner di acquisire la capacità di garantire la propria sicurezza in modo indipendente. Si basa su un approccio globale (politico, sicurezza e sviluppo), la cui componente militare è portata avanti dall’operazione Barkhane, guidata da militari francesi. Per quanto riguarda la sospensione queste attività, annunciata il 3 giugno, il Ministero ha specificato che le forze francesi rimarranno nel Paese e continueranno ad operare autonomamente e la decisione sarà riesaminata “nei prossimi giorni”. 

Il 24 maggio, i militari, guidati da Goita, hanno arrestato l’ex presidente del governo ad interim, Bah Ndaw, e il primo ministro, Moctar Ouane, i quali sono stati rilasciati dopo aver presentato le dimissioni dai rispettivi incarichi il successivo 27 maggio. L’arresto arrivava a seguito di un tentativo di rimpasto di governo che avrebbe tolto a due rappresentanti dell’esercito due Ministeri chiave, quello della Difesa e quello della Sicurezza. Il colonnello Goita ha riferito che le forze armate sono dovute intervenire, costrette a scegliere tra “disordini o coesione”. L’esercito ha quindi chiesto sostegno dell’opposizione, assicurando che il ruolo di premier sarebbe stato assegnato ad un membro proprio di tale gruppo, noto come M5-RFP. Rivolgendosi a questi, Goita ha dichiarato: “O accettiamo di unirci per salvare il nostro Paese, o lanciamo guerre clandestine e falliremo tutti”.

La Corte Costituzionale del Mali ha completato l’ascesa al potere di Goita, il 28 maggio, nominandolo presidente ad interim. Il colonnello aveva promesso che il Paese avrebbe seguito il percorso concordato verso la democratizzazione, che prevede nuove elezioni a febbraio del 2022. Tuttavia, l’esecutivo ha dichiarato che sebbene il calendario dovrà essere rispettato, potrebbe essere soggetto a modifiche. Intanto, lo stesso 28 maggio, alcune centinaia di cittadini del Mali hanno manifestato nella capitale, Bamako, esprimendo sostegno per i militari e, in alcuni casi, chiedendo anche legami più stretti con la Russia, a discapito della Francia. Tuttavia, nella stessa giornata, il Ministero Affari Esteri di Mosca aveva espresso la propria soddisfazione per la liberazione di Ndaw e Ouane, ma aveva invitato il Mali ad indire elezioni democratiche. 

Il ruolo dell’esercito francese nel Paese africano è stato spesso oggetto di critica sui social media e da parte degli esponenti della società civile. Il 3 gennaio 2021, decine di persone sono state uccise in un raid aereo nel villaggio di Bounti, suscitando molti dubbi sulla natura dell’attacco e una serie di manifestazioni anti-francesi. Testimoni oculari hanno affermato che le vittime erano ospiti che partecipavano a una cerimonia di matrimonio. Ma l’esercito francese, con il supporto del Governo del Mali, ha insistito sul fatto di aver neutralizzato un gruppo di jihadisti, escludendo ogni possibilità di errore. In tale contesto, il 19 gennaio, il presidente francese, Emmanuel Macron, aveva annunciato un ritiro parziale delle truppe dall’Africa occidentale, considerato il successo delle operazioni contro i militanti islamisti. Tuttavia, tale decisione non è stata confermata e parte delle motivazioni a tale riguardo sono da ricondurre all’estrema instabilità della regione, ancora interessata dalle violenze di gruppi armati e da importanti traffici di esseri umani, armi e droga. 

In tale contesto, si inserisce anche la crisi politica in Mali, che si è riaccesa da quando, il 5 giugno 2020, gli oppositori dell’ex presidente, Ibrahim Boubacar Keita, hanno lanciato una serie di proteste nella capitale, Bamako, chiedendo all’esecutivo di dimettersi per aver fallito nel ristabilire la sicurezza del Paese e nell’affrontare la corruzione dilagante nel Paese, oltre alla mancata gestione della crisi economica aggravata dagli effetti devastanti della pandemia da coronavirus. L’intervento dei militari ha poi portato al colpo di Stato del 18 agosto 2020, che ha rovesciato il presidente Keita. Il 75enne, in carica dal 2013, aveva annunciato le sue dimissioni immediate in un breve discorso trasmesso intorno a mezzanotte del 19 agosto, proprio dalla stessa base militare di Kati, dove sono stati detenuti l’ex premier e presidente del governo di transizione, dal 24 al 27 maggio. 

Il 7 settembre 2020, l’ECOWAS ha dato un ultimatum alla giunta militare maliana per nominare un presidente e un premier transitori per portare il Paese verso un governo civile e politico, chiedendo di non andare oltre il 15 settembre 2020. Tuttavia, questa scadenza non è stata rispettata. Soltanto il 5 ottobre 2020 sono stati nominati i componenti, quasi tutti militari, dell’attuale Governo ad interim. In ogni caso, il giorno seguente, il 6 ottobre 2020, è stata resa nota la revoca delle sanzioni imposte dall’ECOWAS dopo il colpo di Stato di agosto. Successivamente, il Mali ha ufficialmente sciolto la giunta militare, nota anche come Comitato Nazionale per la Salvezza del Popolo (CNSP), con un decreto del Governo di transizione, firmato dal presidente, Bah N’Daw, del 18 gennaio 2021. Il 15 aprile, il governo ad interim del Mali aveva annunciato che le elezioni presidenziali e legislative si sarebbero tenute a febbraio del 2022, nel rispetto degli impegni presi con la comunità internazionale. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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