Un’università cinese in Ungheria, Budapest protesta

Pubblicato il 3 giugno 2021 alle 20:44 in Cina Ungheria

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Il sindaco di Budapest, Gergely Karacsony, ha annunciato, il 2 giugno, di aver ribattezzato alcune strade della città nei pressi del campus che la Fudan University di Shanghai dovrebbe aprire nel Paese entro il 2024, in segno di protesta contro l’accordo del governo ungherese con l’università cinese, siglato il 27 aprile scorso. Il campus ungherese potrebbe diventare il primo gestito da un’università della Cina in seno all’Unione europea (UE).

I nuovi nomi delle strade intorno al campus comprendono “Via della libertà di Hong Kong”, “Via dei Martiri Uiguri”, “Strada Dalai-Lama” e “Strada del Vescovo Xie Shiguan”, facendo riferimento a tematiche relative ai diritti umani e non solo per le quali la Cina ha ricevuto più critiche, in particolar modo dai Paesi occidentali.  Il sindaco Karacsony ha affermato di sperare che l’intesa sino-ungherese per l’istituzione di un campus della Fudan non sarà attuato ma se così non fosse la parte cinese dovrà “sopportare” tali denominazioni. Il sindaco ha quindi affermato: “Non vogliamo l’università di élite e privata Fudan qui a spese dei contribuenti ungheresi”.

Il campus in questione dovrebbe sorgere su un’area che al momento versa in stato di abbandono della capitale ungherese, dovrebbe essere completato entro il 2024 e sarà il primo in Europa della Fudan University. In totale, si tratta di un complesso di 500.000 metri quadrati che ospiterà circa 6.000 studenti ai quali saranno offerti corsi in relazioni internazionali, economia, medicina e tecnologie. L’intesa per la sua istituzione è stata siglata il 27 aprile scorso, dal governo dell’Ungheria, con a capo il presidente Victor Orban. Secondo documenti trapelati e citati da South China Morning Post, la Cina concederà un prestito da 1,3 miliardi di euro all’Ungheria per coprire i costi di realizzazione, che ammonterebbero a 1,5 miliardi di euro.  Secondo il Financial Times, poi, l’Ungheria farà una donazione da 2,2 milioni di dollari alla Fudan per l’istituzione del campus a Budapest.

Karacsony, che fa parte del partito liberale noto come La Politica può essere diversa – Partito verde d’Ungheria, si è più volte opposto all’aumento dell’influenza cinese in Ungheria chiedendo al presidente Orban di non attuare progetti nella capitale senza la sua volontà. Per tale ragione, rispetto al progetto della Fudan University, dal 4 giugno sarà lanciata una consultazione cittadina per raccogliere l’opinione della popolazione in merito. Karacsony parteciperà alle primarie indette da partiti di opposizione per selezionare un contendente che sfiderà Orban alle elezioni del 2022. Per il quotidiano cinese Huanqiu, le sue proteste contro il campus della Fudan sarebbero dovute proprio a questo.

Secondo il governo di Orban, il campus della Fudan a Budapest potrebbe consentire a migliaia di studenti ungheresi, cinesi e internazionali di acquisire qualifiche di alta qualità. Oltre a questo, il campus si adatterebbe anche ai piani precedentemente concordati per costruire un progetto per realizzare dormitori, noto come “Città studentesca”, per migliaia di studenti principalmente ungheresi. Per Karacsony, però il campus occuperebbe la maggior parte della Città studentesca.

L’Ungheria è uno tra i paesi dell’Europa centrale e orientale che hanno sviluppato maggiormente le proprie relazioni con la Cina.  A detta di Huanqiu, ciò sarebbe particolarmente evidente in seno all’Unione europea (UE) come dimostrato, ad esempio, dal fatto che Budapest si è opposta alle sanzioni imposte dall’UE contro la Cina in relazione alla questione dello Xinjiang, il 24 marzo scorso.  Un altro esempio, sarebbe poi rappresentato dal fatto che l’Ungheria era stata il primo Paese dell’UE ad iniziare l’inoculazione del vaccino prodotto dall’azienda cinese Sinopharm, il 24 febbraio scorso, nonostante non fosse stato ancora approvato dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA).

L’Ungheria, oltre ad essere un membro dell’UE fa anche parte del summit “17+1”, creato nel 2012, tra la Cina e 17 Paesi dell’Europa centro-orientale, con l’obiettivo  di fornire nuove alternative per l’economia. Il Paese è stato il primo ad aver aderito al progetto delle Nuove Vie della Seta, il 6 giugno 2015.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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