La posizione degli Stati Uniti nel conflitto kirghiso-tagiko

Pubblicato il 3 giugno 2021 alle 18:03 in Kirghizistan Tajikistan USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il segretario di Stato degli USA, Anthony Blinken, ha tenuto colloqui telefonici, il primo giugno, con la sua controparte tagika, il ministro degli Affari Esteri, Sirojiddin Muhriddin.

Secondo quanto reso noto da un comunicato ministeriale degli Stati Uniti, durante la conversazione telefonica Washington ha ribadito di sostenere la sovranità e l’integrità territoriale del Tagikistan, nonché la sua indipendenza. Blinken ha altresì ringraziato Muhriddin per aver sostenuto i negoziati di pace in Afghanistan e per i costanti sforzi volti a combattere il terrorismo. L’analisi del quotidiano The Diplomat, pubblicata il 3 giugno, ha reso noto che l’aspetto più rilevante dei colloqui telefonici tagiko-statunitensi sarebbe quello relativo al recente contenzioso territoriale tra Kighizistan e Tagikistan, al quale il funzionario USA ha fatto riferimento. Blinken ha espresso le sue condoglianze per le vite perse e ha elogiato gli sforzi per ridurre le ostilità, per delimitare il confine e per raggiungere una risoluzione pacifica e duratura della controversia. È interessante menzionare che, all’interno del sito web del Kirghizistan, l’altro Paese protagonista della recente disputa territoriale, non vi è alcun riferimento al fatto che Blinken, durante la telefonata, abbia accennato agli scontri kirghiso-tagiki. Nel comunicato si legge solo che i due rappresentanti hanno discusso delle misure più opportune per prevenire la diffusione del Covid-19.

Ad oggi, i colloqui telefonici tra Blinken e Muhriddin non sono stati interpretati dagli osservatori internazionali come un’aperta dichiarazione degli USA a favore del Tagikistan. Tuttavia, è importante sottolineare che le relazioni bilaterali USA-kirghise non sono totalmente floride e positive. Secondo gli analisti, due eventi in particolare hanno contribuito a rendere instabili i rapporti bilaterali. Il primo fa riferimento al fallimento delle elezioni parlamentari dell’ottobre 2020 e il secondo all’improvviso “declino” dell’ex presidente Sooronbay Jeenbekov, il quale è stato succeduto dal capo di Stato attuale, Sadyr Japarov.

Nel contesto delle relazioni tra Washington e Bishkek, capitale del Kirghizistan, la dichiarazione più recente dell’Ambasciata degli USA presso il Paese risale al 16 aprile. Come si legge sul sito web, la Casa Bianca ha condannato la scelta kirghisa di rilasciare Raimbek Matraimov perché ritenuto “un leader della criminalità organizzata” del Paese. Parallelamente, il 3 marzo, la missione diplomatica statunitense ha affermato di essere “profondamente preoccupata” per la scarcerazione di un altro leader della criminalità organizzata transnazionale, l’assassino Kamchybek Kolbaev. La rete criminale capeggiata da quest’ultimo è accusata di traffico di esseri umani e di armi.

Secondo quanto rivelato dagli analisti, il fatto che gli Stati Uniti abbiano avuto divergenze con il Kirghizistan in merito al rilascio di criminali kirghisi potrebbe influenzare le relazioni bilaterali tra i due Paesi in senso più ampio. Il rischio che i contrasti tra Washington e Bishkek abbiano ripercussioni in altri settori dei rapporti è elevato. Considerando i colloqui telefonici del 1 giugno, gli Stati Uniti sembrerebbero più propensi a prendere le parti del Tagikistan, anche per questioni di sicurezza nazionale. Non è nuovo il dibattito focalizzato sul possibile dispiegamento delle forze antiterroristiche USA in Tagikistan una volta completato ufficialmente il ritiro dall’Afghanistan, avviato il primo maggio. In tale contesto, è opportuno ricordare, però, che la Russia aveva riferito, il 24 maggio, che né il Tagikistan né l’Uzbekistan intendevano fornire alle truppe statunitensi le proprie basi militari.

Il confine tra il Kirghizistan e il Tagikistan diventa periodicamente teatro di disordini, fin dal 1991. L’episodio più recente si è verificato il 28 aprile, quando sono iniziati scontri lungo tra la provincia kirghisa di Batken e quella tagika di Sughd a causa di una disputa riguardante l’impianto idrico di Golovnoy. Quest’ultimo, collocato sul fiume Isfara, è rivendicato da entrambe le parti. Dapprima, gli abitanti di alcuni villaggi delle due province avevano iniziato a scagliare pietre gli uni contro gli altri. Successivamente, il 29 aprile, le rispettive forze armate si sono unite agli scontri con armi e mortai, e, secondo fonti kirghise, il Tagikistan avrebbe anche schierato un elicottero da guerra di tipo Mi-24.  In totale, sarebbero state circa 150 le persone che hanno partecipato agli scontri da entrambe le parti. 

Kirghizistan e Tagikistan hanno poi concordato un primo cessate il fuoco e il ritiro dei soldati per porre fine alle ostilità. Il primo maggio, la parte kirghisa ha però accusato il Tagikistan di aver continuato a militarizzare il confine e di aver aperto il fuoco contro alcuni veicoli del Kirghizistan. Successivamente, il primo maggio le autorità dei due Paesi hanno concluso un secondo accordo per il cessate il fuoco totale e per il ritiro dei soldati schierati lungo il confine conteso.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.