USA: nuova ondata di sanzioni contro la corruzione in Bulgaria

Pubblicato il 3 giugno 2021 alle 19:29 in Bulgaria USA e Canada

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L’amministrazione presidenziale degli Stati Uniti ha applicato, mercoledì 2 giugno, sanzioni contro tre cittadini bulgari e contro 64 società a loro associate per corruzione.

Con la nuova ondata di sanzioni, Washington ha imposto all’ex legislatore bulgaro, l’oligarca Delyan Peevski, nonché magnate dei media, al funzionario governativo, Ilko Zhelyazkov, e all’imprenditore, Vassil Bozhkov, il congelamento di tutti i beni negli Stati Uniti e il divieto di ingresso nel Paese. Il Dipartimento del Tesoro degli USA, in una dichiarazione, ha definito la mossa la “più grande azione contro la corruzione”. Secondo il gruppo Transparency International, la Bulgaria sarebbe lo Stato dell’Unione Europea più corrotto. A causa di ciò, il Paese balcanico è stato più volte criticato dalla Commissione europea, la quale lo ha accusato di non essere riuscito a estirpare la corruzione che affligge la nazione.

Il primo ministro ad interim bulgaro, Stefan Yanev, ha dichiarato di essere stato informato telefonicamente dalla sottosegretaria di Stato per gli Affari Politici degli Stati Uniti, Victoria Nuland, delle nuove sanzioni. A seguito della diffusione della notizia, il Ministero degli Esteri della Bulgaria ha dichiarato di supportare le misure restrittive statunitensi perché la lotta alla corruzione è una della priorità del Paese.

Le sanzioni sono giunte prima delle elezioni parlamentari anticipate, calendarizzate per l’11 luglio, e a seguito delle ondate di proteste che, nel 2020, hanno riempito le piazze delle maggiori città del Paese per criticarne la corruzione. La mossa, secondo quanto riportato dai media, rientrerebbe all’interno degli sforzi di Washington volti a sradicare la corruzione in Bulgaria. Il governo degli Stati Uniti ha accusato Peevski di clientelismo e di corruzione e ha inserito Zhelyazkov nella “lista nera” per agire come suo tramite nel perpetrare schemi corrotti. Peevski ha negato le accuse e ha minacciato gli Stati Uniti di intentare un processo legale per contestare le sanzioni.

Quando all’oligarca Bozhkov, il Dipartimento del Tesoro di Washington lo ha accusato di voler creare un canale televisivo per i leader russi all’interno del quale questi avrebbero potuto influenzare il governo bulgaro e corrompere funzionari governativi. Bozhkov, un magnate del gioco d’azzardo e uno degli uomini più ricchi della Bulgaria, è fuggito dal Paese nel 2020, sottraendosi alle accuse penali. Queste ultime includono estorsione, frode fiscale e clientelismo. Il 64enne Bozhkov ha negato le accuse e, al momento, si trova a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti.

Nonostante il suo passato, l’ex primo ministro bulgaro, Boyko Borissov, il quale ha ricoperto la carica per tre mandati, dal 2009 al maggio 2021, ha accolto con favore le misure restrittive imposte dagli USA, ribadendo di non avere nessun collegamento con i tre individui inseriti nell’elenco di Washington. Tuttavia, è opportuno sottolineare che gli oppositori hanno più volte accusato Borissov di indebolire le istituzioni statali a beneficio degli oligarchi.

L’Unione Europea, dal canto suo, ha sottolineato di essere in accordo con le nuove sanzioni oltreoceano e ha affermato che non intende imporre contromisure per contrastarle. In tale quadro, è importante sottolineare che la normativa UE dispone di uno documento legislativo volto a contrastare le sanzioni statunitensi. Tuttavia, il blocco non è mai ricorso a tale espediente. Secondo le disposizioni della normativa, il documento può vietare a qualsiasi società dell’UE di rispettare le sanzioni statunitensi. Inoltre, qualora entrasse in vigore, il documento non riconoscerebbe la validità delle sentenze emesse dai Tribunali statunitensi. Intanto, i principali politici bulgari hanno accolto con favore le misure punitive.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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